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Ospedale San Salvatore: due diversi punti di vista

Le piorità sono altre

Credo che sia utile aprire un dibattito anche sullo "Specchio della città" riguardo alla Scuola internazionale per la Talassemia e il futuro dell'Ospedale San Salvatore di Pesaro.

  1. La "talassemia maior", che è la forma mortale dell'anemia mediterranea, è una malattia rarissima nei Paesi occidentali. In Italia i casi autoctoni sono poche decine e penso che in tutte le Marche non ce ne sia nessuno. Negli USA ad esempio gli ammalati gravi di talassemia non sono più di 1.000. La malattia colpisce quasi esclusivamente i popoli del sud-est del Mediterraneo (Egitto, Libano, Palestina) e medio-oriente (Iraq, Iran, Arabia) fino all'India e Pakistan. Il problema talassemia non è pertanto un problema di Pesaro.

  2. Il reparto di ematologia di Pesaro, per merito del prof. Lucarelli e del suo staff, ha acquisito un'esperienza unica in materia perché il trapianto di midollo osseo può guarire completamente la malattia, anche se esistono altre tecniche curative alternative in uso e in sperimentazione. La Scuola deve avere pertanto una finalità didattica temporanea per addestrare i medici dei Paesi interessati, affinché applichino i trapianti dove c'è la malattia, piuttosto che spostare gli ammalati (di solito finora solo quei pochi ricchi o fortunati che sono approdati negli ultimi trent'anni a Pesaro). I costi della terapia della talassemia sono molto alti ed è a tutti nota l'estrema necessità di trapiantare in Italia ben altri organi (reni, cuore, polmoni) piuttosto che midolli.

  3. La Scuola pertanto, a mio parere, deve essere interamente a carico del Ministero degli Esteri e della Sanità, perché ha solo una finalità umanitaria e di cooperazione internazionale, giustamente, al di là degli steccati razziali e ideologici: bambini palestinesi, ebrei o iracheni senza differenze. L'iniziativa umanitaria, tra l'altro, costerebbe forse meno e sarebbe più efficace se la squadra ematologica pesarese si spostasse a turno nei Paesi colpiti.

  4. I bilanci sanitari delle regioni, comprese le Marche, sono in pesante deficit e non si capisce perché la sanità pesarese e marchigiana debbano ulteriormente indebitarsi, quando le urgenze sanitarie sono ben altre. Ricordo solo, dopo i trapianti renali, la radioterapia oncologica, la sclerosi multipla o la sclerosi laterale amiotrofica, gravi malattie rare ma ben più frequenti in Italia della talassemia. Le Marche sono poi ancora molto carenti nella cura e gestione degli anziani dementi e le decine di milioni di euro assegnati all'ematologia possono risolvere migliaia di situazioni di malattia di Alzheimer.

  5. Molti cittadini, compresi vari medici del San Salvatore, pensano che trasformare l'Azienda Ospedaliera (che ha già una sua autonomia gestionale nell'ambito della sanità marchigiana) in IRCCS sia una fortuna da non perdere, quasi che automaticamente, cambiando etichetta, l'ospedale spicchi un salto di qualità e arrivino a pioggia milioni per cambiare tutto in meglio. L'esperienza purtroppo non insegna questo. Quando il San Salvatore, più di 10 anni fa, divenne un'azienda staccata dalla ASL, furono accampati i meriti scientifici e ambientali di tre reparti: l'ematologia che n'aveva e ne ha di indiscutibili; la nefrologia chirurgica, reparto fantasioso che avrebbe realizzato rapidamente trapianti renali, ma che esistette solo sulla carta per qualche anno; e il dipartimento d'emergenza che allora non c'era neppure e che sta rendendosi concreto solo ora. Sarebbe lo stesso per l'Istituto scientifico, per fare il quale non basta l'etichetta, ma occorrono tanti soldi, spazio, addestramento del personale, ecc. I miglioramenti dell'ospedale sono stati lentissimi, anche se di buon livello, in un cammino decennale irto di difficoltà economiche e strutturali, per l'impegno costante del direttore e la volontà degli amministratori. Questo lo dico perché non si pensi che non voglia riconoscere il grande valore dei colleghi ospedalieri e le caratteristiche di "eccellenza" del San Salvatore che dagli stessi viene paragonato, senza falsa modestia, al Policlinico San Matteo di Pavia e all'Ospedale Maggiore di Milano.

  6. Gli IRCCS diventeranno presto "Fondazioni", cioè vi entreranno soci privati che "filantropicamente" si accolleranno i costi dell'Ospedale (forse qualcuno pensa ancora che la sanità faccia guadagnare!). Riflettano i medici che in buona fede si pronunciano per l'IRCCS. Da che mondo è mondo i privati vogliono "guadagni privati" e "pubblici deficit" (la Fiat insegni!). Gli enti morali che finora hanno aiutato il San Salvatore, vedi Fondazione Cassa di Risparmio e banche, stanno finendo tutte in mano a gruppi bancari del nord ai quali Pesaro interesserà ben poco. I benefattori locali non sono più quei pochi che cent'anni fa hanno fondato disinteressatamente l'ospedale; oggi i privati (penso ai big dell'edilizia) potranno occuparsi dell'ospedale più per l'enorme valore commerciale dell'area, che per altro. Operazioni disinvolte di permute "oscure", oggi che la Legge è uguale per tutti, ma che per alcuni è diventata "ancora più uguale", sono ipotizzabili e facili nell'ambito di una "Fondazione"; cosa impossibile finché il San Salvatore resta un'azienda pubblica, inserita nella sanità marchigiana, con la realizzazione, questa sì urgente, della radioterapia oncologica, della cardiochirurgia, della neurochirurgia. Le altre poche risorse vanno indirizzate "sul territorio" per assistere a domicilio gli anziani, per accogliere gli ammalati di Alzheimer in residenze adeguate, per intensificare la medicina preventiva. Quanto amianto fortemente cancerogeno, sparso nelle tettoie di eternit di tutta Pesaro, si toglierebbe con un decimo dei miliardi spesi e da spendere per la talassemia?

  7. Infine, non sarebbe ora di smettere con queste diatribe che hanno distolto l'attenzione da altri problemi cittadini più gravi e urgenti, giovando solo ai professionisti della politica e della confusione?

Luciano Baffioni Venturi

 

 

Una straordinaria opportunità

Raccolgo con gratitudine l'invito de Lo Specchio della città, ad intervenire sulla proposta di trasformare l' "Azienda Ospedaliera San Salvatore" in "Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico".

Uno degli aspetti più sorprendenti di questa vicenda è quello di una contrapposizione netta in oppositori tenaci e in sostenitori altrettanto tenaci. Un altro aspetto altrettanto sorprendente è stato lo spazio enorme dato alle posizioni ideologiche-aprioristiche, in una questione prevalentemente di tipo tecnico-giuridico e nell'ambito di questo aspetto, che ha trascurato vistosamente un'informazione di merito e al plurale, si è poi consumata la parte più confusa e triste del dibattito.

Le posizioni "ideologiche-aprioristiche" più frequenti sono sostanzialmente quelle che seguono, variamente assemblate, secondo le circostanze:

  1. l'Ospedale diventa privato;

  2. l'Ospedale non avrà le risorse promesse e, alla fine, fallirà (gli esempi chiamati in causa sono stati, costantemente, di realtà in declino);

  3. l'Ospedale non è all'altezza della proposta (i dati affermano il contrario);

  4. il mondo professionale "si è montato la testa" (chi lo afferma, tra l'altro, chiarisce a tutti di non saper fare una ricerca bibliografica);

  5. si consumano risorse per problemi sanitari che non riguardano "noi".

La verità è invece che la trasformazione del San Salvatore in IRCCS, rappresenta un'opportunità straordinaria per realizzare prestazioni di cura sempre più qualificate ed aggiornate anche attraverso un supporto tecnico e scientifico che favorisce la formazione continua ed il miglioramento. Il San Salvatore possiede già le condizioni per la trasformazione in IRCSS, come dimostrano tutti gli indicatori di efficienza, dalla complessità della casistica trattata, alla maggiore appropriatezza dei ricoveri, sino alla diminuzione della mobilità passiva e delle liste di attesa.

I dubbi sulla privatizzazione dell'Ospedale sono infondati. Infatti la possibilità eventuale di trasformare un IRCSS in fondazione richiederebbe necessariamente l'intesa con la Regione interessata, ossia un accordo Stato-Regione. La trasformazione in IRCSS, farebbe entrare il San Salvatore nel novero degli ospedali di eccellenza, con diritto alla erogazione di un finanziamento statale aggiuntivo a quello regionale, finalizzato allo svolgimento della attività di ricerca. Un "IRCSS San Salvatore polispecialistico", aggiungerebbe ai circa 95/100 milioni di euro/anno conferiti dalla Regione per l'attività ordinaria e di alta specialità, ulteriori 8/10 milioni di euro/anno (circa) per i programmi di ricerca di base e finalizzata, ulteriori 11 milioni di euro/anno per il Progetto Internazionale Talassemia già stanziati nel collegato alla finanziaria ed ulteriori 1,5 milioni di euro/anno per gli aspetti formativi della Scuola Internazionale disponibili per deliberazione del Ministero degli Esteri.

Concludendo questo intervento, non posso fare a meno di riflettere sulla caratteristica straordinaria di questa vicenda, una vicenda che trae le sue origini da un'esperienza locale ed è giunta ad assumere una valenza che non ha confini, riuscendo a coniugare tra loro, in modo insolito, ma perfetto, due obiettivi ritenuti in conflitto tra loro: la solidarietà e il profitto. All'Azienda Ospedaliera di Pesaro (ma alla città tutta e alla stessa Regione) è offerta, infatti, l'opportunità di realizzare un Progetto internazionale assistenziale e formativo che porta:

  • salute a migliaia di bambini ed adolescenti talassemici;

  • formazione per decine di operatori sanitari stranieri;

  • solidarietà ad altri Paesi e quindi ruolo internazionale a Pesaro;

  • sviluppo della eccellenza dell'attività dell'Ospedale;

  • stimolo al miglioramento scientifico e clinico del mondo professionale pesarese;

  • inserimento tra gli interlocutori nella programmazione sanitaria non solo regionale ma nazionale;

  • finanziamenti finalizzati a progetti specifici, aggiuntivi delle normali risorse assegnate;

  • possibilità di ricaduta positiva su tutto l'Ospedale, basti pensare alla possibilità di investire le risorse sui Servizi;

  • possibilità di accedere a finanziamenti degli Stati beneficiari del Progetto internazionale;

  • possibilità di accedere ai finanziamenti della Comunità europea;

  • realistica possibilità di avviare le attività nuove, per ora solo ipotizzate dalla programmazione sanitaria regionale, quali la cardiochirurgia e la neurochirurgia.

Attività che è difficile credere che possano iniziare, considerato che le risorse che stanno per essere assegnate dalla Regione all'Azienda Ospedaliera San Salvatore, sembra saranno le stesse assegnate per il 2002, quindi già insufficienti anche al puro mantenimento delle attività già avviate. Il tempo stringe e il momento in cui non sarà più possibile far altro si avvicina rapidamente.

A tutta la città auguro che prevalga la volontà di realizzare il meglio per tutti che è poi, ancora una volta nella storia dell'uomo, la concreta intelligenza di veder le cose "al di là del proprio naso".

Giuseppina Catalano
Direttore
Dipartimento di Onco-Ematologia
Ospedale San Salvatore
Pesaro

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 
 
 
 
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