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Settembre 2001 / Opinioni e Commenti
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Pensieri in libertà

Penso possa accadere anche ad altri, specie a coloro che sono giunti alla mia età, di inseguire pensieri di varia origine e di varia natura che nulla hanno a spartire con l'attività perseguita in gioventù da ciascuno, e al di fuori anche degli interessi attuali. Pensieri vaghi, che a volte chiederebbero una risposta e che, a volte, sono soltanto delle considerazioni.

Internet e antiglobalizzazione. Se è vero quanto riesco a comprendere da ciò che leggo sui giornali o ascolto alla radio o in TV, il mezzo essenziale che consentirebbe di giungere alla globalizzazione (per certi versi giustamente contestata) sarebbe Internet. Internet che, guarda caso, è il mezzo col quale la gente di Seattle si fissa appuntamenti per le varie manifestazioni. Mi chiedo: ma non è una forma globalizzazione anche questa? Sembra che si dicano, egoisticamente: sono contro la globalizzazione degli altri, mentre se la metto in atto io… E la coerenza, dove va a nascondersi?

Sempre sulla globalizzazione. Domenica 17 giugno ho seguito alla TV, e non avrei potuto sottrarmene, i festeggiamenti per lo scudetto alla Roma. La mia tiepidezza sportiva mi consentiva d'essere al di fuori degli schieramenti e vagavo fra le varie trasmissioni in cerca di qualcosa d'altro. Casualmente mi sono imbattuto nel telegiornale di RAI 3 delle diciannove. Ovviamente anche lì la solita tiritera. Mi ha colpito un servizio girato all'interno del Centro Sociale del Testaccio a Roma, per registrare i festeggiamenti. Alla fine del servizio, e al di fuori della festa, un volto esaltato di un circa quarantenne ha occupato tutta la facciata del video per gridare che la festa sarebbe continuata a Genova. Sapendo la propensione politica di quel telegiornale, e in relazione al luogo dov'era stato girato il servizio, ho immaginato che non fosse un appuntamento ad una manifestazione sportiva!

Se tornasse Appio Claudio Cieco. Si dice che il console Appio Claudio, vissuto fra il quarto e il terzo secolo avanti Cristo, che fece progettare la strada che da lui prese il nome di Appia, per evitare d'essere imbrogliato da coloro che avevano l'appalto della costruzione, ogni mattina si facesse condurre sulla nuova arteria e, poiché cieco, si togliesse i calzari per tastare col piede nudo se le pietre del selciato fossero ben connesse fra loro.
Se la cosa si ripetesse ai giorni nostri, ed i nostri amministratori fossero altrettanto attenti, l'ospedale di Pesaro dovrebbe ampliare il servizio d'ortopedia.

Segnaletica stradale. A volte la coerenza della segnaletica stradale, riesce a stupire. Eccone un esempio: scendendo le Siligate, arrivando da Cattolica, la strada ha quattro corsie. Due a due con la linea mediana tratteggiata, quindi utilizzabile per il sorpasso. Sorprendentemente e ripetutamente, a lato, c'è la segnaletica verticale che limita la velocità dei veicoli a 50 chilometri orari. Carretti trainati da muli e cavalli non ce ne sono più tanti, carriole tanto meno, le biciclette oggi, in discesa specialmente, sfrecciano a velocità superiori a quel limite. Allora: chi si può superare mantenendo i 50? Mi viene il sospetto che si tratti di una fabbrica per contravvenzioni! O no?

Pesticidi. Sarei curioso di conoscere il primo utilizzatore di quel termine. Perché non ha riferimento alla lingua italiana, ma si tratta di una molto scorretta derivazione dalla lingua inglese. In inglese, infatti, esiste un vocabolo pesticide (nota bene che si legge pestisaid) che significa e si traduce insetticida. Ebbene l'inventore (meriterebbe un brevetto) ha preso questo termine non nella sua pronuncia, ma nella sua grafia, italianizzandolo in pesticida. Perché? Evidentemente perché con la radice peste e con la desinenza cide si rendeva il vocabolo maggiormente terrorizzante! Aggiungendo morte a morte. Uccisione a peste. Sui vocaboli adoperati per parlare di prodotti di quel genere, c'è stata anche un'evoluzione. Ignorando l'uso di vocaboli italiani come antiparassitari o più facilmente fitofarmaci, assai meno terrorizzanti, i giornalisti hanno cominciato ad usare erroneamente il termine “anticrittogamico”. Sicuramente più altisonante e intrigante, ma sbagliatissimo perché, nell'ambito degli antiparassitari, gli anticrittogamici sono quasi sempre i meno tossici, avendo il compito di combattere delle muffe e non degli insetti viventi. Così si può leggere sui giornali del bambino ucciso per avergli lavato la testa con un anticrittogamico. Infine l'invenzione del pesticida. Termine ormai generalmente adottato e… sbagliato, oltre che ingiustificato.

Valentino Rocchi


 
 
 
 
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