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Il Reiki: la terapia delle carezze e dell'amore

Incontro a Pesaro con due "master"

Incontriamo nel loro luminoso appartamento di Pesaro Enrico e Wally, una giovane coppia di "master" del Reiki: il livello più alto per chi si dedica a questa attività che si avvicina, sotto certi aspetti, alla pranoterapia e alla psicanalisi. Se ne comincia a parlare molto, anche in Italia, sull'onda del crescente interesse verso le filosofie orientali.

Che cos'è esattamente il Reiki?

"Diciamo subito cosa significa", risponde sicura Wally, che ha abbracciato per prima questa filosofia e ha addirittura "iniziato" Enrico, dopo il primo incontro. "L'espressione deriva da due parole giapponesi, 'Rei' e 'Ki', che si traducono come 'Forza vitale universale'. I suoi principi si ritrovano nelle filosofie indiane di 2500 anni fa, ma la sua diffusione attuale è dovuta a Mikao Usui, un monaco giapponese che insegnava nell'Università cristiana di Kyoto alla fine dell'Ottocento. Studiando negli antichi testi le tecniche di guarigione del Buddha Siddharta, pensò che sarebbe stato possibile applicarle anche alla società contemporanea. Si racconta che, dopo 21 giorni di meditazione e di digiuno a Kuriyama, la "Montagna Sacra" del Giappone, scoprì con un'improvvisa illuminazione i simboli che cercava. Da quel momento poté eseguire certi interventi che siamo abituati a definire 'miracolosi': come quello di rimarginare le ferite imponendo le mani, o di far cessare il dolore, o di rimuovere le sofferenze psichiche. Applicò per sette anni le sue tecniche di guarigione nei quartieri più derelitti di Kyoto, portando sollievo ai poveri e agli ammalati".

Esistono testi da lui scritti in proposito?

"Non esiste niente scritto direttamente da lui. Tutta la divulgazione della sua filosofia si deve a un'altra giapponese, Hawayo Takata, che era stata guarita da un tumore dal primo allievo di Usui: l'ufficiale di marina Chujiro Hayashi, fondatore di una clinica dove si curava quasi tutto con il Reiki. La Takata, scomparsa nel 1980, è riuscita a diffondere questa disciplina in tutto il mondo occidentale".

Come si può definire il Reiki? Religione, filosofia, medicina?

"Non si può definire una religione, perché non si basa sul culto di una divinità", interloquisce Enrico, "anche se si ispira ad alcuni principi religiosi, quali la fratellanza fra gli uomini, l'amore, la solidarietà. Per certi aspetti si avvicina alla medicina olistica, che considera il corpo come un unico organismo e non solo come un insieme di parti. Infatti la sua azione si basa sul trasferimento dell'energia cosmica, naturale, che esiste in quantità illimitata nell'Universo ed è disponibile liberamente per tutti: basta aprire il rubinetto e farla fluire dentro di noi. Tutte le malattie derivano da disarmonie presenti nel nostro corpo, a livello fisico, emotivo, mentale e spirituale. I vari disturbi possono derivare da cause organiche (per esempio una cattiva alimentazione) o da blocchi di tipo psicologico. La principale differenza con la pranoterapia sta nel fatto che il pranoterapeuta trasferisce sugli altri la sua energia personale (che si può misurare, e addirittura fotografare, con apposite apparecchiature); mentre il "master" Reiki fa semplicemente da tramite fra l'energia universale e il paziente. Passando dolcemente le mani sui punti dolenti, trasferiamo questa energia naturale che rimuove le cause dei più vari disturbi: dall'emicrania al mal di fegato, dalla sciatica alla psoriasi. Ormai tutti sappiamo quanto sia importante il contatto fisico con la madre per il corretto sviluppo di un bambino nei primi mesi di vita. In qualche modo questa è una prima forma di Reiki. Bisogna imparare a riscoprire il nostro corpo e quello degli altri, a toccarci, a scambiarci calore e sensazioni, cioè amore".

In quanto tempo si impara?

Per il corso collettivo di 1° livello, bastano alcune ore nell'arco di un week-end: sono sufficienti per aprire i canali di comunicazione energetica (i 'Chakra'), scoprire il calore delle proprie mani e addirittura cominciare a curarsi da soli. Dopo qualche mese, con il corso di 2° livello, si cominciano a trattare le problematiche di tipo mentale. Infine alcuni diventano "master", quando decidono di dedicare la loro vita a questa disciplina, chiedendo solo un compenso per il tempo dedicato".


 
 
 
 
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