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Beppino Englaro: un eroe involontario


Bertolt Brecht ha scritto: “Beato quel popolo che non ha bisogno d'eroi”. Questa frase mi piace interpretarla così: “Beato quel popolo che non ha bisogno di singoli che si sacrifichino a nome della collettività”. Il grande drammaturgo tedesco si riferiva, secondo me, a una società con un livello di coscienza e di consapevolezza civile, politica e culturale tali da non aver bisogno di esempi eccezionali per essere guidata.
La tragedia della figlia Eluana ha reso Beppino Englaro un eroe suo malgrado. E' stato violato e violentato, e qualche volta anche moralmente linciato. Qualcuno è stato capace di scrivere sui muri frasi come “Beppino Englaro boia”, in buona compagnia di certa stampa che, cinicamente, non si è fatta scrupolo di dipingerlo come una specie di assassino della figlia. Quest'uomo è invece andato incontro a questo finale doloroso per proteggere la propria famiglia. Quanto durano 17 anni lo sanno solo lui e sua moglie. Come si trasforma un corpo giovane e bello, alimentato da un sondino in 17 anni, solo loro potrebbero raccontarlo. Ha permesso alle televisioni di mostrare solo il volto ed il corpo di sua figlia giovane, non quello devastato dalla lunghissima ed incosciente degenza. Avrebbe potuto condurla fuori dell'Italia, come fanno in tanti, e farle somministrare la “dolce morte”. Nessuno ne avrebbe parlato. Invece è rimasto nel suo – e nostro – Paese per esercitare una dolorosa azione giudiziaria durata dieci anni. Ha lottato da solo contro tutti. La politica si è mossa quando ormai era troppo tardi.
Ora che il triste evento si è concluso, Beppino Englaro ha ottenuto, per tutti noi, che il Parlamento legiferi in questa materia. Ecco in cosa consiste l'atto eroico che gli rende onore. Finalmente, grazie al suo gesto, il Parlamento procederà ad una sensibile e consapevole riflessione comune sui confini che devono esistere fra la vita e la morte. Verranno affrontati, e speriamo risolti adeguatamente, i problemi legati al cosiddetto accanimento terapeutico. Anche la Chiesa, su questo punto, concorda con la morale laica: nel caso di Eluana, i cattolici erano contrari alla sospensione dell'alimentazione e dell'idratazione perché li considerano atti naturali dovuti, che non rientrano nel concetto di terapia.
Secondo me, deve essere rispettata la volontà del paziente il quale, mantenuto in vita con rimedi farmacologici o supporti tecnologici che non servono a bloccare la malattia, rifiuta le cure e decide di aspettare la propria fine; quando la volontà di una persona viene espressa, in piena coscienza e nel pieno delle sue facoltà. Di questo tratta il cosiddetto “testamento biologico”, cioè quel documento scritto che avrebbe valore proprio quando il paziente è in agonia, in stato di coma o comunque in una situazione di impossibilità a decidere. In questo caso, la famiglia deve essere vicina al malato e battersi al suo fianco, senza anteporre sentimenti egoistici e false illusioni. Le cure ostinate che prolungano solo i tormenti fisici e psichici, rinviando di poco il momento del distacco, devono essere portate avanti esclusivamente con il consenso del malato. Lui, e solo lui, ha il diritto di decidere quando morire, se questo è l'epilogo annunciato. Spero che grazie a Beppino Englaro, tutti potremo finalmente esercitare questo diritto.

Stefano Giampaoli


 
 
 
 
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