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I novant'anni di Carlo Ceci

Augusto Ranocchi, Carlo Ceci e Mario Logli all’inaugurazione della mostra di Urbino. (Foto Archivio Comune di Urbino)

I novant'anni di Carlo Ceci

 

Il Comune di Urbino ha festeggiato il 6 ottobre i novant'anni di Carlo Ceci, pittore, incisore e docente storico della “Scuola del Libro”, con l'inaugurazione al Palazzo Ducale di una mostra delle sue opere che sarà aperta fino al 4 novembre. Fra i suoi allievi, di varie generazioni, il pittore Mario Logli che gli ha inviato questa lettera aperta attraverso Lo Specchio.

 

Caro Prof. Ceci, in occasione del tuo novantesimo compleanno non posso fare a meno di pensare alla tua eterna giovinezza: non è adulazione questa, è verità. Quando ti s'incontra hai sempre quell'aria vivace, curiosa, pronto alla battuta, con quell'eleganza innata che ti ha sempre contraddistinto. Come vedi ti do del tu, dal momento che già da anni me lo hai permesso e che io ho ritenuto essere un segno del tuo “riconoscimento” nei miei confronti.
Già, perché quand'ero ragazzo, non è che tu non mi abbia anche strapazzato. Ricordo quando mi venivi a prendere nella sala del biliardo dove noi studenti a Urbino preferivamo passare del tempo piuttosto che studiare, e tu mi dicevi che sprecavo il mio talento. O quando non avevo tanta voglia di disegnare o incidere, mi sollecitavi a fare un giretto per ritornare con la voglia e le idee chiare.
Sempre più, ora che anch'io sono “grande” di età, mi rendo conto di quanto sia importante nella formazione di un giovane incontrare nel suo percorso chi gli faccia conoscere e riconoscere il rigore e la libertà, la fatica e l'estrosità, il piacere della curiosità e l'importanza della cultura, l'amore per la ricerca e il fascino del bello. Non voglio togliere nulla ad altri miei insegnanti, quali l'indimenticabile prof. Sanchini, o il prof Carnevali, e così Bruscaglia e Mazzini, ma – devo riconoscerlo – l'elemento fondante della mia formazione è venuto da te. Tu sai meglio di altri che chi arrivava alla scuola del libro (soprattutto gli urbinati più di quelli che provenivano da altre città) non fosse uno studente modello; qualche volta addirittura era stato rifiutato da altre scuole. Quel giovane poteva frustarsi, avvilirsi, credere di non avere alcuna attitudine, di non essere nessuno. Tu, insieme a tutti gli altri insegnati, ma qualche volta più degli altri, a me e ad altri giovani hai fatto scoprire chi veramente fossimo, quale fosse la parte migliore di noi stessi: perché una parte buona c'era e tu ci hai dimostrato che ciò era vero. E tutto questo senza paternalismi, senza buonismi, ma con lo studio, l'applicazione, la fiducia in noi stessi, da cui è poi nata la nostra identità che si è manifestata in vari modi, con vari stili.
Io non so se sono bravo, se sono un artigiano o un artista; so però che quando mi esprimo voglio dare il meglio di me, con tutte le mie capacità, rispettando il mio impulso con onestà e tenacia. Tutto ciò credo di averlo acquisito dal tuo insegnamento, dal tuo essere grande artista senza presunzione, dalla serietà con cui hai fatto ciò che ti ha reso – insieme a Paolo Volponi e a Carlo Bo – uno degli artefici della storia culturale di Urbino.
Grazie professore, maestro e amico.

Mario Logli

Hanno detto di lui

I novant'anni di Carlo Ceci chiedono, reclamano la nostra gratitudine. Ed è giusto che Urbino, la città dei suoi studi giovanili, poi eletta come sede del suo lavoro e della sua vita, la città che già in altra occasione aveva affidato al compianto Franco Mazzini il compito di presentare e illustrare criticamente l'opera dell'artista; è giusto che l'Accademia Raffaello, di cui Ceci è stato in ogni occasione e in ogni iniziativa parte viva, ne ricordino e celebrino il suo non dimenticato insegnamento, la sua preziosa lezione di civiltà e la sapiente grazia.

Giorgio Cerboni Baiardi
Presidente dell'Accademia Raffaello di Urbino

Rigore ed eleganza, gusto infallibile e inesausta curiosità intellettuale. Queste mi sembrano le cifre distintive di Carlo Ceci, quelle che hanno presieduto al suo raffinato lavoro d'artista e al lungo, fertile magistero che ha esercitato nella mitica Scuola del Libro e quelle che hanno caratterizzato la sua presenza come testimone, sollecitatore, interprete e coscienza critica – nell'Urbino dei Carnevali, dei Volponi e dei Bo – e che ancora felicemente la caratterizzano ora che di quell'età e di quello spirito è rimasto il solo legittimo erede.

Giovanni Bogliolo
Magnifico Rettore Università di Urbino

Molti dei docenti che ancora oggi insegnano nella Scuola del Libro, rivendicano con orgoglio di essere stati suoi allievi e di aver seguito quelle lezioni di stile che, nell'educare la sensibilità ed il senso estetico, li hanno condotti all'incessante ricerca di quella pulizia che è stata una delle salienti caratteristiche della Scuola del libro di Urbino.

Maurizia Ragonesi
Dirigente “Scuola del Libro” di Urbino

C'era in Ceci una componente emotiva e un'efficacia quasi teatrale, che imperavano e contagiavano: agenti accanto a una penetrante autoironia che fa parte della persona – verrebbe fatto di dire del personaggio – come anche del lavoro artistico; composte nell'esattezza trascrittiva del discorso formale, dai pastelli alle incisioni su pietra, dagli acquerelli alle tempere.

Gualtiero De Santi

L'arte di Ceci è così sottile, attenta, discreta, che non prende mai l'atteggiamento di mettersi a insegnare o di fissare precetti: un'arte sempre inquieta, di proiezione, di discussione, di annotazione con i suoi leggeri colori, con i movimenti che sono sempre di cautela e comunque sempre legati a un dubbio, all'ansia di una scoperta, al timore anche di una sorpresa.

Paolo Volponi

Ceci non è stato soltanto l'artista intento a creare e a rendere visibile i suoi sogni ma è stato il testimone e il narratore delle ore e delle luci, e in fondo dello spirito di Urbino, quale è apparso e appare a quanti hanno passato la loro vita fra queste colline all'ombra dei Torricini.

Carlo Bo


 
 
 
 
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