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Settembre 2001 / Lettere e Arti
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Il venditore della 'Blu Enterprise'

Ho tutta questa parte da imparare a memoria. Tutta la presentazione e la tecnica di trattativa col cliente. O meglio, l'utente. Perché la mia azienda vuole che lo si chiami utente. Noi non vendiamo nulla, dicono. Noi forniamo servizi alle aziende. E' il nuovo lavoro che mi sono trovato. L'ho trovato su un'inserzione, al solito. L'inserzione parlava di 1 milione e 8 di retribuzione fissa, più incentivi. Speriamo bene. Mi sono trovato in un ufficio tutto blu, a colloquio con un tizio di Rimini, un romagnolo. Lui rappresentava l'azienda, la Blu Enterprise, che stava aprendo, o meglio, aveva aperto una nuova filiale a Pesaro, la mia città. E io dopo questo colloquio sono stato preso. O meglio sono stato invitato ad un secondo colloquio con un altro tizio, di Perugia questa volta, che rappresentava la Società. C'è da dire che il secondo tizio, il perugino, aveva tutta l'aria del manager, mentre il primo aveva più l'aria del rappresentante, che si imparava a memoria la parte da dire. Mi hanno preso al volo. Ho imparato a presentarmi molto bene. Ho avuto esperienze come consulente finanziario, assicurativo, rappresentante di un sacco di cose. E così mi prendono. Io e un altro Tizio, che conosco al secondo colloquio, perché ci ritroviamo seduti sul tavolone dell'ufficio. E' un esperto di computer, uno che da quanto ho capito ha fatto l'operaio, poi deve aver aperto delle Società, delle attività in proprio. E ora si ritrovava con me, negli uffici della Blu Enterprise.
La Blu Enterprise, non so se l'ho già detto, tratta servizi Internet. Servizi belli. Ti danno delle banche dati, una password per poter accedere a dei servizi d'informazione in tempo reale. In più ti fanno un tuo sito, e te lo mettono sui principali motori di ricerca. Quest'ultima cosa, quella del sito, che è la più bella, te la fanno gratuitamente. Al collaboratore, cioè a me, il funzionario, ti predispongono già la giornata, con 5 appuntamenti al giorno, presso aziende della zona. Tu vai, reciti la tua parte (imparata a memoria), spieghi i servizi, e glieli piazzi, in offerta speciale, proprio perché sono loro. Fra tutti i prodotti che ho trattato, e sono veramente tanti, questi sono quelli più belli, interessanti. Perché Internet è il mercato del momento. Ci si stanno buttando tutti. Grandi e piccole aziende. E anch'io, tanto che mi sono fatto anch'io un mio sito, col mio nome, e l'ho registrato. Ci pubblico e vendo le mie opere immortali. L'idea l'ho avuta a giugno del 2000. Volevo il mio sito Internet, attraverso il quale far leggere e vendere le mie opere. Non so come andrà, ma intanto l'ho realizzato. E nel frattempo ho anche imparato a maneggiare un computer, a scriverci e a navigare in Internet. E adesso mi sono anche trovato un lavoro, in materia di Internet. Dovrei piazzare questi servizi, in offerta pubblicitaria. Così magari evito di ridurmi alla fame, nel frattempo. La strada della letteratura è notoriamente lastricata di sofferenze. E io di soffrire mi sarei anche rotto le palle.
Ho sofferto fin troppo. Quando lavoravo per la Yeti, vendevo le macchine per la pulizia, dovevo alzarmi tutti i giorni alle sei e mezza. Doccia, funzioni fisiologiche e cappuccino al volo. Ci si vedeva con Johnny, il capo agente, e con altri due colleghi venditori, nel bar di qualche paesino della provincia di Pesaro. Poi sguinzagliati in giro, per tutta la mattinata, introdursi in tutte le aziende possibili e immaginabili, per prendere appuntamenti per dimostrazioni della macchina, al pomeriggio. A metà mattinata arrivava già la prima telefonata di Johnny. “Come va?” Controllava tutto. Poi a pranzo, resoconto di quante dimostrazioni avevamo. Bisognava averne almeno 4 al giorno, per il pomeriggio. Se non altro, a pranzo cominciavo ad apprezzare i ristoranti della zona, di ogni paese dove andavamo. Dopodiché alle due o due e mezza, partenza per la prima dimostrazione. Bisognava far vedere e sperabilmente vendere almeno una macchina al giorno. Era la media del venditore Yeti. Una macchina al giorno. Qualche giorno ne vendevo anche due, ma altre volte andava male. Vendere quel coso, lo Yeti, 1 milione e 6 di inutilità allo stato puro, non era uno scherzo. E la vita del venditore Yeti neanche.
Tornavo a casa la sera, dopo che ero stato in giro per 12 o 14 ore. Cenavo, e avevo appena il tempo di addormentarmi sulla poltrona. Poi verso le 10 di sera mi trascinavo a letto. Il giorno dopo mi dovevo alzare alle sei e mezza, ancora. Una vita così, solo per vendere lo Yeti, la cosa più inutile che esista. Adesso mi occupo di Internet e computer, cose già molto più interessanti. Ve ne parlerò quanto prima.

Roberto Labate


 
 
 
 
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