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Pillole di storia. Il sommergibile Glauco

13 settembre 1936 - panoramica della cerimonia nelle acque antistanti il porto di Fano.

Il Fascio di Combattimento di Fano, sotto la data del 23 aprile 1936, scrive: “la città vorrebbe offrire una Bandiera di Combattimento a un sommergibile… perché tale tipo di nave, oltre a rappresentare la fortezza, lo spirito eroico di abnegazione e di sacrificio dei nostri marinai, è poco conosciuto nelle nostre piccole città rivierasche”. Il capo di gabinetto del ministro della Marina, nella sua risposta, apprezza il gesto dei fanesi e riporta che, non esistendo un sommergibile il cui nome abbia attinenza con la città, è stato scelto il R. Smg. “Glauco”. Tuttavia, è scritto nella lettera, “l’attuale situazione non consente di dislocare un sommergibile nelle acque di Fano, anche se per breve tempo. D’altra parte, sembrando opportuno che la Bandiera di Combattimento sia consegnata al più presto, una delegazione del comitato offerente potrebbe portarsi a Taranto a offrire la bandiera”. A Fano il “Glauco” potrà recarsi in seguito, per una sosta di ringraziamento. La data è così fissata a Taranto per il 2 agosto e iniziano i preparativi: il comitato fanese ordina allo scultore Silvio Ceccarelli un cofano sontuoso, in bronzo argentato rappresentante un delfino che sorregge un cuore contenente la bandiera e recante l’incisione “Al Regio Sommergibile Glauco la città della Fortuna”. Negli archivi manca la documentazione che consente di ricostruire il seguito delle decisioni ma fatto è che la cerimonia è finalmente autorizzata per il 13 settembre alla fonda nelle acque antistanti Fano. Il comandante del sommergibile, capitano di Corvetta Umberto Del Grande, annota di essere partito da Napoli (sede del 2° gruppo Sommergibili di cui il Glauco fa parte) il 7 settembre per giungere ad Ancona il successivo 10. L’11 settembre si reca in ferrovia a Fano per prendere accordi col podestà circa i dettagli della cerimonia. Alle ore 6 del giorno 13 settembre, “date le condizioni favorevoli del tempo”, l’unità lascia il porto di Ancona e alle 08.30 dà fondo sul rilevamento 246° dal fanale del porto canale di Fano. Alle ore 10 circa parte dalla Caserma “Paolini”, sede del 94° Rgt. Fanteria, il lungo corteo composto dalle associazioni cittadine, sportive e sociali, giovani fascisti e giovani italiane, marinaretti e moschettieri dell’Opera Nazionale Balilla. Una rappresentanza dell’Esercito fa ala all’affusto di cannone su cui è deposto il cofano, scortato da marinai del “Glauco”. Lo seguono tutte le autorità di Fano e di Pesaro. Il corteo, preceduto dalla banda del reggimento, attraversa le principali vie cittadine (a tutti i balconi e alle finestre sono esposte le bandiere) e giunge percorrendo Viale Adriatico al porto dove, ad attenderlo, c’è la flotta peschereccia al completo di circa settanta unità, imbandierate a festa, sulla quale aveva già preso imbarco gran parte della popolazione. Una volta imbarcati anche i partecipanti al lungo corteo, i natanti escono dal porto su doppia linea di fila in formazione serrata e compiono alcuni giri intorno al sommergibile, fermandosi infine a semicerchio per assistere alla cerimonia. A bordo dei pescherecci, alcune bande musicali suonano inni patriottici, “mentre le persone imbarcate agitano bandiere, cantano gli inni e acclamano alla Marina, … dando alla cerimonia un carattere del tutto originale”, appunta il comandante Del Grande nel suo rapporto non trascurando di aggiungere che “tutta la flotta peschereccia di Fano ha spontaneamente organizzato il corteo sostenendo le spese relative e rinunziando a una giornata di pesca”. Mollano gli ormeggi, quindi, i due pescherecci che recano a bordo il cofano, il comitato offerente e le autorità: il prefetto di Pesaro. Introna, il segretario federale, il podestà di Fano, il segretario del Fascio, la segretaria dei Fasci Femminili, la madrina della cerimonia, contessa Giulia Castracane e il gonfalone del Comune, scortato nella circostanza dai marinai dell’Associazione Marinai in congedo. Sono altresì a bordo la madre del sottonocchiere Giovanni Franchini e quella del marinaio Alfredo Manconi, entrambi fanesi e periti a bordo dei sommergibili “Nereide” e “Veniero”. Il canonico don Leandro Santarelli, mutilato di guerra, benedice la bandiera, il podestà consegna la bandiera al comandante pronunziando un altisonante discorso. Del Grande risponde con un’altrettanto sentita allocuzione e, ricevendo il vessillo, pronuncia la formula di rito. L’alza-bandiera è salutato da una scarica di fucileria e dall’entusiasmo della folla sui pescherecci. Alla madrina è offerta una medaglia d’oro dell’unità legata al tradizionale mazzo di fiori, altri fiori e medaglie d’argento sono offerti alle madri dei due caduti fanesi e alle altre signore presenti a bordo.
Rientrati i pescherecci in porto, iniziano i festeggiamenti con un pranzo offerto all’albergo Savoia dal comitato agli ufficiali mentre sottufficiali ed equipaggio sono ospiti del Dopolavoro Marinai “Duca degli Abruzzi”. La giornata si chiude con un gran ballo all’albergo Kursaal. Alle ore 3 del mattino successivo, il “Glauco” salpa e dirige direttamente per Napoli. Le spese sostenute dal comando di bordo per la cerimonia ammontano (e sono diligentemente annotate) a lire 1.176,30 prontamente autorizzate al rimborso dal ministero della Marina. Il battello effettuerà poi, a fine 1938 e primi del 1939, una crociera in Oceano Indiano e, alla dichiarazione di guerra, destinato a operare in Atlantico, raggiunge Bordeaux il 22 agosto 1940 al comando del capitano di Fregata Giuseppe Mellina. In missione fra Irlanda e Scozia, il 9 gennaio 1941 ingaggia in superficie uno scontro a cannonate con un piroscafo armato: nel corso del combattimento, il sottotenente di Vascello Carlo Marenco di Moriondo è gravemente ferito e, trascinato fuori bordo da una violenta ondata, scompare fra i flutti. Sarà conferita alla sua memoria la Medaglia d’Oro al valor militare. Il battello, passato al comando del tenente di Vascello Luigi Baroni, riceve l’ordine di rientrare in Mediterraneo ed il 27 giugno 1941, al largo di Capo Spartel, mentre si accinge all’attraversamento in immersione dello Stretto di Gibilterra, è attaccato dal cacciatorpediniere britannico “Wishart” che lo centra con le sue bombe di profondità e gli procura tanti e tali danni da costringerlo a risalire in superficie. Alzata a riva la Bandiera di Combattimento, inizia lo scontro a fuoco con il cannone ma il comandante, constatata la evidente inferiorità, decide di autoaffondare l’unità prima che possa cadere in mani nemiche: otto uomini dell’equipaggio muoiono nell’azione. Il ministero della Marina lo considera perduto in combattimento dal 4 agosto 1941.

Paolo Pagnottella


 
 
 
 
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