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Ho partorito in casa

Ho partorito Maria Giulia, il mio primo figlio, all'ospedale di Cattolica otto anni fa, mentre Federico è nato un anno dopo in quello di Pesaro. Norah ho deciso di darla alla luce a casa mia.

L'idea è maturata lentamente. Nei parti precedenti non avevo avuto problemi, ma mi aveva dato fastidio l'autoritarismo dell'ospedale e quel sentirti malata quando stai facendo la cosa più naturale del mondo. Volevo un ambiente più umano e un rapporto più naturale con mio figlio. Sapevo di una legge regionale che favoriva questa esperienza, ma mi avevano avvertita che era inapplicata presso l'USL di Pesaro e che pertanto mi sarebbe costata danaro. La cosa non mi fece recedere dal proposito. Avevo sentito dire che l'erboristeria "Nuova Alchimia" era in contatto con una ostetrica esperta in parti domiciliari. L'ho conosciuta e ci ho parlato: aveva già seguito una novantina di nascite nell'Italia centro-settentrionale. In questi giorni sta seguendo due gravidanze a Pesaro. Mi sono sentita subito in sintonia: l'obiettivo era partorire in condizioni più umane, ma Ilaria, questo il suo nome, mostrava anche un forte senso pratico. Abbiamo iniziato i due mesi di preparazione consistenti in esercizi di rilassamento, massaggi e un originale recupero del rapporto con i miei genitori, in particolare con mia madre: la mia nascita, i primi scambi affettivi, quello che detestavo in lei ecc., il tutto annotato in un quaderno. Dal mio ginecologo ci sono stata quanto basta per appurare che era tutto a posto, senza ricercare ossessivamente con esami ripetuti la conferma del mio - anzi, del nostro - buono stato di salute. Quando gli ho comunicato la mia decisione l'ha considerata una stranezza, ma si è mostrato abbastanza tollerante e comprensivo.

A differenza dei film, l'unica acqua calda che è stata preparata è servita a riempire una bottiglia per l'intiepidimento della culla. Ho partorito in salotto alle cinque di mattina dopo un travaglio passato prevalentemente in piedi a passeggiare. Al buio naturale della notte rischiarato da qualche candela mi sono inginocchiata e, appoggiatami con le braccia al divano ho cominciato a spingere. La bambina è stato raccolta posteriormente dall'ostetrica che me l'ha messa subito in braccio. Dopo una decina di minuti, cessato il battito, è stato tagliato il cordone ombelicale; è seguito un altro quarto d'ora ed ho espulso la placenta. Alla nascita di Norah ha assistito tutta la famiglia. Le prime luci dell'alba hanno illuminato Norah che si era già attaccata al seno.

E' stata una esperienza molto bella. Niente rasature, né clisteri, né punti, solo tanta serenità, mia e della bimba. Mi sono sentita non un oggetto, ma la protagonista, con il sostegno emotivo di mio marito e degli altri due figli. L'ostetrica ha continuato a visitarmi quotidianamente per una settimana. Adesso Norah ha tre mesi e sta benone.

Elisabetta


 
 
 
 
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