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Carlo Marochetti, scultore italiano ed europeo

Ai primi di agosto è stato di passaggio a Pesaro, proveniente dalla Francia, il signor Carl Emmanuel Hedengren diretto discendente di Carlo Marochetti, lo scultore che ha scolpito la statua di Rossini donata alla città di Pesaro e che dal 1887 è situata nel cortile del Conservatorio. Poiché nel numero di giugno de "Lo Specchio della città" ho scritto un articolo proprio sulla statua di Rossini, in difesa della sua collocazione e conservazione in loco, qualcuno ricorderà le mie osservazioni sul nome dello scultore: Marochetti con una sola "c", come è scritto nel basamento, o con due "c" come dicono le enciclopedie? Ora non c'è alcun dubbio. Grazie al signor Hedengren, sappiamo che la scritta del basamento è quella corretta. Il signor Hedengren mi ha anche inviato una gentilissima lettera, presentando l'associazione da lui creata a Vaux-sur-Seine per favorire l'interessamento degli storici dell'arte verso l'opera dei due Marochetti (Carlo e suo figlio Maurizio); e invitando i pesaresi a visitare lo Chateau de Vaux (Castello Marochetti). Ha anche allegato un articolo scritto in francese da sua moglie Caroline Hedengren, di cui pubblichiamo in questa pagina un ampio estratto.

Guglielmina Cancelli

Il castello di Vaux-sur-Seine

Fra i visitatori venuti a vedere il castello, molti conoscevano la personalità dell'ultimo barone Marochetti, di cui mio marito è nipote. Pochi di loro invece sapevano chi era lo scultore Carlo Marochetti che, alla morte del padre Vincenzo nel 1822, ereditò il castello dove s'installò e passò gran parte della sua vita, diventando sindaco come lo era stato suo padre. E' pertanto a lui e a suo figlio Maurizio che dobbiamo l'iscrizione del castello nell'inventario supplementare dei monumenti storici, considerando che questo immobile presenta un interesse artistico e storico sufficiente per desiderarne la conservazione e si pone nella storia del gusto del XIX secolo, anche a causa del valore intrinseco dell'arredo. Mi è sembrato dunque necessario dedicare queste righe a due uomini la cui vita attecchisce a Vaux-sur-Seine, ma il cui destino, a causa delle loro carriere rispettivamente di artista e diplomatico, prese un indirizzo europeo.

Le opere

L'autore dell'altare maggiore della Chiesa della Madelaine a Parigi era anche quello della statua di Riccardo Cuor di Leone che si trova davanti al Parlamento di Londra; e la statua equestre di Emanuele Filiberto, prima di essere trasportata a Torino, dove doveva essere eretta, aveva ottenuto grande successo quando era stato esposta nel 1818 nel cortile del Louvre. Lo scultore di queste opere non è altro che Carlo Marochetti, ora sepolto nel cimitero di Vaux-sur-Seine. Nato a Torino il 14 gennaio 1805 da genitori piemontesi, aveva seguito suo padre venuto a stabilirsi a Parigi nel 1810 poi al castello di Vaux nel 1820. Scultore ufficiale di Luigi Filippo, poi della Regina Vittoria, si divise fra la Francia e l'Inghilterra, dove si trova la maggior parte delle sue opere, senza dimenticare l'Italia, sua terra natale. Se è conosciuto oggi dai soli specialisti di storia dell'arte, godeva durante la sua vita di grande fama: gli si chiese di fare uno dei bassorilievi dell'Arco di Trionfo rappresentante la battaglia di Jemmapes e gli si ordinò pure nel 1839 una statua equestre di Napoleone I, statua che doveva essere posta sull'Esplanade degli Invalidi, ma il cui progetto fu abbandonato quando Marochetti ne aveva terminata la realizzazione.

Non si troverà più traccia di questa statua dopo che lasciò Vaux-sur-Seine dove era stata creata nel laboratorio che Marochetti aveva sistemato nel suo castello, castello che egli amava e di cui iniziò il restauro e l'addobbo. Una lettera inviata nel 1859 a sua nipote da Sabine de Noailles, amica della moglie dello scultore ne testimonia: "Vaux è diventata incantevole, il signor Marochetti vi ha portato cose stupende da tutti i Paesi. Il mobilio piace ed interessa e la vista che si ha del castello è una delle più belle cose che io conosca".

Convivio di artisti

E' il figlio maggiore dello scultore, Maurizio, che, dopo la morte del padre nel 1867, continuerà l'opera di sistemazione del castello. Diplomatico italiano, ebbe incarichi a Copenaghen e San Pietroburgo. La sua cultura europea e il suo temperamento da artista - si dedicò con talento alla scultura scegliendo come modelli le persone che lo attorniavano: famiglia, amici, abitanti di Vaux - gli fecero scegliere con gusto degli elementi ornamentali spesso contemporanei del castello ai suoi albori (gotico e rinascimentale) allo scopo di integrarli nell'ornamento esteriore ed interiore della costruzione.

"E la porta oggi si apre completamente alle arti". Così finisce il sonetto che Sully Prudhomme, amico di famiglia, che soggiornò molte volte a Vaux, dedicò al castello. Questo verso lascia bene indovinare quale doveva essere la vita del castello all'epoca degli scultori Marochetti: serate musicali e teatrali, incontri artistici e letterari. Si sa che personalità del mondo musicale, così celebri come Rossini o Saint-Saens, per non citarne altri, vennero in questa dimora. Camille de Maussion, moglie di Carlo e Teresa de Grandval, moglie di Maurizio, appartenevano entrambe a famiglie di musicisti. Si può immaginare l'accoglienza riservata agli artisti in questa casa! Ma ci mancano, ahimè, i documenti per evocare in modo più appropriato la vita culturale che vi si conduceva.

Caroline Hedengren


 
 
 
 
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