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Visti da vicino: Vittoria Markova
Le tele di Magini
Una bella sorpresa trovare nella pagina centrale dell'inserto domenicale de Il Sole-24 ore un'enorme immagine a colori del quadro “Natura morta con pane e prosciutto” di Carlo Magini (1720-1806): anche se la didascalia: “pittore marchigiano”, invece che “fanese”, lasciava un po' a desiderare. Importante è infatti il riconoscimento, ormai mondiale, dell'opera di un pittore che fino a qualche decennio or sono nessuno sapeva che fosse un figlio della nostra terra in quanto, complice un cartiglio in una sua opera scritto in francese, lo si riteneva nato e cresciuto in Francia. La sorpresa fu poi raddoppiata dal fatto che l'immagine serviva ad illustrare un articolo di Vittoria Markova, Conservatrice della sezione di pittura italiana del Museo Pushkin di Mosca, teso a presentare al pubblico italiano una parte rilevante delle preziose opere di quel Museo in mostra fino all'8 febbraio al Palazzo della Regione di Verona a cura della fondazione Cariverona.
Ho conosciuto Vittoria Markova in Urbino esattamente all'inizio del 1995 quando l'assessorato alla Cultura della Provincia che avevo l'onore di gestire, organizzò un convegno internazionale sulla figura e l'opera di Giovanni Santi, il tanto bistrattato padre del sommo Raffaello. Quando mi fu presentata, la signora Markova – saputo che ero di Fano – tenne molto a farmi notare che la sezione italiana del Pushkin aveva tra i suoi tesori due opere di un artista fanese, appunto Carlo Magini e di questo era giustamente orgogliosa. Rimase però molto sorpresa quando le spiegai che la collezione della Fondazione Cassa di Risparmio a Fano aveva allora, ben dieci “Nature Morte” del Magini, fino ad abbandonare il fair play dicendo nella curiosa lingua italiana parlata dai russi in trasferta: “No possibile, no possibile”. Fu una sfida che non potevo lasciare cadere e le proposi sul momento di andare a vedere. Una cosa analoga era già capitata a me e al poeta Umberto Piersanti quando, durante una cena al termine di una serata dedicata alla Poesia sovietica, un nucleo di poeti russi osò sostenere insistendo oltre ogni limite che Giacomo Leopardi era toscano. Non consentimmo loro di terminare la cena, li caricammo su di un pulmino e li portammo a Recanati dove, in una magica notte, Piersanti recitò per loro le più belle opere di Leopardi nei luoghi che le avevano ispirate.
Comunque Vittoria Markova accettò la sfida e giunse a Fano in fremente attesa, con la speranza non tanto segreta di scoprire dei falsi Magini. Quando però fu ammessa nello scrigno segreto non disse una parola, si limitò a restare a bocca aperta e, solo al termine della puntigliosa visita, a sussurrare: “Incredibile, incredibile”. Pago del risultato, come premio di consolazione, l'accompagnai a Santa Maria Nova per vedere la “Visitazione” di Giovanni Santi. La Chiesa era chiusa, dovetti suonare a lungo prima che un frate paziente ci aprisse e ci consentisse di entrare fuori orario: una cortesia sorprendente per una persona abituata alla rigidità sovietica che, sommata a quella di trovare in una chiesa di una piccola città non solo l'opera del Santi che le era nota, ma anche l' “Annunciazione” e la “Madonna in trono con Bambino e Santi” del Perugino, per non parlare della predella con le cinque tavolette attribuite a Raffaello bambino le provocò, una forte emozione. Paragonabile solo a quella provata da noi nel leggere il suo articolo illustrato da una stupenda opera di Carlo Magini, pittore fanese del Settecento al centro dello stesso.

Alberto Berardi


 
 
 
 
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