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Il telefono senza fili

Ho letto che gli italiani, quando sono in due, giocano a "briscola", in tre a "tresette col morto", in quattro a "scopone scientifico", in cinque "iniziano" cori di montagna ed in sei... fondano un partito! Più o meno era così. Io aggiungerei che in sette o più, fanno giochi di società. Ed uno di questi, anzi uno dei più simpatici, quando il numero dei partecipanti è notevole, è il "telefono senza fili". Uno dei presenti inizia il gioco dicendo una frase, possibilmente lunga e difficile, nell'orecchio del suo vicino, che la dovrà ripetere, così come l'ha capita, all'altro suo vicino, seguendo il senso orario. E così di seguito, fino ad arrivare all'ultimo partecipante, che la dovrà ridire, a sua volta, a colui che ha iniziato il gioco e che dovrà ripetere le due frasi!... Poiché, quasi sempre, quella iniziale e quella finale sono del tutto diverse, il divertimento e le risate sono garantite!
Ebbene, questo gioco mi ricorda quanto avviene nelle città. Prendiamo, ad esempio, Pesaro: i cittadini si lamentano per un problema; i giornalisti, con le dovute "modifiche" (giustificate dal dover fare notizia e cercare di far vendere i giornali il più possibile!), riportano la notizia a modo loro; i politici l'interpretano secondo le loro logiche e le loro convenienze e la rimandano agli amministratori locali competenti; che, a loro volta, ne fanno l'uso ed il consumo che più gli può servire; dopo di che danno incarico ai tecnici addetti, affinché predispongano i dovuti "piani di fattibilità", i necessari progetti, ecc. Infine le Ditte che si aggiudicano i lavori, recepito il problema (loro, cioè quello di guadagnare il più possibile!), mettono in atto i necessari interventi, per risolvere quei tanti problemi che, via via, si sono andati creando e di cui ognuno vuole averne il suo tornaconto. Per cui: all'inizio c'è il problema della viabilità, degli incidenti stradali, dei troppi morti, per cui si richiede (ad esempio... nella Pesaro-Urbino) l'allargamento della strada, con al centro un "New Jersey" o almeno un "guard rail"? Conclusione: dopo dieci anni ti fanno una decina di rotatorie e... chi s'è visto s'è visto!
C'è il problema dell'inquinamento? Dopo qualche anno di proteste ti mettono un bel divieto di circolazione (leggi: domeniche ecologiche o targhe alterne), se va bene; oppure un bel divieto di balneazione e... zitti! La gente non usa i mezzi pubblici, prende l'auto anche per fare 100 metri (che poi diventano due chilometri, perché ti hanno messo i sensi unici "intelligenti"!), va sempre meno in bicicletta (perché ormai tutti hanno l'auto e, naturalmente, la vogliono far vedere). Bene: si fanno un po' di piste ciclabili ("sopraelevate", "a trabocchetto", "a singhiozzo"...) e... buona fortuna!
Mancano i parchi e i giardini e la gente li chiede? Dopo solo 20 anni ecco il "giardino di Erode", per i bimbi della zona mare; e, dopo altri dieci anni, ecco il Parco Miralfiore, dove per accontentare tutti e magari farci qualche guadagno (non di soldi!... per carità – non voglio mica essere denunciato per diffamazione! - no, di tempo, di salute...) cosa si è pensato? Beh, non ci crederete, ma si è trovata la soluzione più semplice e più ovvia: si sono tolti tutti quegli alberoni grandi grandi, alti alti, così si è fatto posto per tanto cemento e, soprattutto, si sono potuti piantare parecchi alberelli, nuovi nuovi. D'altronde, non era questo che avevano chiesto i pesaresi? No? Accidenti a quel maledetto gioco del "telefono senza fili"!: è tutta colpa sua! Si deve essere persa qualche parola nei vari passaggi.

Alessandro Marcucci Pinoli


 
 
 
 
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