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Ottobre 2008 - Opinioni e Commenti
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La guerra alle 'lucciole'


Ipocrisia e complicità

Coloro che hanno recentemente presentato un disegno di legge per abolire la prostituzione nelle strade mi hanno fatte venire in mente la celebre frase di G.B. Shaw: “Non sa nulla e pensa di saper tutto: ciò fa pensare chiaramente ad una carriera politica”. Affrontare infatti un simile problema esclusivamente in termini estetici è semplicemente ridicolo ed assomiglia all'opera di chi pulisce la casa buttando la polvere sotto il tappeto. Siamo ormai oltre l'aberrante Stato etico, siamo allo Stato estetico. Il delitto è tale solo se commesso in modo volgare ed appariscente. Si delinque solo nelle buie strade delle periferie urbane e non sugli yacht, in un sottoscala e non in un attico super accessoriato, in una “cinquecento” con le gambe di fuori e non in una limousine. In altri termini il vero problema dello sfruttamento, che non può e quindi non deve essere tollerato in un Paese civile, non viene neppure sfiorato.
E' evidente, perché è sotto gli occhi di tutti, che la Legge Merlin ancora in vigore non è riuscita in alcun modo ad abolire e neppure a contenere il fenomeno: tanto che una corrente allo stesso tempo moralistica ed ipocrita di pubblica opinione preme per la riapertura delle “case chiuse” o almeno della istituzione di quartieri a “luce rossa”. C'è però da rabbrividire a leggere le dimensioni numeriche del fenomeno ed i caratteri salienti dello stesso. Minorenni maschi e femmine di ogni etnia e colore, brave ragazze ingannate e rapite da chi di umano ha solo la configurazione fisica, uomini e donne ai quali è stata tolta la libertà. Nella nostra indifferenza colpevole, nella nostra opaca complicità gli schiavi sono nuovamente tra noi. La situazione non migliora se fingiamo di non vedere e di non sentire. Non migliora neppure se quando ne parliamo lo facciamo per riprovare la nudità di quei poveri esseri indifesi esposti al pubblico ludibrio e neppure se riduciamo il fenomeno ad una attività commerciale chiamando coloro che sfruttano la loro povertà e la loro schiavitù “clienti” e la loro disponibilità un “mestiere” o meglio con finezza intellettuale e sorriso di chi la sa lunga: “il mestiere più antico del mondo”. Da un verso si edulcora dall'altro si infierisce. “Puttana” è un insulto, la prostituta è per antonomasia “volgare”, l'adescamento è “una schifezza”.
Allora bando all'ipocrisia: non c'è prostituzione senza sfruttamento. E lo sfruttamento di una persona non deve essere ammesso. Se un cagnolino fosse trattato come vengono trattati questi poveri esseri ci sarebbe la rivoluzione. Nei confronti di coloro che sono costretti a prostituirsi invece solo disprezzo. Il divario tra il fenomeno e la sua comprensione è abissale perché il problema è culturale. Eppure una volta per le forze progressiste era tutto chiaro. Erano le figlie degli operai costrette a prostituirsi per non morire di fame ed i clienti erano i ricchi che non contenti di sfruttare sul lavoro i padri sfruttavano sessualmente anche le figlie. Oggi la situazione è più complessa perché la povertà in molti Paesi del mondo è tale che anche il più povero tra di noi può diventare sfruttatore pagando qualche euro per una prestazione sessuale. Il comune denominatore che unisce questi sventurati è la povertà, non il vizio. E la povertà non ci sarebbe se non ci fosse lo sfruttamento. Nella prostituzione non è quindi in gioco la morale ma lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo. A capirlo oggi sembra che, nel silenzio di chi dovrebbe urlare, sia soltanto Don Benzi. Attendiamo che qualcuno raccolga la sua bandiera di progresso e restituisca a questi esseri innocenti libertà e dignità.

Alberto Berardi

Sesso, matrimonio e prostituzione

Multare prostitute e clienti? Non mi piace. Si tratta di un libero rapporto fra persone adulte e nessuno può interferire. E poi per quali motivi e con quali criteri? Per contrastare lo sfruttamento? Le leggi ci sono già. Perché non è decoroso vedere ragazze in minigonna? A parte il fatto che io le preferisco così, ci stiamo forse trasformando in una repubblica islamica?
La prostituzione non è una bella cosa? Più che altro mi fanno un po' pena gli uomini che sono costretti a pagare! Non mi piace questo vento gelido di moralismo e autoritarismo spinto dalla doppia morale cattolica, dall'uomo dominante, ma indifeso e impaurito dall'attrazione verso la donna, dai tanti omosessuali misogini travestiti da maschi. E' passato il ‘68, la liberazione sessuale, l'uguaglianza fra i sessi, ma ancora il sesso turba il sonno di tanti e li spinge a comportamenti repressivi, soprattutto se a comandare è la destra più moralista (e incoerente). La doppia morale, il culto della verginità (vi ancora una festa dedicata) continuano a fare danni, e l'unica risposta resta la prostituzione.
Eppure di donne ce ne sono tante e in fondo amano fare le stesse cose più o meno strane che piacciono a noi uomini. Una grossa responsabilità ce l'ha il matrimonio, che viene preso troppo sul serio. Oggigiorno la maggior parte si sposa verso i trent'anni e subito vengono abbandonati gli amici e le amiche, gli interessi sportivi attivi (sostituiti da grandi abbuffate TV), la possibilità di gestire spazi propri. Già dopo il primo figlio (entro i due anni), la coppia è ingrassata, fa l'amore stancamente e sempre più di rado, è invecchiata di dieci anni, soprattutto lui che poi va a puttane.
Il rapporto di coppia deve essere un arricchimento, un figlio deve essere un arricchimento e non la fine della propria gioventù, anche perché i figli hanno bisogno soprattutto di un esempio, di coerenza da parte dei propri genitori e non di lombrichi che si trascinano stancamente tra tavola da pranzo e televisione. E se avviene anche qualche “arricchimento” al di fuori del rapporto di coppia non muore nessuno, è tutta vita in più!
Poi c'è un grossa fetta di prostituzione maschile che lavora con gli omosessuali: come definire i cosiddetti “viado” e i loro clienti? La cultura omofobica tuttora dominante costringe molti “omo” a nascondere le proprie inclinazioni, talora persino a se stessi, e a condurre una vita “normale” di uomini sposati. Ma, appena possibile, eccoli alla ricerca del “pippo” (cioè del membro maschile) in una donna che appare tale, ma che sessualmente è un uomo a tutti gli effetti. Anche qui è necessario liberarsi dell'oppressione clerico-fascista (concedetemi quest'espressione un po' datata, ma efficace), guardarsi nello specchio e seguire le proprie inclinazioni senza sapere ove queste porteranno.

Claudio Mari


 
 
 
 
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