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  *

'I Mesi' di Fabio Tombari: Settembre

Grandi uccelli di mare nel vento

I fiumi, la prima bora, le strade. Strade che costeggiano la marina e si smarriscono qua e là lungo i tigli e i tamerici umidi dei viali, sotto le prime ville chiuse e i giardini lambiti dalle onde; strade lunghe, deserte, sorvolate in alto da grandi uccelli di mare nel vento; strade caliginose battute dalla pioggia, quando le signorine di provincia escono coi gomitoli di lana e coi quaderni per recarsi da un'amica vicina a fare la maglia o a riprendere le lezioni di piano, mentre nei sobborghi o lungo le spiagge, le passeggiate dei seminaristi somigliano ad accompagni funebri senza feretro. E' questo il mese in cui ogni distanza dà il senso della nostalgia, allora che l'orizzonte si chiude dentro nuovi orizzonti e che l'estate ritrova finalmente nella morte la propria nobiltà.

* * *

I fiumi traboccati via a fuga dalle doghe delle montagne cominciano a invadere le arcate laterali dei ponti. Passano già sulle acque sporche le spoglie d'una stagione compiuta, gli ultimi avanzi d'un'età già fradicia che la prima mareggiata rigetterà sulle coste insudiciando le spiagge.

* * *

Sono belle in Settembre le grosse burrasche, gli scuri di riva visti dal largo, per i quali tutta la baia s'imbruna sotto la minaccia dell'uragano, mentre le ondate irrompono fin nei capanni, e i bambini che han letto Salgari non vogliono più uscire. E' così bello col capanno che minaccia un naufragio in piena regola e le tavole che scricchiolano e la spuma che monta. Questa è la nave maledetta e loro sono i pirati della Malesia. - Corpo di mille bombarde, - grida il più piccino - venderò cara la mia vecchia carcassa.

Le bambine invece tornano alla spiaggia con le calze e le scarpette e la bambola a cui han messo la cuffia perché fa fresco, e vengono a salutare le amiche e gli amici che partono. Qualcuna ha il cuoricino gonfio. Parte anche Giorgio, proprietario del canotto di gomma. E' mezz'ora che stanno lì a salutarlo, tutte intorno a lui, e mentre Giorgio se ne va felice, le bambine si metterebbero a piangere se non avessero ritegno l'una dell'altra.

* * *

Piove. Nessuna pioggia è più propizia di questa che cade sull'aratura, sui cavoli, sui finocchi, sui vivai di rose e di garofani. Ma al mare, pensano i bambini, a che serve la pioggia sul mare? Forse alle poverazze e alle vongole? Oh, il primo acquazzone sulla fiera delle cipolle di San Nicola e San Gennaro come fa galleggiare le scorze d'anguria e di melone, e come corre l'acqua a bollicine lungo i rigagnoli delle strade! Addio, estate! Addio, bagni! Addio, mare!!

 

* * *

Eppure è bello il mare così grigio e malinconico senza più traccia alcuna d'umanità come al giorno della creazione. Ampio e possente come la bella musica, gonfio di sollevamenti e di pianto, non ci parla più né degli uomini né delle loro cose, ma solo dell'anima e delle sue aspirazioni. Già gli alberghi, le pensioni, chiusi a vetri sul mare, hanno ritirato i tavoli dalle rotonde, dai terrazzi. Si torna a ballare dentro, col solo piano, col solo grammofono. Sono le sere in cui i pochi villeggianti rimasti s'illudono d'avere un mare tutto per loro e tornano dalle passeggiate, chiusi negli impermeabili, un po' raffreddati; le sere di pioggia in cui il profumo dei fiori non impedisce più di gustare il profumo dell'amica vicina, le notti di vento e di salsedine, quando il cancello stride sui cardini rugginosi e cadono lungo i viali le foglie di tiglio che la tramontana spazzerà del tutto.

Poi una vela nera apparirà all'orizzonte. Sono i chioggiotti che tornano dall'Egeo. Comincia la pesca della sardella, delle triglie, delle anguille; e riprendono a popolarsi le valli marine di Goro e di Comacchio.

* * *

E' bello al mare il Settembre, ma forse più bello ancora sui laghi o lungo i fiumi. Lo sapevano i Dogi, i nobili e i ricchi mercanti di Venezia, che si costruirono le loro ville in riva al Brenta, proprio per passarvi l'autunno. Essi amavano il Settembre e forse più ancora l'amarono Tintoretto, Tiepolo, Paolo Veronese che affrescarono quelle ville coi colori, col fasto con la grazia propria di questo mese. E anche ora è bello il Settembre lungo il Brenta quando tutte le tenute echeggiano dall'alba al tramonto di schioppettate, e ogni padrone di casa si compiace del proprio girarrosto che nel volger delle ore e del giorno non fa che rosolar selvaggina per l'appetito della grande casa. E' allora che la pittura veneta acquista il suo maggior sapore.

Coi primi freddi ritorna l'amore della casa, dell'orto, della cantina, della musica da camera. Tornano i figli. Risalgono in auge Schubert, Chopin. I tramonti sono miti sì che quasi è possibile fissare con gli occhi l'ultimo Sole. L'aria dolce, serena, trattiene la luce come un vino. La pineta di Ravenna di sera pel passo dei pivieri odora d'arrosto e d'incenso come l'orto d'una canonica. E Dante muore.

* * *

Mai morte alcuna è arrivata così in buon punto come quella che raggiunge i massimi fra gli umani sul declinare della natura, mentre la verità si denuda da sé tutta semplice a portata di sguardo e Iddio si rivela nel dolore di tutte le cose. A che sopravvivere poi che l'opera è del tutto compiuta?

Sono i giorni dell'esaltazione della Croce, delle stimmate di S. Francesco, quando ritornano ad affollarsi le chiese. Il mese dolce, segreto degli addii, allora che si ritorna alle città, neri, abbronzati e malinconici, quasi convalescenti d'un amore che tinge; quando mercé la nostalgia d'un mare lontano, come ai tempi romantici, la dolcezza d'un bacio basta per più settimane.

* * *

Il mese dei broli e della frutta. Quali festoni nelle lunette dei Della Robbia, a grappoli l'uve, le mele, le pere, le cotogne, le giuggiole già velate di brina, e le noci, le azzeruole, le nespole, maturano in fretta ai primi temporali bislacchi avanti che venga la grandine; quando le sorbe, rubate agli uccelli di passo, con una guancia di fuoco e una verde, si colgono acerbe per maturare in solaio.

* * *

Sono le sere in cui il cacciatore ode per le solitudini mosse dal vento il vasto rumore d'una folla, ascolta il bosco cantare; vede il frate da cerca cibarsi di sole noci e pane. In alto San Michele, con la bilancia e la spada, frena il drago e conguaglia la luce e le tenebre.


 
 
 
 
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