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Ruggero Ruggeri:
Una voce bruciante e sommessa


In occasione del cinquantenario della sua scomparsa il Fano International Film Festival dedica un omaggio al grande attore Ruggero Ruggeri (Fano, 14 novembre 1871 - Milano, 20 luglio 1953) che fu star indiscussa del cinema muto e sonoro. Ben poche, circa venti, le testimonianze filmate dei suoi spettacoli. Tra queste il film del 1943 “Sant'Elena, piccola isola” che ricorda gli ultimi anni di vita di Napoleone. In questa pellicola Ruggeri recita da protagonista accanto ad attori del calibro di Salvo Randone, Paolo Stoppa e un giovanissimo ma riconoscibile Alberto Sordi (all'epoca ventiduenne) in una delle sue primissime esperienze cinematografiche, che interpreta la parte di un ufficiale inglese.
La proiezione del film avverrà il 23 ottobre alla Sala Verdi, alle ore 21. Nel pomeriggio, alle ore 17, è previsto un convegno nazionale. Interverranno, con testimonianze dirette, Franco Battistelli (che approfondirà il difficile rapporto dell'attore con Fano), Leonardo Bragaglia (il biografo ufficiale di Ruggeri che seguì giovanissimo l'attore nel periodo fra il 1943 e il 1945 durante gli spettacoli teatrali a Roma) e Guido Lopez (figlio di Sabatino, noto commediografo ai tempi di Ruggeri). Coordina Marco Ferri, Direttore della Biblioteca Federiciana di Fano.

Maggio 1941: i bollettini di guerra della stampa fascista annunciano bombardamenti e siluramenti in tutto il bacino mediterraneo: “Tobruk e Marsa Matruk bombardate”. “Impetuosi micidiali assalti contro una grossa formazione”. “La flotta britannica falcidiata costretta a ritirarsi nelle sue basi”. A Fano c'è chi parla al Teatro della Fortuna sul tema “Pace e Libertà”, rivivendo “in ampi magnifici squarci la nostra politica ed in essa la nostra guerra, sui fronti e sul mare aperto, dal monte all'onda infida, ove le gesta degli alpini si uniscono a quelle dei marinai”. Malgrado l'ottimismo ufficiale e la retorica di regime, tempi tristissimi che la Brigata Fanese degli Amici del Teatro cercò di allietare un poco, organizzando serate di prosa e spettacoli d'opera.
Fu nel corso di tali spettacoli che il 21 e 22 maggio vennero ad inserirsi due recite della compagnia drammatica di Ruggero Ruggeri con Paola Borboni: in programma L'ape regina di Vincenzo Tieri e Il maestro di Hermann Bahr. L'avvenimento risultò attesissimo e di grande importanza perché Ruggeri, che a Fano era nato il 14 novembre del 1871, mai fino ad allora aveva recitato nella sua città, per un rancore antico (suggerivano sottovoce i sedicenti bene informati) che da tempo aveva pesato sul suo animo. Allora, però, a cominciare dall'attore, risultarono tutti disposti a dimenticare e perdonare, sia i versi feroci di un certo ‘lunario', sia il dileggio ingeneroso di chi, per essere stato educatore di moltissima coscienza (e come tale severo negli studi e nella disciplina) si era visto contestato e umiliato nella propria dignità di Preside del Liceo Classico “Nolfi”. Ci riferiamo al trattamento riservato ad Augusto Ruggeri, padre del futuro attore, da parte di certi giovani liceali con la complicità di alcuni genitori di mente piuttosto ristretta. Un comportamento biasimevole che aveva spinto e costretto lo scrupoloso educatore a chiedere il trasferimento altrove e a portare con sé di Fano e dei fanesi un ricordo non proprio piacevole.
Comprensibile, quindi, che Ruggero Ruggeri fosse cresciuto nutrendo uno scarso entusiasmo per i suoi concittadini e avesse volutamente evitato più tardi di ricercarne l'applauso, pur non rifiutandone l'aiuto individuale come quando si presentò giovanissimo, mortogli il padre e dopo aver abbandonato gli studi liceali, all'anziano attore e capocomico Cesare Rossi che, intuitene la qualità di aspirante attore, lo aveva spedito (era il 1888) a Cassino con un suo biglietto di presentazione al capocomico Benincasa, direttore di una di quelle compagnie che giravano per borghi e paesi, inscenando un repertorio truculento di grande effetto. Fu così che Ruggeri poté apprendere i primi rudimenti del ‘mestiere', debuttando nella Agnese di Cavallotti e lottando da solo ogni sera su quelle scene per cui era nato. Una fortunata carriera in crescendo che già nel 1890 lo portò a recitare come attor giovane nella primaria compagnia di Adelaide Tessero e negli anni successivi a fianco di Ermete Novelli e del concittadino Claudio Leigheb, ottenendo un notevole successo come Jago nello shakespeariano Otello. Primo attore nella compagnia Talli-Gramatica-Calabresi, si impose poi nel 1904 con la memorabile interpretazione di Aligi nella dannunziana La figlia di Jorio, esibendosi contemporaneamente in altri importanti ruoli in testi di Giacosa, Ferrari, Bracco, Rovetta, Sudermann e rivelandosi anche un ottimo dicitore di versi.
Dopo essersi guadagnato la fama di valido interprete del Macbeth e dell'Amleto di Shakespeare, fu infine fra il 1919 e il 1925 che affrontò, portandolo al successo l'allora arcidiscusso repertorio pirandelliano (Il giuoco delle parti, Il piacere dell'onestà, Tutto per bene, Enrico IV, e Sei personaggi in cerca d'autore). Insieme ai testi di Pirandello, decine e decine di altri drammi e commedie, di novità italiane e straniere (Simoni, Tieri, Viola, Giannini, Girandoux, Guitry, Andreev, ecc, compreso un memorabile Assassinio nella cattedrale di Eliot nel 1946) ne fecero l'attore più amato e apprezzato sulle scene non solo italiane, fino alle ultime trionfali recite a Parigi e a Londra (con Tutto per bene, ed Enrico IV) alla vigilia della morte che lo colse a Milano la sera del 20 luglio 1953.
Ricercato dall'industria cinematografica fino dai tempi del cinema ‘muto' è ancora oggi fortunatamente possibile vederlo in azione in diversi film come quel Sant'Elena piccola isola (regia di Renato Simoni) che nel 1943 lo vide protagonista nel ruolo dell'esule Napoleone Bonaparte a fianco di Salvo Randone, Paolo Stoppa e di un debuttante Alberto Sordi. Come è stato giustamente scritto: “Nel quadro, genialissimo ma, nell'assieme, estroverso della recitazione all'italiana, la singolare personalità di Ruggeri faceva spicco, oltre che per l'indole sottile e incisiva dell'arte sua, per un certo ineffabile alone d'interiorità, spiritualità (o come altrimenti si voglia definire questo suo modo, bruciante e sommesso insieme, di porgere) che esalava dalla sua natura, come un profumo connaturato. In ciò la figura di Ruggeri aveva qualcosa d'unico e d'irripetibile, che incantò per mezzo secolo le platee”. Quel ‘qualcosa' che ancora oggi, a cinquant'anni dalla scomparsa, ce lo fa ricordare e giustamente commemorare.

Franco Battistelli


 
 
 
 
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