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Ottobre 2001 / Speciale
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  *

Questi assassini non conoscono l'America
Opinioni allo Specchio: condanniamo il massacro in USA, ma…
Sulla tragedia che ha colpito gli Stati Uniti e il mondo l'11 settembre scorso, abbiamo chiesto un commento al dottor Mohamed Nour Dachan, Presidente delle Comunità e Organizzazioni islamiche in Italia e ad alcuni immigrati extra comunitari che risiedono a Pesaro. Queste ultime testimonianze sono state raccolte e trascritte da Marco Ceccolini, Responsabile Ufficio Stranieri del Centro Italiano di Solidarietà, di Pesaro che ci ha anche inviato un suo contributo personale.
Ospitiamo anche altri interventi dei cittadini, fra cui quello di Robert Lewis, un avvocato americano che risiede saltuariamente a Pesaro e che ha anche promosso una sottoscrizione a favore delle vittime (vedi riquadro a parte).

Non ci sono naturalmente parole per descrivere quello che è successo, quello che uno sente né quello che uno pensa dal momento della tragedia dell'11 settembre. Come uomini e donne di pace, non possiamo immaginare cosa ha portato un altro essere umano al punto di programmare e mettere in atto un simile orrore. Questo evento inconcepibile ora semina terrore e paura per il futuro, semplicemente perché noi, come popolo civile, non siamo in grado di immaginare cosa aspettarci d'ora in poi. Questa impossibilità di prevedere gli eventi futuri incide su ogni aspetto della nostra vita comune. I nostri lavori, le nostre finanze, le nostre relazioni interpersonali ed il nostro senso di sicurezza comune non sono più come prima.
La mia storia personale, tra tutte le decine di migliaia di altre storie, non è tragica. In questo momento non ho né famiglia né amici a rischio, e neanche la mia sicurezza finanziaria è in pericolo. La mia storia è molto simile a quella della maggioranza dei New Yorkers e degli americani; ma, nonostante ciò, è insopportabile. Sì, conosco persone che sono sopravvissute, incluso un amico che è uscito dal centesimo piano della prima torre appena cinque minuti prima che venisse colpita. L'unico tra gli ottocento suoi colleghi. Sì, ho cari amici che hanno vissuto il tragico evento dalle proprie abitazioni, e i cui figli erano a scuola a non più di 400 metri dalle torri. E conoscevo alcuni che hanno perso la vita. Se anche l'Italia, una nazione tra le 61 altre nazioni, è in lutto, potete immaginare qualcuno negli Stati Uniti che non sia stato colpito? 7000 persone, finora, lasciano 7000 sposi o spose, 14,000 genitori, un numero indeterminato di bambini, zii, cugini, nipoti, nonni. Migliaia di bambini! E' necessario chiedere, come mi è stato chiesto molte volte, se siamo stati colpiti o se conosciamo qualcuno direttamente colpito dalla tragedia? Come non potremmo? Questo è l'orrore col quale ci confrontiamo tutti noi americani.
I 200 e più piani degli uffici nel World Trade Center avevano la capacità ospitare quotidianamente un numero di persone pari a tutti i lavoratori di Pesaro. Avevano negozi, banche, ristoranti, caffetterie, negozi di fiori, gioiellerie e mezzi pubblici di trasporto: tutto quello che possiede un'intera città. Immaginate Pesaro scomparire in due ore, e senza preavviso?
Come mi sento? Non sento nulla. Piango, e poi mi arrabbio. Non c'è nessuna soddisfazione a sapere che la mia famiglia è salva dal pericolo. Non c'è nessuna soddisfazione a sapere che il mio Paese è in grado di radere al suolo un campo di addestramento, una città o una nazione intera. Sono in lutto, sento una tristezza profonda, non per me, ma per il mondo. E' cambiato, necessariamente, ma non per il meglio. Malgrado il dolore, dobbiamo guardare in faccia la realtà di oggi e di domani. Sicuramente, siamo in lutto per i morti e per il mondo che conoscevamo e amavamo. Siamo anche di fronte alla possibilità che questi tragici eventi possano ripetersi. A differenza dal passato, questo nemico dei civili e non solo dei militari, non ha il coraggio di rivelarsi e neanche di dichiarare le ragioni delle sue azioni. A nostra volta, è impossibile reagire direttamente contro il nemico. Forse, il vero nemico, il più pericoloso, è quello che noi chiamiamo terrorismo internazionale: non un solo uomo o un gruppo di uomini. Forse, la presenza di questo nemico invisibile ci porterà ad unire il mondo civilizzato, per perseguire obiettivi più onorevoli.
Ho viaggiato molto, e ho fatto tante esperienze di tante culture. Ho cari amici cattolici, musulmani, ed ebrei. Li amo tutti in egual misura. Nessuno di loro condivide il metodo del nemico. Nessuno esprime simpatia per il nemico. Nessuno riesce a concepire il bisogno di una simile distruzione, solo per raggiungere lo scopo di un uomo o gruppo di uomini. Perché allora è successo? Alcuni dotti suggeriscono che dipende dal rapporto politico stretto tra gli Stati Uniti e Israele. Altri si riferiscono ai cosiddetti movimenti “anti-imperialisti”. Altri ancora lo considerano il risultato del recente atteggiamento assunto dagli Stati Uniti sul problema palestinese: il cosiddetto “laissez faire”. La verità è che non c'è nessuna giustificazione per una tale distruzione. Non esiste nessun conflitto che possa giustificare l'uccisione di migliaia di uomini, donne e bambini innocenti, figuriamoci in un attimo solo. Non ci sono scusanti per un simile comportamento. E non ci dovrebbe essere tolleranza per questo. Nessuna!
Contro di noi, ci sono quelli che invocano il “jihad”, nel nome di Allah, come se questo evento riguardasse tutti i seguaci dell'Islam, che chiamano i “fratelli” alla battaglia. Queste persone contro di noi sono le stesse che non ci comprendono, che non ci conoscono per quelli che siamo veramente, e che cosa vuol dire essere americano. L'Islam non c'entra assolutamente, né con l'atto terroristico sul nostro suolo, né con la eventuale risposta americana. Ci sono solo degli uomini che scelgono di ammazzare persone innocenti. Ieri, è stato Timothy McVeigh, un cristiano-americano; alla fine della seconda guerra mondiale, è stato un ebreo-americano. Ed entrambi sono stati condannati. Oggi sembra essere Osama Bin Laden, un musulmano. Così va la vita. Un assassino non ha bisogno di altre identificazioni.
Gli americani vivono in pace, una pace condivisa da uomini di tutte le fedi. Musulmani-americani, ebrei-americani e cattolici-americani vivono in libertà, liberi di costruire moschee, chiese e sinagoghe. In America, il popolo è orgoglioso di aver origini da quasi tutti i paesi del mondo. A New York, vivono e lavorano gli afghani-americani, i pakistani-americani, gli iracheni-americani, gli iraniani-americani, i cubani-americani, i libici-americani, gli slavi-americani, i vietnamiti-americani, i coreani-americani, i tedeschi-americani, gli italo-americani. Le loro diverse caratteristiche sono quelle che li rendono uguali. E allora, contro chi punta il dito il nemico?
La mia storia non ha più importanza. L'importante è come sarà adesso la nostra storia.

Robert Lewis

IL FONDO DEI CITTADINI DI PESARO PER NEW YORK CITY

L'11 settembre 2001, un tragico evento ha indotto il mondo a cambiare per sempre. Come cambierà dipende da ciascuno di noi!

Scopo
1) Fornire assistenza ai servizi di soccorso tra cui pompieri, polizia e tutti coloro impegnati nelle operazioni;
2) Assistere le famiglie che hanno avuto perdite durante i tragici eventi dell'11 settembre, includendo ma non limitandosi alle famiglie-italo-americane.

Obiettivo
Raggiungere una somma minima di 100 milioni di lire per ottenere un risultato significativo.

Utilizzo dei fondi: il 100% delle donazioni verrà distribuito ai vari enti coinvolti nella zona di New York City, come indicato dagli istitutori del Fondo e dall'Ufficio del Sindaco di New York, Rudolph Giuliani.

Per le sottoscrizioni: Banca delle Marche, Pesaro, c/c 22500
Per ulteriori informazioni: Ufficio del Sindaco di Pesaro
Sponsors: Lions Club, Leo Club, Comune di Pesaro

ABBIAMO BISOGNO d'aiuto
per i pompieri
per la polizia/esperti di soccorso
per le famiglie
per noi tutti
ORA!


 
 
 
 
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Lo Specchio della Città - periodico per la Provincia di Pesaro e Urbino - Redazione: tel. 0721/67511 - fax.0721/30668 - E-mail:info@lospecchiodellacitta.it

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