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Voglia di Scavolini


Intervista con Enzo Amadio

Possiamo puntare ai vertici

Pesaro senza la Scavolini? Impensabile. Sarebbe come Pisa senza la Torre, o Milano senza la Madonnina. Eppure devono essere stati in tanti a pensarlo, la primavera scorsa, di quanti mangiano da una vita pane e basket in riva alla Foglia. Valter l'inossidabile si era irrevocabilmente chiamato fuori, dopo quasi vent'anni di presidenza, e la pallacanestro d'alto bordo, divenuta ormai parte integrante dell'immagine stessa della città, pareva destinata al cassetto dei ricordi.
La comparsa sulla scena, da protagonista, di Enzo Amadio, scacciando paventati fantasmi di anonimato, ha invece restituito ambizioni e prospettive alla storia cestistica di Pesaro. Tradizione ed immagine salvaguardate, posto al sole riconfermato nell'effimero mondo della palla a spicchi; e le falangi della tifoseria, senza tema di scomodi parallelismi, hanno apertamente salutato il manager abruzzese come l'Uomo della Provvidenza. Statua equestre prenotata al posto della Palla di Pomodoro. E invece lui, l'Enzo del miracolo, appare in tutto come l'anti-personaggio per eccellenza. Composto, schivo, un tantino démodé nella sua pacata affabilità (oggi che lo sport è soprattutto fanfare e proclami) spiega così la sua scelta di accettare il “testimone” passatogli da Valter Scavolini.
“Ho ritenuto Pesaro l'opportunità ideale per dar corpo al progetto-guida della mia attività di costruttore, e cioè quello di riuscire ad aggregare le famiglie attorno allo sport e ad una serie di altre iniziative, creando centri commerciali e di intrattenimento a fianco di stadi e palasport. Pesaro, con la sua tradizione cestistica, rappresenta un'eccezione in positivo rispetto allo stato di crisi profonda, economica e anche di credibilità, in cui versano i grandi sport di squadra, ed è dotata di un impianto all'avanguardia per il basket italiano ed europeo”.
Aggregazione sociale, quindi con infrastrutture all'altezza. Un progetto innovativo e ambizioso, che per decollare ha bisogno comunque di un'adeguata risposta di pubblico.
“E' per questo che abbiamo puntato sulla costruzione di una squadra d'alto livello, potenzialmente in grado di lottare al vertice in ogni manifestazione. E devo dire di sentirmi pienamente soddisfatto di quanto finora operato dalla dirigenza tecnica della società. Certo, l'ultima parola spetta di diritto al campo di gioco, ma ritengo che le premesse ci siano tutte per riportare entusiasmo nella bella realtà del basket pesarese”.
Una realtà che siamo abituati ad identificare da sempre col volto di Valter Scavolini. Quali impressioni nel prenderne il posto?
“Non sono certo qui per sostituirmi a Valter Scavolini. Piuttosto per affiancarmi al suo impegno. Valter ha scelto me ed io ho scelto lui evidentemente perchè vediamo molte cose allo stesso modo. Ma se qualcosa di buono riusciremo a combinare assieme, sarà soprattutto per merito suo e della sua grande esperienza. Il mio contributo più importante è stato, forse, solo quello di restituirgli entusiasmo”.
E adesso, la palla (a spicchi) passa a Pesaro e al suo popolo di cestofili: l'assist di Enzo Amadio merita un canestro di seimila abbonati...

“Penso che la partita più importante per noi sia quella che ci stiamo giocando adesso. Riuscire a fare tanti abbonamenti significa infatti dare alla squadra gli stimoli indispensabili per puntare in alto, per ricavare da ciascuno dei suoi protagonisti il massimo delle loro potenzialità tecniche ed umane. Nessuno vorrà mai tirarsi indietro davanti ad un pubblico amico traboccante ed entusiasta”.

Alberto Pisani

Un gruppo da amalgamare

Precampionato alle spalle, e adesso si fa sul serio. Ma leggere la mano alla nuova Scavolini non è affar semplice. Perchè le chiavi dei suoi futuri, e probabili, successi saranno soprattutto l'amalgama di gruppo e la chimica di squadra, tutte belle cose che richiedono ben di più di due soli mesi di lavoro assieme.
Per ora va annotata la poderosa fisicità della formazione biancorossa, atleticamente devastante nel quartetto dei lunghi. Ma occorreranno tutta la lucidità e l'esperienza del santone Djordjevic per coordinare automatismi e movimenti dei singoli, così che in troppi non finiscano per pestarsi i piedi nel vivo dell'area colorata. Qualche problema potrebbe tuttavia nascere a rimbalzo: né Eley, né Frosini sono grandi saltatori, essendo il moro di Detroit soprattutto un centro di posizione, per quanto duro ed aggressivo, per cui dovrà essere soprattutto l'organizzazione difensiva ad assicurare un buon numero di rimbalzi di squadra. Una sicurezza, invece, Rodney Elliott, che sa essere micidiale come “numero tre” oltre a farsi bravamente valere da ala forte. Già buonissima la sua intesa con Marko Milic, che se avesse continuità pari al talento puro sarebbe ancora di là dell'oceano. Ford, infine. Non va certo scoperto da noi. Può essere la chiave per aprire la porta dei sogni, se solo lo vorrà veramente, con tutto se stesso. Sostanziosa la panchina “lunga”, con gente tosta e motivata.
In panca coach Melillo. E' alla sua prima guida in Formula 1, su una vettura da Gran Premio. Non vorrà perdere l'occasione ghiotta del definitivo salto di qualità.

A.P.

Sogni di una notte d'estate

Ci sono tre rituali fissi che il pesarese compie ogni estate: il primo prevede la maniacale cancellazione dal calendario di ogni singolo giorno che lo distanza dalla sospirata vacanza; in secondo luogo rivolge una preghierina all'Altissimo nella speranza che il tempo sia benevolo anche nel week-end e non solo quando lui è al lavoro; in terzo luogo segue sui quotidiani locali la creazione, mattone per mattone, della beneamata Victoria Libertas, al secolo Scavolini Basket.
Ma quest'anno l'interesse è stato portato immediatamente al massimo livello dal passaggio della proprietà, la quale non sarà più del signor Valter Scavolini (grazie di tutto) ma riguarderà un imprenditore edile abruzzese che risponde al nome di Enzo Amadio. Mister Amadio, per dire la verità, inizialmente era visto in modo un po' circospetto dai baskettofili locali vista la sua precedente carica di presidente di Roseto (voi come vi sentireste se la vostra futura moglie fosse l'ex di un acerrimo nemico?); ma vista la stagione chiusa ingloriosamente alle spalle, vedi mai che questo signore voglia fare le cose per bene?
OK, ora si può dire: le cose le ha fatte veramente per bene. Inizialmente si porta dietro da Roseto due signori giocatori: un giovane playmaker finlandese di belle speranze (Ranniko) e una vecchia volpe con pedigree N.B.A. alle spalle (Milic).
“E va bene, ma questi erano già suoi (dicono i pessimisti e ce ne sono tanti a Pesaro) vediamo adesso cosa combina”. Ingaggia un general manager giovane con un passato nelle leghe minori sempre con buoni risultati (Lucchi).
“E chi è questo? Cosa mai avrà fatto?”. (I pessimisti continuano il loro passatempo). A fine luglio due acquisti movimentano la torrida estate: Scarone, ottimo play, e Frosini, simbolo dell'odiata Virtus Bologna.
“Ottima panchina, ma qui ci vogliono i titolari” (I pessimisti incalzano). Tenetevi forte, ora si parte: Bud Eley, massa muscolare vera da sistemare sotto canestro come avviso per i passanti, Rodney Elliot, buon giocatore utile alla causa già visto a Livorno.
“Adesso sotto ci siamo, ma chi fa canestro?” (Sempre loro). All'improvviso a metà agosto prende corpo una strana voce: la Scavolini è in procinto di firmare nientemeno che Alphonso Ford (uno che in carriera non ha mai segnato meno di 20 punti a gara per capirci).
“Ma dai, non ci credo…, ha già firmato in Grecia… ma se ho saputo che sta facendo un camp nell'N.B.A.!” E invece è tutto vero: Ford giocherà al BPA Palas completando la dolce torta pesarese.
Adesso tutto è pronto, i pessimisti zittiti, gli abbonamenti pronti a decollare, l'inferno (come tifo naturalmente) ad andare in paradiso, ma dato che “se la fortuna è cieca, la sfiga ci vede benissimo”, Ranniko in una partita amichevole con la sua Nazionale si infortuna al ginocchio e ci lascia senza playmaker per sei mesi!!! Oddio… e adesso senza regia come si fa? Tutti sanno che senza testa qualsiasi corpo, anche il più perfetto, non va da nessuna parte.
Il nuovo presidente non è un tipo da farsi scoraggiare tanto facilmente e dà l'incarico di sondare le intenzioni future di un vecchietto slavo che con la palla a spicchi ci sa veramente fare. Il nostro viene da un anno sabbatico che, preso a fine carriera, può sembrare un preludio al ritiro; ma dopo una settimana di tira molla Sasha Djordjevic (uno che in carriera ha vinto come pochi) accetta di diventare il sostituto dello sfortunato ragazzo finlandese.
Ora che l'autunno è alle porte, la voglia di vedere questo squadrone è pari solo al sincero ringraziamento che gli sportivi pesaresi debbono al signor Amadio. Quindi grazie presidente e Forza Scavolini!

Matteo Spinaci


 
 
 
 
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