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Sportivi all'occhiello:
Giorgio Spinaci

Settembre 1998

Una vita sempre di corsa

Oggi un affermato commerciante fanese, Giorgio Spinaci ha raggiunto un'età matura: eppure i suoi gesti, le sue espressioni, i suoi occhi richiamano sempre una dinamicità da... Speedy Gonzales, come se volesse essere sempre un po' più in là, fare sempre qualcosa in più, dimostrare ancora "molto" e "oltre", ricordarci in fondo che chi si ferma ha perduto la sua gara. Parlando riesce poi a contraddire queste impressioni, quando condanna i ritmi vertiginosi della vita moderna, che quasi non lascia più spazio al contatto umano. Guardando foto, coppe e cimeli sembrerebbero lontani quei tempi in cui viaggiava a "tanto" all'ora, ma in realtà non sono mai passati: il suo comportamento ed il rigurgito di passione per le gare motociclistiche amatoriali stanno a dimostrarlo.

Nato nel gennaio del 1932, era ancora un ragazzino quando si ritrovò "forzato" alla passione per i motori: suo padre infatti gestiva la concessionaria per Fano delle moto Sertom ed MM e dal 1946 cominciò con la Piaggio. Dopo la frequenza di una scuola professionale, per il giovane Giorgio appassionarsi all'officina ed alla guida delle due ruote fu presto tutt'uno. Si affacciò al clima competitivo inizialmente in alcune gimkane; era il 1949 e nello stesso anno la Piaggio gli fornì una "Vespa" 125 da competizione. Iniziò le prime gare di velocità in salita (dove si poteva trovare di tutto: ostacoli, sterrato, ghiaia, sabbia, ecc.) ed in circuito (i percorsi erano ancora cittadini, dato il traffico relativo). Incoraggianti furono i piazzamenti iniziali, tanto da promuoverlo pilota ufficiale della Piaggio. In quella categoria unica assoluta duellavano allora con la Piaggio sia l'Innocenti (con la "Lambretta"), sia la MV e gli avversari più affermati erano: Bandirola, Masetti, Ambrosini, Milani. Fu per Spinaci un decennio motociclistico di soddisfazioni: arrivarono infatti una ventina di vittorie e innumerevoli piazzamenti, testimoniati dalla teca di inossidabili cimeli. In quel periodo di due ruote provò anche l'esperienza di alcune gare con...tre ruote. Costruì infatti artigianalmente un mirabile "side-car" da collegare alla sua "Vespa".

Poi una moda affiorante, una tentazione insopprimibile: il Go-kart. Trascinato e trascinatore in quel movimento di passione motoristica che pervase Fano alla fine degli anni '50 e che ebbe come figura carismatica il dott. Lucio Ricci, fu tra gli artefici di quel bell'impianto kartistico di Piazza d'Armi (ora in disuso). Impianto che egli stesso inaugurò nell'estate del '60 con una delle sue prime corse kartistiche. Questa nuova effervescente passione agonistica lo prese fino al 1967, anch'essa foriera di successi (ne totalizzò circa 35), pur se era difficile centrare bersagli con avversari quali Banchetti, Sala, Masetti, i fratelli Brambilla e tanti motociclisti di grido passati alle piccole quattro ruote (inizialmente sottili e poi, come in Formula Uno, a battistrada sempre più largo), Spinaci fu il primo marchigiano a correre con un kart 175 carenato, in categoria "K 250". Dopo il 1967 la sosta, un periodo di crisi con la voglia di gettare tutto (anche il recente passato) alle ortiche; poi ancora i ricordi, i racconti, le amicizie, le nostalgie. Finché un ventennio dopo (1988) ecco il ritorno di una fiamma mai sopita: la ripresa con gare amatoriali per moto d'epoca; ecco la medicina psicologica con taumaturgici piazzamenti, che ha fatto miracoli anche per un certo... Grassetti. Resta a Spinaci un rimpianto: la mancanza del titolo tricolore che gli sfuggì, sempre per un soffio, in tante prove suffragate solo da secondi, terzi, quarti posti. Affiorano i ricordi. "Una volta organizzavi le trasferte con i tuoi mezzi, portandoti chiavi, pinze, candele, filo di ferro, in assoluta, spartana autosufficienza e "durezza" sportiva, a cui dovevi aggiungere comunque il tuo valore; oggi con i supporti tecnici ed economici disponibili puoi essere molto più avvantaggiato per centrare prima o poi anche i risultati. Allora era difficile fare sport, ma c'era entusiasmo, genuinità, purezza. Quel primo circolar di moneta degli anni '60 non riuscì ad intaccare quella disponibilità umana e quella modestia oggi sempre più in via d'estinzione". Al riguardo sottolinea un episodio che rimane sempre valido: durante la partenza di un campionato italiano, il primo concorrente in griglia segnalò lo spegnimento del motore; il secondo accanto a lui non volle dargli una candela di riserva; il terzo (Spinaci) gli diede la sua. Ebbene alla fine della gara quel concorrente e Spinaci furono primo e secondo, mentre l'altro non arrivò. Morale: egoismo e cattiveria non ripagano quasi mai, nella vita come nello sport.

E la paura del pericolo? La risposta di Spinaci è quasi disarmante: "Se corri non conosci il pericolo, perché ci convivi; in fondo cadute e qualche osso rotto fanno parte del gioco. Se accetti la velocità, sai che devi stare attento; quando osi oltre, puoi trovare quelle quattro balle di paglia..." Nella vita devi stare più attento, poiché spesso quelle quattro balle non le trovi.

Massimo Ceresani


 
 
 
 
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