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Alla ricerca della linea perduta

Alla fine dell'estate, dopo una vacanza in albergo e qualche cena di troppo con gli amici, ci si può trovare con un po' di “pancetta” e con la voglia di dimagrire. E' importante non fare errori: non affidarti mai alla dieta alla moda o ai consigli dell'amica o del settimanale in edicola.
Oggi imperversa ad esempio la cosiddetta “dieta zona” che è del tutto immotivata scientificamente e, in alcuni casi, persino pericolosa. Si basa sul presupposto che la fame aumenta con l'aumento dell'insulina nel sangue, che a sua volta aumenta con i pasti ricchi di carboidrati. Proibisce pertanto dolci, pane, pasta e persino frutta dolce, concedendo viceversa proteine e grassi in abbondanza. Dieta che va bene per americani o anglosassoni, già abituati a mangiare bistecche “del cannibale” e uova fritte con pancetta, ma è un affronto per chi già mangia meglio, come gli italiani; che, se tornassero alle antiche abitudini “mediterranee” di mangiare minestroni, verdure, frutta, pesce, limitando un po' l'olio d'oliva, la pasta e il pane, sarebbero non solo magri ma anche molto più sani dei popoli nordici, maggiormente colpiti di noi da infarto, diabete e arteriosclerosi. E' vero, i dolci aumentano rapidamente l'insulina e la fame, ma questo avviene solo per gli zuccheri “dolci”, ma non per l'amido della pasta e del pane. I grassi dei salumi, dei fritti o del burro, non lo fanno anzi rallentano la digestione e saziano; però come tutti sanno, non solo contengono il doppio delle calorie degli zuccheri, ma aumentano il colesterolo e, togliendo completamente gli zuccheri, fanno venire l'acetone, che dà l'alito “cattivo” e soprattutto provoca un'acidosi pericolosa del sangue. In conclusione si dimagrisce solo temporaneamente con la “dieta zona”; per giunta non si fa un'alimentazione sana e si rischia la salute.
E allora come smaltire la “pancetta” e magari anche un po' di “cellulite” accumulata durante le vacanze? Non è facilissimo, ma seguendo questo articolo e i seguenti che appariranno a puntate sullo Specchio, ti sarà possibile. Cercherò di compilare un “manuale di auto-aiuto” che ti porterà giorno per giorno, settimana dopo settimana, a raggiungere un peso ottimale.
Ricordati che sebbene obesità prenda nome dal latino ob edere, cioè mangiare troppo, non è affatto detto che tu sia un mangione; probabilmente mangi soltanto troppo per quello che consumi, in altre parole ti muovi troppo poco.

L'OSSESSIONE DEL PESO

Chi ha problemi di sovrappeso od obesità è tormentato da due ossessioni: il suo peso supera di gran lunga quello ideale delle tabelle delle assicurazioni; e il suo aspetto fisico è totalmente diverso dall'ideale estetico proposto dalla nostra società. Come vedremo negli articoli seguenti, entrambi questi obiettivi "ideali" sono, nella maggior parte dei casi, irraggiungibili e l'unico obiettivo possibile è quello che viene chiamato "peso ragionevole". Tuttavia, prima di spiegare nei dettagli che cosa esso sia, dobbiamo analizzare perché gli obiettivi del peso ideale e del peso estetico non siano obiettivi realistici per la maggior parte delle persone in sovrappeso od obese.

Il peso ideale.Questo concetto è nato circa cinquant'anni fa da uno studio ordinato da 26 Compagnie di assicurazione degli Stati Uniti e del Canada per ottimizzare il “premio”, cioè il costo delle “polizze vita”. In questa ricerca si è cercato di stimare qual era il peso che, associato ad una determinata altezza, permetteva la massima aspettativa di vita. Purtroppo tutte le ricerche che hanno valutato i risultati dei trattamenti dimagranti hanno evidenziato che, con i programmi terapeutici a nostra disposizione, non è possibile far raggiungere questo peso ideale alla maggior parte delle persone in sovrappeso od obese.

Il peso estetico. La società ci spinge da decenni ad essere magri, sempre più magri! Nel 1976, ad esempio, la fotomodella Twiggy conquistava una popolarità internazionale, diventando un modello di bellezza con il suo corpo scheletrico. Uno studio condotto sul concorso Miss America ha confermato questo fenomeno: dagli anni '60 in poi c'è stata infatti una progressiva riduzione del peso e della taglia delle partecipanti alla finale. Il loro peso, inoltre, è sempre stato molto inferiore anche rispetto alle tabelle del peso ideale. È chiaro, quindi, che se il peso ideale non è un obiettivo raggiungibile, il peso estetico, quello delle fotomodelle o delle indossatrici (che in certi casi è del 15% inferiore a quello ideale) è del tutto improponibile! Anzi, cercare di raggiungerlo può portare alcune persone predisposte a sviluppare gravi disturbi del comportamento alimentare, come l'anoressia nervosa o la bulimia nervosa.

Perché non è possibile raggiungere il peso ideale e il peso estetico? Nella nostra cultura si è affermata l'idea che con un po' di buona volontà è possibile modificare il peso corporeo a proprio piacimento. In realtà il nostro corpo, nel corso della sua evoluzione, ha sviluppato sofisticati meccanismi biologici e psicologici per difendersi dalla dieta e dal dimagrimento. Più scarse sono la quantità di cibo e le calorie che forniamo al nostro organismo, più esso si "adatta" risparmiando energia, cioè consumando meno calorie. Questo meccanismo di conservazione dell'energia è molto utile se ci troviamo in mancanza di cibo (come in una carestia, in miseria o sperduti su un'isola deserta), ma non lo è quando iniziamo una dieta dimagrante: esso infatti fa sì che perdiamo peso sempre più lentamente, anche se continuiamo a seguire la stessa dieta ipocalorica.
Un'altra ragione per cui il nostro corpo consuma meno energia è che con la dieta non perdiamo solo grasso, ma anche una quota considerevole di massa muscolare, calcolata intorno al 25% della perdita totale di peso. Meno muscolo si ha, meno energia si consuma.

Alterazione dei meccanismi di fame e sazietà. In recenti ricerche su persone a dieta dimagrante si è notata la forte diminuzione di una sostanza che si chiama leptina: essa agisce come un segnale che informa il nostro cervello di quanto grasso è depositato nel corpo. Se in seguito ad una dieta il grasso diminuisce, diminuisce anche la produzione di leptina e vi è una diminuzione della sazietà. Pertanto quando una persona è a dieta ferrea per molto tempo, ha più difficoltà a controllare l'alimentazione, dato che ha meno sazietà e quindi più fame.

Effetti psicologici della dieta. Da un punto di vista psicologico, molte persone a dieta si sentono euforiche quando riescono ad ottenere un significativo calo di peso. Quando però si accorgono che il dimagrimento non serve ad ottenere ciò che essi desideravano (ad esempio più stima di se stessi e più considerazione da parte degli altri), diventano prima irritabili e poi depressi: quando si trovano in questo stato riprendono a usare il cibo come consolazione per la propria solitudine e scontentezza.
Da un punto di vista biologico, invece, si potrebbe pensare che alcune emozioni negative, come l'ansia e la depressione legate alla dieta (e probabilmente legate alla diminuzione di alcuni neurotrasmettitori cerebrali come ad esempio la serotonina) siano dei meccanismi di difesa che l'organismo mette in atto per indurci a mangiare di più e riportare così il nostro peso ad un livello biologico più adatto. Le emozioni negative come ansia e depressione, a volte legate alla dieta, possono allora agire come fattore disinibente e portare alla perdita di controllo e all'abbandono della dieta. Ecco perché la dieta, da sola, non basta a far perdere peso e può anzi presentare diverse difficoltà. Per questo motivo, quello che ti propongo non è un semplice programma di dimagrimento, ma una vera e propria strategia di modificazione dello stile di vita per aiutarti a raggiungere e mantenere un peso ragionevole, nonostante molti fattori biologici, psicologici e sociali favoriscano il contrario.
Lo vedremo meglio nei prossimi articoli.

Luciano Baffioni Venturi
Per informazioni: Tel. 0721-31402;


 
 
 
 
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