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Settembre 2001 - Opinioni e Commenti
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  *

Genitori e figli di fronte alla droga

NON ABBIATE PAURA
DI DIRE QUALCHE “NO”


Desidero esprimere il mio pensiero su questo giornale perché mai più si debbano leggere scritte sui muri estremamente crude o venire a conoscenza dalla stampa di situazioni tragiche, che indicano una visione della vita piena di rabbia, di delusione, di lacerazione, di dolore da parte dei giovani.
Io sto con i giovani, vivo con i giovani, ascolto i loro discorsi, le loro proteste, i loro dubbi, le loro finte certezze. Sì, finte certezze perché, in mezzo ad alcune idee buone e giuste, essi purtroppo si credono onnipotenti, come tutti i ragazzi, e tanto più di fronte alla droga con discorsi del tipo: “Tanto io smetto quando voglio”. “Gli spinelli non sono droga”. “Le canne non fanno male”. “Un po' di sballo con le pasticche al sabato ci vuole”. Ed io a scuola a parlare con loro, a ragionare e discutere, a portare documenti e pagine d'informazione scientifica; finché quest'anno mi è venuta l'idea di farli incontrare con il dottor Cattarina e i suoi ragazzi della Comunità di recupero per giovani. Ho visto i miei alunni, ben tre classi assieme, in partecipe religioso silenzio di fronte a testimonianze di ex tossici, di cui due della loro età. Nulla è più persuasivo di quello che ti dicono persone che hanno avuto le tue stesse esperienze e provengono dal tuo stesso mondo. Le false certezze dei miei alunni, nonostante alcune iniziali resistenze, si sono sciolte come neve al sole e i discorsi ascoltati “hanno lavorato dentro”- come si dice in psicanalisi- e mi sembra con esito positivo come testimoniano alcuni loro temi o discussioni successivi all'incontro.
In conclusione voglio far capire, sia ai ragazzi sia ai loro genitori, che la vita è un'avventura che vale la pena di essere vissuta e che può essere bella; e, se è brutta, noi aiutando gli altri la possiamo rendere meno brutta, anzi possiamo vedere di essa gli aspetti positivi e possiamo meravigliarci di tante piccole-grandi cose. Donare fiducia, indicare ciò che è bene e ciò che è male fare, dare dei binari entro i quali stare è il compito principale non solo degli educatori ma soprattutto dei genitori. Asserisco con forza quest'idea perché i giovani sono sbandati e molti, troppi genitori non sanno più dire no e con il loro permissivismo rovinano i figli, mentre questi ultimi hanno bisogno di sicurezza, di quella sicurezza che scaturisce soltanto da un sì o da un no deciso.
Suor Elvira, che ha fondato numerose comunità di recupero per giovani tossicodipendenti in varie parti del mondo, così si è espressa l'anno scorso a Medjugorje rivolgendosi a un gruppo di italiani che erano andati a visitare la sua comunità ”Il Cenacolo”: “Genitori, non abbiate paura di dire no ai vostri figli”. Riflettiamo tutti e facciamo tesoro delle sue parole, dettate da anni di esperienza in mezzo alle situazioni più tragiche.

Valeria Alberini



LA NORMALITÀ APPARENTE

“Il tossicodipendente non è una persona che ha paura di morire, è una persona che ha paura di vivere”.

Ci sembra attuale questa frase che Vincenzo Muccioli soleva ripetere e che Carlo Bozzo, responsabile dell'Ufficio Stampa di San Patrignano, ci ha riportato alla memoria, quando il 2 luglio si è incontrato con la nostra città per parlarci delle nuove droghe, le droghe di sintesi. Un tema dolorosamente attuale, ora che la nostra città è stata scossa (o forse è rimasta indifferente?) dalla duplice morte di un padre e di un figlio e dalla morte in un incidente stradale di un giovane tossicodipendente.
Illuminante la relazione di Bozzo, per stimolarci a capire come sta cambiando il panorama della tossicodipendenza e per guidarci a “vedere” quello che sta accadendo in mezzo ai nostri ragazzi. Innanzitutto è necessario demolire una percezione erronea che abbiamo del tossicodipendente: nella accezione comune del termine, tossicodipendente è colui che si inietta eroina, che elemosina le mille lire o ruba quello che trova per farsi una dose, che siede con la testa ciondoloni in un angolo di strada. Non è così. Con l'espansione del mercato della cocaina e delle droghe di sintesi, oggi chi si droga può lavorare, andare a scuola, essere produttivo, può stare bene con gli altri. E' cambiata la visibilità sociale del tossicodipendente: la tossicodipendenza si “vede” meno, ma è un fenomeno molto più diffuso rispetto agli anni passati. Ancora: il 30% dei ragazzi italiani fa le canne. Cosa è successo nei confronti delle droghe? E' doveroso che noi adulti cominciamo a riposizionarci correttamente riguardo a questi fenomeni, per dare messaggi inequivocabili e offrire modelli di riferimento coerenti.
Si tratta, in parte, di informare correttamente, ma soprattutto di ripetere in modo semplice e chiaro, tutti insieme, testimoniandolo coerentemente col nostro comportamento, che drogarsi è sbagliato e pericoloso e che un ragazzo può trovare altri percorsi per sperimentare se stesso e la realtà che ha intorno, per costruire una propria identità e realizzarla nella vita. E una consapevolezza ci deve accompagnare: droga non è soltanto eroina; droga è qualsiasi sostanza che offra un rifugio a chi non sa affrontare la vita, con le provocazioni, le ferite, la responsabilità e la fatica che ogni vivere comporta. Drogato è chi, per riuscire a vivere, ricorre ad una o più sostanze. Non importa di quale sostanza si tratti.

Donatella Costantini

AVAP
(Associazione Volontariato Antidroga Pesaro)
Via Borgo Santa Maria, 20 – Pesaro)
Tel. 338 4903349 – 347 4811972


 
 
 
 
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