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Lorenzo Rossi e la polemica sull'inceneritore

L'impianto d'incenerimento della "Hera" a Granarolo (Bologna).

Il rischio di ricaduta di prodotti tossici

Stiamo seguendo con molta attenzione, e non senza qualche preoccupazione, il dibattito apparso su alcuni giornali locali sulla possibile costruzione, nella provincia di Pesaro-Urbino, di un termovalorizzatore: termine politicamente corretto che identifica i moderni inceneritori di rifiuti. Ci è sembrato di capire che su questa ipotesi si trovano d'accordo sia la Provincia, sia l'Aspes, nella persona dei relativi presidenti, e l'amministratore delegato di Aspes Multiservizi Spa, che è il rappresentante di Hera Spa all'interno della “multi-utility” pesarese. Il vero ostacolo sembra sia una delibera della Regione Marche, che dà il via libera all'incenerimento dei rifiuti solo al raggiungimento del 35% di raccolta differenziata (limite minimo stabilito dal DPR 22/97 - decreto Ronchi). La localizzazione dell'impianto, la tecnologia da impiegare, il dimensionamento e la gestione sono problemi che si possono superare se esiste una forte volontà politica, dicono gli sponsor del progetto. Fra questi il presidente di Aspes  Rossi è più che mai convinto che non ci siano soluzioni migliori dell'incenerimento dei rifiuti, invita i politici a fare presto nel rimuovere lacci e lacciuoli, si auspica un nuovo Consiglio regionale pro-inceniritore e intanto pubblicizza l'impianto di Granarolo, posseduto da Hera Spa tramite una sua controllata.
[…] Dopo anni che gli ambientalisti spingono le amministrazioni locali ad adottare criteri più efficaci ed efficienti di raccolta differenziata integrata, sentiamo che l'unica soluzione alla crescente produzione di rifiuti è l'incenerimento. Ora che le principali discariche della provincia (Monteschiantello e Ca' Asprete) sono prossime all'esaurimento e ci si accorge che siamo vicini all'emergenza rifiuti, si cerca di far passare l'incenerimento come la soluzione più rapida, più economica, più vantaggiosa per le tasche dei cittadini. Dati tecnici e scientifici provano l'esatto contrario. Gli inceneritori sono impianti che, con la combustione, trasformano materiali intrinsecamente non tossici e non pericolosi, in prodotti tossici (ossidi di azoto e di carbonio, polveri sottili, idrocarburi policiclici, diossine…). Molte di queste sostanze sono stabili e si accumulano lungo la catena alimentare, per cui il rischio non dipende dalla loro concentrazione nell'aria, ma dall'accumulo progressivo nell'ambiente, nella catena alimentare e nei corpi dei consumatori finali. L'inceneritore proposto potrà forse rispettare i limiti imposti dalle leggi attuali in termini di emissioni, ma non vi sono garanzie che queste non siano dannose per la salute umana. Recenti studi sull'area dell'impianto di incenerimento di Besançon (Francia) hanno dimostrato una maggiore incidenza di tumori al sistema linfatico nelle zone di ricaduta dei fumi (fonte: rivista Epidemiology - luglio 2003). Le ceneri pari a circa il 30% del peso dei rifiuti immessi, i carboni attivi dei filtri, gli inerti nel caso di letto fluido e i fanghi di depurazione delle acque di trattamento dei fumi, contengono composti molto inquinanti che richiedono il ricorso a discariche speciali, la cui localizzazione e gestione presenta difficoltà notevolmente superiori ad una discarica per rifiuti urbani. Anche dal punto di vista energetico, tutte le analisi effettuate in modo corretto confermano che il sistema migliore di recupero energetico è il riciclaggio (si risparmia energia quattro volte di più di quella recuperata con l'incenerimento).
I dati di Legambiente, che per il decimo anno stila una classifica dei Comuni più "ricicloni" d'Italia, dimostrano che percentuali di raccolta differenziata superiore al 50% non sono più un'eccezione ed interessano ormai 507 comuni, che sono possibili quote di raccolta differenziata oltre l'80% anche in Comuni di medie dimensioni. Ovviamente occorre un'impostazione nuova nella raccolta dei rifiuti, non più grossi contenitori stradali e rare isole ecologiche, ma raccolta differenziata integrata domiciliare, o di prossimità, per i principali materiali (vetro, plastica, carta, organico, indifferenziato). Un impianto di incenerimento decreterebbe la morte del sistema di raccolta differenziata, dal momento che per funzionare in maniera economica avrebbe bisogno di importare rifiuti anche da fuori provincia. L'incenerimento è il frutto della filosofia dello spreco delle materie prime, dell'incremento dei consumi e degli imballaggi a perdere, della sottovalutazione dei rischi legati alla salute ed al clima. Il riciclaggio (insieme a riduzione e riuso) seguano la logica della moderazione negli stili di vita, del principio di precauzione, della salvaguardia dell'ambiente e della vita delle future generazioni.
Siamo convinti che per ridurre i rifiuti destinati allo smaltimento finale, le soluzioni sopra indicate sono più rapide, più economiche e più sicure, rispetto alla discarica o all'inceneritore. Queste tesi sono avvalorate anche dal Piano Energetico Regionale che, effettuata l'analisi energetica delle possibili frazioni dei rifiuti solidi urbani, indica nell'ordine di importanza le fasi attraverso le quali deve svolgersi la raccolta dei rifiuti: prevenzione, riutilizzo, riciclaggio e infine recupero energetico e smaltimento in discarica. Su questi temi siamo disposti a confrontarci con tutti i soggetti che hanno voce in capitolo, con l'unica pregiudiziale che si sgombri il campo da ogni ipotesi che non sia già parte di un programma già approvato in forma partecipata. Se invece qualcuno ritiene di poter decidere sopra la testa dei cittadini, le scriventi associazioni adotteranno ogni iniziativa possibile (a carattere non violento) per contrastare scelte scriteriate e pericolose per la tutela dell'ambiente e lo sviluppo del territorio.
Intanto alla Provincia chiediamo l'attuazione del Piano Operativo Provinciale sui rifiuti, approvato nel 2001 ma mai avviato. Alla Regione chiediamo il rispetto del vincolo del 35% di raccolta differenziata, come media regionale, prima di valutare ogni altra ipotesi di smaltimento. Ai Comuni chiediamo il potenziamento delle raccolte differenziate e l'avvio di raccolte domiciliari a carattere sperimentale, e dove queste hanno dato risultati positivi (come a Fano), l'ampliamento delle stesse a tutto il territorio comunale.

La Lupus in Fabula
Legambiente Pesaro
Wwf - Marche
G.l. Greenpeace Urbino


Per gestire i rifiuti,
ridurli alla fonte

Da anni gli ambientalisti ed alcuni partiti premono per una gestione sostenibile dei rifiuti. Le aziende multiservizi ed i sindaci hanno fatto finta di niente, investendo pochissimo nella raccolta differenziata; e oggi ci vengono a dire che le discariche si stanno saturando, che siamo in emergenza e che l'unica soluzione è la costruzione di un inceneritore. L'ipotesi naturalmente è caldeggiata da organizzazioni direttamente interessate all'affare, tra cui Hera, la Società privata emiliano-romagnola che si è comprata una fetta di Aspes, che progetta di controllare il mercato dei servizi nella nostra provincia e che già oggi vuole delinearne la politica. I nostri politici, rinunciando a fare il loro lavoro, prendono direttive da Bologna.
Rispetto alla gestione dei rifiuti ci sono due strategie che fanno riferimento a due impostazioni culturali opposte. La prima dice che il sistema di sviluppo attuale non è sostenibile, che le risorse e la capacità di sopportazione dell'ambiente hanno dei limiti. Gran parte dei rifiuti potrebbe essere ridotta a monte con una politica adeguata e con un lavoro di sensibilizzazione. In questo modo si eviterebbe lo spreco di risorse preziose e sempre più rare (basti pensare al petrolio) e l'inquinamento dovuto allo smaltimento. Questa concezione ritiene quindi che la gestione dei rifiuti debba partire dalla loro riduzione alla fonte (e anche gli enti locali possono fare molto in questa direzione); che in secondo luogo occorra recuperare e riciclare la materia per nuove produzioni e che solo in ultima istanza si possa pensare allo smaltimento.
L'altra concezione è vecchia di cent'anni, ma ancora domina tra i politici di destra e di sinistra: poco ci importa del futuro del pianeta, dello spreco delle risorse e della salute dei cittadini, piuttosto che fare uno sforzo politico ed educativo costruiamo un inceneritore. Queste due concezioni sono inconciliabili.
I politici a volte si scordano di farsi alcune domande importanti: una volta bruciato il rifiuto cosa resta? La materia non si crea e non si distrugge: resta un 30% di materia altamente tossica che va comunque smaltita in discariche speciali e un'altra frazione si libera nell'aria, a volte anche come diossina. Poi ti dicono: gli inceneritori moderni sono sicuri. Questo è vero se la manutenzione viene fatta con scrupolo; peccato che tante esperienze in Italia dimostrano che i controlli sono insufficienti e tanti cittadini respirano fumi velenosi. L'altra cosa simpatica è che spesso questi inceneritori sono costruiti con grossi investimenti pubblici, e poi, come al solito, i profitti vanno ai privati, ma nessuno conteggia i costi ambientali e sanitari (tanto li pagano i cittadini). Se vogliamo parlare di rifiuti facciamolo raccontando tutta la verità, e non solo una parte.

Michele Altomeni
Presidente Prima Circoscrizione Fano


Lavoro nell'interesse della comunità

Finalmente su temi sollevati, qualcuno risponde. Mi sembra tuttavia che qualcuno sia rimasto vittima di un percorso “politically  correct” che guarda con sospetto alle ragioni degli altri, salvo una: quella sua. Tuffarsi in mare, quando questo è possibile, significa entrare in comunicazione con tutto ciò che sta sotto il sole, da non confondersi con “fare il morto” come qualcuno pretenderebbe.
A questo punto mi sembra banale dire da che parte sto; ma visto che uno sforzo per schierarsi ogni tanto bisogna pur farlo, dico semplicemente che sto dalla parte di chi non specula, non gioca e non fa politica con argomenti che la politica dovrebbe affrontare con molta più serenità e serietà. Non ci sono interessi di Hera da difendere e comunque in ogni caso non spetterebbero alla mia figura. Sono il presidente della Aspes Multiservizi tutta, anche se sono espressione della parte pubblica della Società e non lo ho mai dimenticato; anche se questa funzione può essere svolta in tanti modi, io la interpreto in maniera imprenditoriale, e comunque sempre negli interessi della comunità.
Ci sono esigenze da affrontare perché siamo in emergenza, al di là delle scelte che la politica (istituzioni) dovrà fare (discarica o termovalorizzatore): anche perché servono entrambi. Continuare a sostenere da chicchessia, a cominciare dalla Regione, che realizzare un termovalorizzatore significa non fare più raccolte differenziate è una bugia grossolana, un approccio sbagliato di chi non conosce il settore. Sul tema della raccolta differenziata noi continueremo il nostro impegno, anzi lo aumenteremo. Ho già comunicato che a novembre presenteremo un progetto che ci porterà nell'arco di un quadriennio a percentuali significative oltre il 35%; oggi siamo al 22%, mentre a livello provinciale si è al 13,6%.
La Regione Marche sarebbe meglio che mettesse in campo una politica sui servizi pubblici locali, come già altre Regioni hanno fatto, piuttosto che intervenire con posizioni oscurantiste e fondamentaliste (il termovalorizzatore come ultima ipotesi possibile). Noi, come soggetto gestore della politica ambientale in tema di raccolta spazzamento e smaltimento dei rifiuti, abbiamo posto all'attenzione delle istituzioni i nostri problemi, che sono i problemi di una comunità che partono dalle disposizioni nazionali (Ronchi) e dagli strumenti programmatici approvati dalla Provincia di Pesaro e Urbino (piano provinciale dei rifiuti – piano energetico provinciale). Non ci sono impianti di smaltimento di destra o sinistra (Lombardia 13 impianti, Emilia Romagna 8). Non risulta, peraltro, che a Brescia, dove è in funzione il più grande termovalorizzatore italiano, i cittadini abbiano specifici problemi di salute o che lamentino disagi di carattere ambientale; al contrario, possono sfruttare i vantaggi derivanti dal sistema di teleriscaldamento che permette di evitare le emissioni, queste sì rilevanti, dovute a  molti impianti di riscaldamento domestico.
Non sono disponibile ad essere considerato, per il solo fatto di proporre soluzioni impiantistiche innovative che in tutto il  mondo ci sono, come un presidente inquinatore della propria comunità. Chi mi conosce sa che sono altre le motivazioni che mi portano a sostenere delle scelte piuttosto che altre. Ho già detto da tempo che nel nostro Paese le tariffe (acqua-rifiuti) tenderanno ad aumentare rispetto al gas ed energia. Questa è l'unica motivazione che mi spinge a sostenere una tesi piuttosto che un'altra. Scusate se è poco!

Lorenzo Rossi
Presidente
Aspes Multiservizi


 
 
 
 
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