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La carica dei bamboccioni


Nel film di Gabriele Muccino, “L'ultimo bacio”,  i trentenni sono descritti come una generazione di imbelli, deboli, volubili, demotivati, fragili, incerti e ancora accecati dal bagliore di qualche triste speranza e di sogni fallimentari.
Il ministro Padoa Schioppa è stato molto sintetico per condensare tutti questi aggettivi: li ha chiamati “bamboccioni”. Tale definizione, per quanto provocatoria e forse coraggiosa, data la noncuranza con cui troppi politici trascurano le nuove generazioni (che poi tanto nuove non sono, dato che i precari spesso sono vicini all'età della pensione), illustra in modo purtroppo oggettivo la realtà della famiglia italiana, dove i genitori anziani devono  provvedere alle esigenze  dei figli  che si ostinano a non voler crescere, confusi e infelici in un mondo dove si rimane perennemente in stand-by.
Abbiamo chiesto il parere ad alcuni concittadini, di Pesaro e Fano (figli e genitori), tutti concordi nel denunciare la serietà della situazione ma con idee diverse a proposito delle relative responsabilità… 

Simona Vezzuto


Chiara D'Amicis
assistente sociale, 28 anni
E' vero che non è facile rendersi autonomi prima dei trent'anni, a causa della precarietà del lavoro, dei contratti che sono spesso contrattini a scadenza, della mancanza di prospettive, eccetera. Questo è indubbio. Tuttavia molti trentenni che rimangono all'interno della famiglia non lo fanno per l'impossibilità economica di rendersi autonomi ma per usufruire delle agevolazioni e delle comodità relative: farsi stirare le camicie, essere coccolati, trovare i pasti pronti. Questa “sindrome del mammone” colpisce per la verità più gli uomini che le donne. Il desiderio di indipendenza è più spiccato nelle mie coetanee,  che se rimangono in casa lo fanno solo per motivi economici, non per opportunismo.

Lorenzo Ragni
disoccupato, 24 anni
Personalmente considero tali parole tutt'altro che offensive, in quanto ad una società perbenista e ipocrita (come i parlamentari che ci rappresentano) che impone lavori sempre più alienanti e “conformisti” come un dovere morale, rispondo con l'alternare mesi di ozio a mesi di lavoro (giusto per mantenermi negli svaghi) vivendo in casa ancora con i miei, senza alcun rimorso di coscienza o cose del genere.

William Grassini
studente universitario, 25 anni
Il termine “bamboccioni”, anche se rispecchia un certo tipo di realtà, mi è sembrato dispregiativo e non adeguato. Prima di terminare gli studi, di trovare un posto e di guadagnare passano molti anni e vari ragazzi sono costretti a rimanere a casa; altri invece, pur potendo spiccare il volo, non vogliono rinunciare alle proprie comodità. Ma quanto costa andare a vivere da solo? Con 1.000 euro si riesce a far fronte al mutuo, alle spese della macchina, alle bollette? Questo aggettivo così colorito mi ha lasciato veramente perplesso… Forse mirava ad attirare l'attenzione su un tema davvero importante: la delicata situazione dei giovani.
Che sia stata una manovra astuta?

Francesco Diana
neolaureato, 27 anni
Nei ragazzi mancano l'entusiasmo e le idee innovative e ci si sente completamente spiazzati di fronte a una società che non mantiene le promesse, soprattutto per noi laureati. Si rimane così in un atteggiamento di attesa, aspettando una soluzione vaga e indefinita…


 

Andrea Battisodo
psicologo, 32 anni

I giovani di oggi si trovano in una situazione delicata e solo facendo leva sull'aiuto economico della famiglia di origine  possono tentare di diventare grandi. Chi invece deve costruire un nucleo familiare contando solamente sulle proprie energie,  affronta sforzi titanici. Le giovani coppie, sottoposte a notevoli preoccupazioni economiche, vivono la paura di non riuscire ad arrivare alla fine del mese: questo disagio ha ripercussioni  sulla vita delle famiglie, stressate e sfiduciate. Ci troviamo di fronte a un immobilismo che ha effetti molto negativi sullo spirito di iniziativa dei giovani.

Federica Fusco
casalinga e mamma, 32 anni

Spesso si tende a generalizzare parlando di giovani e talvolta ne vengono fuori ritratti offensivi e poco realistici come questo. Per quanto mi riguarda, pur appartenendo alla generazione dei trentenni di oggi, non mi rispecchio per nulla in certi “cliché”; faccio parte, e spero non sia una minoranza, di ragazzi coccolati sì dai loro genitori ma abituati anche a rimboccarsi le maniche. Ho scelto di lavorare in casa, dedicandomi completamente alla mia famiglia, per nulla pentita di questa scelta e perfettamente a mio agio nel ruolo di casalinga. Ho amici coetanei che lavorano sodo per pagarsi salatissimi mutui o affitti delle case dove vivono, rinunciando agli “ozi” famigliari e ai costosi “gadget” firmati e all'ultima moda, proprio come la sottoscritta... In nome dell'indipendenza e della normalità, mantenendo viva quella ricchezza che non si può comprare e che pochi sanno trovare dentro di se!

Giacomo Forlani
assistente sociale, 31 anni

Credo che le parole del ministro abbiano fatto emergere un problema serio e tutt'altro che superficiale. Accanto a un educazione sempre più “rassegnata” da parte dei genitori ma anche dell'intera società, vorrei sottolineare i problemi legati all'ingresso nel mondo del lavoro da parte dei giovani: come disoccupazione e lavoro precario con cui accontentarsi (laureati compresi) che non assicurano una vita stabile e di conseguenza una piena emancipazione dalla famiglia. Tra le soluzioni principali, sicuramente serie politiche giovanili e non giovaniliste; che in questi anni si sono concentrate prevalentemente nella realizzazione di eventi o momenti aggregativi e non in interventi finalizzati ad aiutare i giovani nella definizione di un proprio progetto di vita.

Maurizio Larocca
chef, 34 anni

Prima di dare un giudizio sui giovani, occorre valutare  l'ambiente in cui si vive e la famiglia di origine. Non tutti hanno le stesse opportunità e gli stessi stimoli. I trentenni di oggi si muovono con maggiore disinvoltura  nella giungla della rete informatica che nella vita reale e nei problemi della vita di tutti i giorni. La donna è diversa, più desiderosa di mettersi in gioco e di realizzarsi: l'uomo è il vero “retrogrado”!

Carlos Andres Lopez Velasco
amministratore di impresa, 30 anni
Noto che i genitori non sanno vedere in prospettiva e  non cercano di rendere i loro figli responsabili, limitandosi a concedere e non preoccupandosi della maturità dei propri ragazzi. Negli altri Stati la situazione è nettamente diversa.

 

 

Valeria Coppeta
addetta alle relazioni con il pubblico, 35 anni

I “bamboccioni” non sono solo i trentenni, ma anche i quarantenni! Si tratta di una definizione davvero oggettiva, che deve spronare i genitori a incoraggiare i figli  a crescere e a seguire la propria strada.

Matteo Alfeo
responsabile di magazzino, 37 anni
I “bamboccioni” avrebbero uno stimolo in più a crescere se vedessero i politici comportarsi con più maturità, dando l'esempio e garantendo ai giovani maggiori opportunità.

 

 


Michele Maione
ristoratore, 32 anni
Come negare la realtà? I giovani approfittano dell'ambiente familiare che li protegge e li difende, rendendo la loro vita fin troppo comoda. Tutti i miei amici trentenni sono ancora serviti e riveriti dai genitori. Quando ho deciso di diventare grande e di costruire il mio futuro con le mie mani hanno pensato: ma è impazzito?

 

Alessandro Rosati
studente universitario, 24 anni

Questa dichiarazione del nostro ministro delle Finanze dimostra ancora una volta l'enorme distanza che divide la classe politica dalla gente "comune": per acquistare una casa propria si va incontro a una spesa di circa 13.000 euro solo per tasse, spese notarili ed allacciamenti vari. A ciò va aggiunto ovviamente il costo della casa, 100.000 euro minimo per una casa al limite dell'abitabilità (un garage di 30 mq costa circa 60.000 euro a Milano). Ovvio che per un ministro che guadagna 15.000 euro al mese e può godere di tanti vitalizi e privilegi questo non sia un problema, ma per un operaio che guadagna 1.100 euro al mese?

Perihana Demneri
cameriera, 35 anni
La vita di oggi non permette ai giovani di sopravvivere e di crescere. Lasciare il nido familiare è da irresponsabili!

 

 

 

Franco Battisodo
ex-calciatore e commerciante, 58 anni
Come possono i giovani diventare grandi di fronte a tante difficoltà? Non ci accorgiamo degli sforzi di tanti ragazzi per poter camminare con le proprie gambe? La generazione di noi genitori era quella dei bamboccioni, del tutto impreparati davanti ai doveri della vita di tutti i giorni.

 

Emma Grassini
ex-insegnante della scuola media, 67 anni
Nell'udire la parola proferita recentemente e arbitrariamente contro i nostri giovani, e cioè bamboccioni (voce onomatopeica, accrescitivo di bambo, persona sciocca, ingenua, vedi G. Boccaccio, Decameron, IV, 2), il primo pensiero che mi è balenato nella mente è stato questo: “Il ministro Schioppa spara certe fucilate per creare shock o solo perché è un povero sciocc'? Ma dove campa quest'uomo?
Ammetto che gli atteggiamenti e i valori dei giovani di oggi non sempre mi trovano concorde, ma con tutta onestà ritengo che le loro convinzioni e i loro comportamenti siano per lo più il frutto di ciò che noi adulti abbiamo seminato; e nel termine adulti intendo accorpare famiglie,media, politici e società nel suo complesso. E poi, come ci si permette di stabilire con un tono offensivo e provocatorio quando è ora che un figlio tolga le tende? Sarà lui a deciderlo con la sua famiglia, in piena libertà.

Rosalma Ballerini
ex insegnante di scuola elementare, 67 anni

Il ministro non ha voluto penalizzare chi è costretto a vivere in famiglia, ma ha usato un termine – più che provocatorio, paterno – per sottolineare l'attuale realtà sociale complessa e critica, che è figlia di un periodo storico ingarbugliato, scarso di sicurezze e di incoraggiamenti. Quindi il ministro dell'economia si è espresso non con superficialità ma con oggettività, soprattutto nei confronti di chi è abituato ad ottenere tutto e subito, incapace di accontentarsi, mai soddisfatto, ignaro che la vita richiede anche sacrifici.

Mario Coppeta
pensionato, 67 anni

Questi ragazzi non hanno proprio il coraggio di osare: chi glielo fa fare di andare incontro al sacrificio del precariato quando possono stare comodi comodi a casa di mamma e papà?  Eppure noi abbiamo dato un esempio del tutto diverso!

 

Lasciate le poltrone a qualche bamboccione

Caro ministro Schioppa
la rabbia ora è troppa:
ma tu con che coraggio
hai fatto tale oltraggio?
Il nome bamboccione
è una provocazione
in questa società,
giù proprio non mi va…
Con pochi euro al mese
son scarse le pretese,
le spese e le bollette…
I soldi chi li mette?
Con questo precariato
ogni disoccupato
se guarda al suo futuro
non è tanto sicuro!
Ad ogni bamboccione
tu dagli un'occasione,
ché vuole dimostrare
quello che sa fare!
Allora con cipiglio
io do un bel consiglio
a voi che governate
e tanto giudicate:
abbassate i costi
e liberate i posti…
Lasciate le poltrone
a qualche bamboccione!

SimonaVezzuto

Padoa Schioppa e i Banbucion
                            
Un tenp i giovne de vent ann apena
javeva già truved tutti un lavor
par rendse indipendent dai genitor
e almen garavlè i sold par la benzena.

I giovne d'ogg i viv sotta le gonn
d'na medra ansiosa e péna de rigvard
i à pió d'trent' ann, mo d'nott i va a lett tard
e a la maténa a li ondc i à ancora sonn.

Padoa Schioppa j chiema “i banbucion”,
aduprand na parola un po' infelic,
un termin poch used ch'cert an s'adic
ma chi duvrìa capì la situazion:

un guvernant an pò fè fénta d'gnent,
d'front ma i prubléma ch's'mucchia sla nazion,
manca el lavor, cresc in cuntinuazion
i drughèd, j asasen e i dilinguent.

Che colpa i n'à, sti giovne, se un lavor,
anca pursia an s'trova e i batt le piazz
tla speranza che prest ganbia st'andazz.
Tant par magnè ce pensa i genitor.

Che pruspetiva jà sti banbucion?
S'i ‘n pensa quei d'furmès una fameja
an c'è da fès nisciuna maraveja
vést l'aument cuntinue dle pigion.

Parciò Schioppa l'avrìa da pensèj
préma de fè dle brótt afermazion.
È colpa d'cum è mess la situazion,
nò de sti giovne ch'i à già tanti gvei.

Marcello Martinelli


 
 
 
 
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