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Ottobre 2003 / Opinioni e Commenti
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Meglio il nucleare?
Un tema d’attualità dopo il black-out del 28 settembre

Energia nucleare: abbiamo fatto bene a metterla fuori campo? Oppure è stata una scelta sbagliata che rimpiangeremo? E' un interrogativo che si ripropone nel panorama politico e scientifico italiano, soprattutto quando congiunture energetiche o ambientali inducono a riflettere quanto sia vulnerabile il nostro sistema energetico, proprio come è successo col black-out dei giorni scorsi. Ne parliamo con Franco Foresta Martin, giornalista scientifico del Corriere della Sera, che ha dedicato a questi temi numerosi servizi nel corso del consueto seminario sulle ‘Emergenze Planetarie' che si tiene ogni anno a Erice, su iniziativa del professor Antonino Zichichi, presidente del Centro di cultura scientifica ‘Ettore Majorana'.

Innanzitutto dobbiamo spiegare perché si riparla della possibilità di riaprire l'opzione nucleare, da cui l'Italia è uscita all'indomani del disastro di Chernobyl, dopo il referendum del 1987. Oggi la domanda di energia elettrica è in continuo aumento. Per soddisfarla si devono costruire nuove centrali. Ma dobbiamo anche cercare di bruciare meno idrocarburi, che emettono anidride carbonica e fanno aumentare l'effetto serra. Il nucleare, pur con i suoi problemi di sicurezza e di gestione delle scorie radioattive, avrebbe il vantaggio di non immettere nell'atmosfera l'anidride carbonica, cioè il principale fra i “gas serra” prodotti dall'uomo.

Problemi di sicurezza e di stoccaggio delle scorie radioattive: quindici anni dopo il no italiano al nucleare, appaiono più facilmente risolvibili?
Qui è il punto. Secondo alcuni niente affatto. Secondo altri sì. Distinguiamo. Sulla sicurezza, da un punto di vista tecnico, sono stati fatti molti progressi: ma a costo di moltiplicare i costosi sistemi di controllo per evitare il ripetersi degli errori umani che hanno causato gravi incidenti, come quello di Chernobyl e, prima ancora, come quello americano di Three Miles Island. Sulle scorie, invece, la situazione è di preoccupante stagnazione. Ovunque nei Paesi nuclearizzati si accumulano ingenti quantitativi di scorie, alcuni ad altissima radioattività, che vanno isolati in depositi speciali e tenuti sotto controllo per migliaia di anni. Di fatto, anche nei Paesi tecnologicamente avanzati come gli Stati Uniti, si fatica a trovare i depositi geologici stabili che garantiscano una sicurezza assoluta per tempi così lunghi. Per non parlare del caso Italia: pur essendo usciti dal nucleare, possediamo un'eredità di scorie, oggi sparse un po' dappertutto, che nessuna regione accetta di ospitare in un unico deposito centralizzato controllato.

Proprio a Erice il ministro Giovanardi ha proposto una soluzione salomonica: a ogni regione una quota di scorie, cioè un deposito in cui custodirle in assoluta sicurezza.
Sì, ma è stata più che altro una provocazione che si riferiva alle scorie radioattive di bassa attività prodotte, ancora oggi, da attività ospedaliere e industriali. Resta il problema dei rifiuti ad alta attività, circa 55 mila metri cubi di materiale, eredità delle nostre dismesse centrali nucleari, che vanno necessariamente piazzati in un unico deposito centralizzato. Il quale, secondo un altro ministro intervenuto a Erice, Marzano (Attività Produttive), potrebbero anche essere ospitate in un deposito comune europeo, in una località fuori dall'Italia con idonee caratteristiche geologiche.

E poi, a Erice, c'è stata anche la proposta di Zichichi: piuttosto di arrovellarci sui depositi da controllare per migliaia di anni, risolviamo il problema disattivando le scorie. Di che si tratta?
Da un punto di vista teorico è possibile sottoporre gli isotopi ad alta attività a processi di trasmutazione nucleare che abbattano la loro radioattività, rendendoli quasi innocui. Insomma la spazzatura nucleare potrebbe essere trattata e disattivata con opportuni trattamenti. Si tratta di soluzioni in fase di sperimentazione, ancora non disponibili. Zichichi propone di accelerare queste ricerche e renderle operative al più presto. In questo caso il problema delle scorie sarebbe radicalmente risolto.

Perché non viene raccolta una proposta così efficace?
Lo ha spiegato lo stesso Zichichi: per ragioni banalmente economiche. Finché gli idrocarburi avranno prezzi così bassi, domineranno il panorama energetico mondiale e i governi non saranno spinti a puntare con decisione su altre fonti energetiche: né le tanto auspicate energie rinnovabili (solare, eolico, eccetera), né la stessa energia nucleare rivisitata e resa più accettabile. Di fatto, ha ricordato lo stesso Zichichi, pure in Paesi nuclearizzati, come gli Stati Uniti, ormai da venti anni non si costruiscono più nuove centrali. Costano troppo a confronto con quelle tradizionali. E infatti Bush preferisce puntare sugli idrocarburi, rilanciando anche il vecchio carbone, piuttosto che sul nucleare sicuro e pulito. In barba all'effetto serra e ai cambiamenti climatici…

Rita Cesaretti Fusco


 
 
 
 
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