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Novembre 2004 / Lettere e Arti
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Professioni allo Specchio: Il Libraio

Matteo Casalino, titolare della Libreria Campus di Via Rossini a Pesaro, in mezzo ai suoi gioielli.

L'ODORE DELLA CARTA STAMPATA

Ernest Hemingway diceva che metà degli italiani scrive (testi inediti N.d.R.) e l'altra metà non legge. Secondo alcune stime approssimative, ci sarebbero in Italia almeno 1.500 librerie (più un numero imprecisato di carto-librerie) che vendono complessivamente 70 milioni di copie all'anno. Non sarebbe neanche troppo male, perché equivale a 1,2 libri per ogni italiano; ma la statistica somiglia molto alla famosa “media del pollo” della poesia di Trilussa, perché per una persona che compra 20 libri all'anno, ci sono venti persone che ne comprano zero. Come accade per la vendita dei quotidiani, anche la vendita dei libri rimane stabile nei decenni, nonostante l'incremento della popolazione: è sempre la stessa tipologia sociale a sostenere l'editoria.
Con questa confortante premessa il titolare della libreria Campus di Pesaro, comincia a raccontarmi il mestiere del libraio. Matteo Casalino ha 59 anni, atleticamente ben portati: con un metro e ottantasei centimetri di altezza per un numero imprecisato – ma non eccessivo – di chili. E' un piemontese di Vercelli, anche se è nato a Cento da un padre calciatore (ala tornante della gloriosa Pro-Vercelli) e una madre emiliana. Anche lui ha giocato un po' al calcio da ragazzo, poi ha fatto tanti altri sport (alpinismo, trial in motocicletta, judo, karate) e tanti mestieri: a cominciare dalla principale attività nel campo turistico immobiliare, svolta con successo tra Torino e Aosta. Nel tempo libero ha persino studiato, nelle scuole regolari e soprattutto come autodidatta, frequentando da esterno i corsi di filosofia e di matematica all'Università di Torino: forse anche per stare vicino a Silvia, la sua ragazza, brillante laureata in Lettere e poi insegnante per tutta la vita (adesso legge i libri anche per lui, in modo da poter consigliare i clienti). Si sono sposati giovanissimi e hanno due figli trentenni, a loro volta laureati in discipline umanistiche: Anna Lisa, molto impegnata nel sociale con la cooperativa “Il Labirinto”; e Francesco che è anche socio della nuova libreria.

La marcia su Pesaro

Casalino ha vissuto con partecipazione rivoluzionaria il periodo “sessantottino”. Poi, nonostante la relativa agiatezza economica assicurata dal suo lavoro, ha sentito una prepotente vocazione verso il mondo della librerie. Con questo chiodo fisso in testa, si mette a frequentare per più di tre anni gli editori, i distributori e i librai, in cerca di uno sbocco professionale. Finché un responsabile delle “Messaggerie Italiane” (la più importante Società di distribuzione in Italia) gli consiglia Pesaro come la città più adatta per dar vita all'impresa: visto che allora era tra le più depresse del centro Italia come vendita di libri. Il 3 agosto 1976, insieme a un amico di Vercelli, apre la sede della Campus in Via Rossini (con appena 5.000 volumi sugli scaffali) nello storico palazzo dei Gallucci, subentrando a un negozio di alimentari. Dopo ventotto anni è ancora lì, anche attraverso qualche vicissitudine poco allegra, come un incendio di qualche anno fa e una temporanea ospitalità presso lo spazio espositivo dell'ex convento di San Domenico di proprietà comunale. Sono passati a trovarlo molti grandi personaggi: l'editore Giulio Einaudi, il filosofo Emanuele Severino, lo storico – e allora presidente del Senato –  Giovanni Spadolini, che ne ha approfittato per comprarsi mezzo milione di libri, rifiutando anche lo sconto. Gli hanno fatto visita, o si sono intrattenuti a firmare le copie dei loro libri, Dario Fo, Umberto Eco, Aldo Busi, Vittorio Sgarbi, Luciano De Crescenzo, Raffaele Crovi: quest'ultimo molto colpito dallo slogan  “Libriamoci”, nel manifesto ideato da Paolo Teobaldi.
Nel frattempo ha aperto una succursale in Viale Trieste, gestita dal fratello Renzo, e ora – grazie alla creazione di una nuova Società insieme al gruppo riminese “Opportunity Book”– si trasferirà di pochi metri (probabilmente il secondo sabato di novembre), andando ad occupare gli spazi dell'ex Dimar: 250 metri quadri che gli permetteranno di triplicare la sua attuale superficie e di tenere 80 mila volumi sugli scaffali a disposizione dei lettori pesaresi.

I sogni degli scrittori

I tremila editori italiani (grandi, piccoli e… micro) pubblicano 30 mila nuovi titoli all'anno, esclusi i testi scolastici e specializzati, che forse raddoppiano questa cifra. Ci sono i grandi best sellers (Eco, Tamaro, Grisham, Wilbur Smith, i volti famosi della televisione…) capaci di bruciare centinaia di migliaia di copie in pochi giorni; ma in generale la vendita dei libri, anche di scrittori affermati o addirittura di Premi Nobel, non raggiunge le tremila copie. Facendo una media generale tutto compreso, ogni libro vende 300 o 400 copie. All'editore, dopo aver remunerato i distributori, i librai e l'autore, resta circa il 45% del prezzo di copertina con cui sostenere tutti gli altri costi e garantirsi un margine di profitto. 
In questo quadro, provate a immaginare quante probabilità ha un autore esordiente di pubblicare un suo libro e soprattutto di venderlo. Questo spiega la diffusione di piccolissime imprese editoriali che accettano di stampare opere di narrativa e di poesia, incoraggiando i sogni di gloria degli aspiranti scrittori e facendogli pagare praticamente tutto il costo, senza alcuna possibilità reale di diffusione e di vendita. Per questo Casalino, senza mezzi termini, scoraggia tutti quelli che vanno a chiedergli consiglio circa la pubblicazione dei loro scritti: “Prima provate a mandarli in visione a qualche editore di livello nazionale. Se le risposte sono negative, chiedete un preventivo alle tipografie locali e fatevi stampare qualche centinaio di copie a vostre spese, da distribuire a parenti, amici e conoscenti: vi costerà molto meno e otterrete esattamente lo stesso risultato”.

Nino Luciferi


 
 
 
 
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