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Un ricordo di Paride Majone

La Chiesa del Farneto

S. Martino Vescovo, la chiesa seicentesca di Farneto di Montelabbate è stata riaperta al pubblico il 31 luglio dopo che per sedici mesi era stata dichiarata inagibile a causa del terremoto del 6 aprile 2009 (lo stesso che aveva distrutto la città dell’Aquila). Grazie all’interessamento del Comitato “Farneto da salvare” che si è rivolto a enti pubblici e a privati cittadini, si è riusciti a raccogliere la somma necessaria per eseguire i lavori atti a consolidare la staticità della chiesa.
La cerimonia di inaugurazione è stata celebrata con un concerto d’organo e canto (Giovanna Franzoni all’organo e Francesca Garbi soprano) e con le letture di un testo di Lucia Fiori eseguite da Saul Aisemberg, nipote di Paride Majone scomparso nell’agosto del 2009, noto a Pesaro per essere stato oltre che presidente del Tribunale di Urbino, anche primo difensore civico a Pesaro nonché presidente dell’Ente Concerti: a Paride Majone è stata dedicata una targa in memoria, posta ora nella chiesa di Farneto.
Come è avvenuto tutto ciò? Ero a tavola con mio marito Gabriele, lui ha letto sul Carlino un appello del Comitato “Farneto da salvare”; io ancora avevo dentro di me, recente, dolorante, la ferita di una perdita, quella di mio padre, il mio caro padre che, ultranovantenne, scriveva al computer, dimostrava vent’anni di meno, ragionava con la lucidità, la vivacità, l’entusiasmo di un uomo giovane ancora curioso e mai sazio di abbeverarsi ai mille stimoli che la vita offre per chi la sa amare.
Ho detto: “Li voglio aiutare anch’io, questi del Farneto”. Mio marito mi ha guardato spalancando gli occhi: “Sei sicura?”. “Domani mattina alle 10 fammi di nuovo questa domanda, e ti risponderò definitivamente”, gli ho risposto. L’indomani alle dieci, ho capito che volevo farlo per ricordare mio padre, era un mio modo per stargli vicina. E tutto è partito.
Sono andata a vedere la chiesa di Farneto (non l’avevo mai vista!) ho aspettato sedici lunghi mesi perché si potesse dare il via ai lavori; quando finalmente l’apertura è stata prossima, tre care amiche, tre artiste, mi hanno regalato la loro arte per celebrare la cerimonia: Giovanna, Francesca, Lucia. Il mio figliolo, Saul, mi ha regalato la sua voce e affettuosamente ha incominciato a leggere: “Se n’era andato in una sera d’estate. Gli avevo detto ciao con la certezza che lo avrei rivisto l’indomani e lui sorridendo mi aveva risposto ciao, ma poche ore dopo era scivolato via da questo mondo e lo aveva fatto da solo, nella notte appena cominciata, senza disturbare nessuno, quasi in punta di piedi”. “Un uomo delicato”, lo aveva definito il prete durante l’omelia: non si sarebbe potuto trovare per lui aggettivo più azzeccato di quello! “Sensibile, dai modi gentili, innamorato della musica per la quale tanto si era speso soprattutto per la città di Pesaro, generoso, discreto, sempre pronto alla battuta. Malgrado avesse toccato i 94 anni, con lui potevo parlare di tutto perfino di computer! E quante ore ci trascorreva davanti a quel suo Pc! Navigava su internet con la stessa curiosità di un adolescente e scriveva la sua Storia della Repubblica con un rispetto per le istituzioni ed un orgoglio di essere italiano che a me suonavano come provenienti da un’epoca totalmente sconosciuta e lontana, un altro mondo, il suo mondo di uomo nato settant’anni prima di me e vissuto per quasi un secolo intero. Ho sempre provato grande tenerezza per il lessico antico con cui si esprimeva e per le dimensioni del carattere grafico che sceglieva per scrivere, vocali e consonanti enormi, perché la vista, come lui stesso amava dire ironizzando su di se con un sorrisetto, non era più quella d’un ventenne”.

Luisa Majone


 
 
 
 
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