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Taranto 1940: una notte che potevamo pagare cara

La corazzata Cavour dopo il siluramento

Sono trascorsi 67 anni dalla infausta “notte di Taranto” del novembre del 1940, un anniversario che la nostra Marina non ama ricordare ma su cui continua a riflettere per fare tesoro degli errori commessi e porvi rimedio nel futuro.
L'idea di portare un attacco alla flotta italiana quando fosse concentrata all'àncora nel Golfo di Taranto ebbe la sua origine nel 1935, allorché la flotta di Sua Maestà Britannica entrò in forze nel Mediterraneo come monito all'Italia che aveva iniziato l'invasione dell'Etiopia nonostante le risoluzioni della Società delle Nazioni. Sir Dundley Pound, allora comandante in capo di quella flotta, raccolse dati, studiò il teatro di operazioni e concluse con un giudizio di possibilità di riuscita di una simile impresa. La pace successiva determinò la posa in un cassetto dell'Ammiragliato del piano; che fu però rapidamente riesumato dal comandante della portaerei “Glorious”, capitano di vascello Arthur Lyster, all'inizio delle ostilità susseguenti alla dichiarazione di guerra italiana alla Gran Bretagna del 10 giugno del 1940. Va ricordato che, a margine del piano, lo stesso Lyster annotò essere necessario sia l'effetto sorpresa che... molta fortuna! La data dell'attacco sarebbe dipesa dalle fasi lunari e dall'ora del sorgere del satellite ed i primi calcoli lo previdero per la notte dell'11 ottobre. Un incendiò scoppiato a bordo della portaerei “Illustrious”, prescelta per l'azione, fece però rinviare l'esecuzione. I piloti avevano ricevuto il battesimo del fuoco ed avevano sperimentato la tecnica dell'attacco in porto nel corso dell'operazione compiuta a Dakar contro la corazzata francese “Richelieu” l'8 luglio precedente ed avevano quindi affinato dettagli, procedure e tattiche di volo in formazione notturna. Ventuno “Swordfish” (aerei dotati di siluro o di bomba) furono lanciati nella prima ondata alle 20.40 del 10 novembre dal ponte di volo della “Illustrious”, giunta inavvistata fino a 170 miglia a Sud-Est di Taranto, la seconda ondata partì alle 21.34. Quando l'attacco dell'ultimo aereo fu ultimato, tre corazzate italiane risultarono colpite e danneggiate: “Littorio” da tre siluri, “Duilio” e “Cavour” da uno ciascuna, due soli aerei britannici abbattuti. I piloti erano ansiosi, così come prevedeva il piano originale, di reiterare l'attacco la notte successiva; ma l'ammiraglio Cunningham, avvisato del peggioramento delle condizioni meteorologiche, decise per il ripiegamento.
Lo spettacolo delle navi inclinate o poggiate sul fondo del mare, che si presentò agli occhi dei marinai e della gente tarantina la mattina dell'11 novembre, fu impressionante ma la Marina Italiana seppe reagire con estrema celerità e determinazione: il 12 le tre corazzate indenni (“Vittorio Veneto”, “Giulio Cesare” e “Doria”) già si trasferivano a Napoli; nei giorni seguenti due delle danneggiate, “Littorio” e “Duilio” entravano in bacino in arsenale, la terza invece, “Cavour”, la più danneggiata, rimase a giacere sul fondo fino al luglio successivo. Rimessa a galla, nel dicembre raggiunse Trieste per le riparazioni che non poté completare però prima dell'armistizio del settembre 1943. Churchill dichiarò trionfalmente che “era stato ribaltato l'equilibrio del potere navale nel Mediterraneo”, mentre – in verità – i principali compiti della flotta italiana continuarono ad essere assolti senza interruzioni: scorta ai rifornimenti delle armate italiane in Libia ed Albania, incursioni contro la flotta inglese. Con il rientro in linea delle due corazzate danneggiate (nella primavera 1941), tutta la flotta da battaglia italiana fu nuovamente in mare, al completo, per interrompere i rifornimenti inglesi a Malta e controllare il Mediterraneo centrale. L'attacco a Taranto, dunque, possiamo serenamente affermare che diede ai britannici una temporanea superiorità, lontana però dalla significativa vittoria che avrebbero potuto conseguire se avessero spinto a fondo utilizzando maggiori forze aeree o reiterato l'attacco notturno. Non seppero (o non vollero?) sfruttare il successo e questo in guerra normalmente si paga: con la discesa in Italia del X Fliegerkorps (Corpo aereo) tedesco, specializzato negli attacchi antinave, completato nel dicembre 1940, l'equilibrio si spostava nuovamente in favore dell'Asse. E qui ricomincia la storia: saranno ancora tre lunghi anni di battaglie sul mare.

Paolo Pagnottella


 
 
 
 
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