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Marzo 2006 / Opinioni e Commenti
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La mia esperienza con le droghe

Il primo incontro “forte” con l'alcool lo ebbi a 16 anni. Suonavo ad una festa privata e uno degli organizzatori cominciò a somministrarmi whisky e birra dicendo che avrei suonato meglio. Dopo due ore avevo vomitato anche l'anima ed il mal di testa mi durò due giorni. Da allora l'odore dello whisky mi dà la nausea e ho condotto una vita quasi da astemio. Dico “quasi”, perché un po' di vino fa bene ed è consigliabile a tutti in dosi moderate. Curiosità della natura: vi sono alcuni soggetti che, probabilmente su base genetica, hanno una attrazione fortissima per l'alcool, ed è così che in Italia abbiamo dai 20 ai 30 mila morti all'anno per cirrosi epatica alcolica. Ma nessuno ne parla.
La prima e unica sigaretta l'ho fumata alla festa conclusiva dei cinque anni di liceo. L'esperienza fu sgradevole e devo ancora capire perché c'è tanta gente che si sforza per acquisire un vizio che nella maggioranza dei casi segna la lunghezza e la qualità della vita. Nello stesso periodo arrivò il primo spinello, portato da un amico romano proveniente da un liceo che a quel tempo era all'avanguardia in tutto. Al di là di una leggera ubriacatura, “i derivati della canapa hanno effetti simili all'alcool, senza averne la tossicità” recitava il mio libro di farmacologia; era più la complicità della trasgressione che gratificava, anche perché se non si fa nulla, più che altro viene da dormire. Il rito della “canna” che gira fra amici si ripete da decenni milioni di volte in tutto il mondo e ha lo stesso significato socializzante del bicchiere di vino bevuto insieme. Da segnalare è l'effetto “dilatazione del tempo” che, quando si fa l'amore, può regalare degli orgasmi prolungati e molto piacevoli. E' sconsigliabile però farlo di abitudine, perché lo “spino”, come tutte le droghe, può attentare a quella nostra fragile caratteristica di maschietti che chiamiamo virilità.

Dall'LSD all'eroina

Qualche mese dopo qualcuno mi regalò  una compressa di LSD, così almeno mi disse. Dopo aver letto qualcosa di Hoffman, colui che lo sintetizzò e lo sperimentò assieme ad altri intellettuali negli anni ‘60, lo provai con la mia fidanzata del tempo. Era un bel pomeriggio d'estate. Andammo sul San Bartolo (allora era facile, non c'era la villa di Pavarotti) e attendemmo gli effetti che però tardavano. Dopo un paio d'ore ce ne andammo un po' delusi e sulla via del ritorno - lei era di Villa Fastiggi - vedemmo al lato della strada una donna che aspettava il bus. La cosa ci fece ridere. Alla seconda fermata, alla vista di un'altra donna che aspettava, scoppiammo in una risata incontenibile che durò come mai mi era successo e mi succederà poi. Ancora non so se fu l'effetto di una qualche ignota sostanza o l'essere stati insieme un pomeriggio d'estate sul San Bartolo: fatto sta che tutte le volte che ci ripenso mi viene il buonumore.
L'eroina me la fece provare poco prima di laurearmi una mia ex. Dopo la “pera” lei mi disse che le era piaciuto. Io, come era previsto dalle mie conoscenze di farmacologia, non provai nulla e non potei non pensare, come per il tabacco, che affaticarsi tanto per acquisire una dipendenza non mi sembrava molto saggio. La rividi qualche volta gli anni seguenti; di quella volta non ne parlammo affatto e capii che per lei era un'esperienza chiusa.

Cocaina e Ecstasy

La cocaina me la portò un mio amico molto effervescente quando ero già regolarmente sposato. Suonavo in un locale e comunicai alla cameriera che simpatizzava per me che finito di lavorare avremmo avuto un'esperienza speciale. Avevo messo la bustina con la polvere nelle mutande e, quando la tirai fuori, era tutto una zuppetta inservibile. Il punto di fusione della cocaina supera i 200° C e, pur essendo a quel tempo un ottimo musicista, i miei attributi non potevano raggiungere quella temperatura. Era il “taglio” che si era liquefatto. La serata andò ugualmente bene. Una volta successiva riuscii a utilizzarla. Ero con due amiche e facemmo l'amore tutto il pomeriggio. Ancora però mi domando se fu il farmaco o la situazione stimolante a realizzare l'evento, perché quando ripetei l'esperienza “sesso e coca” qualche anno dopo, il pippo non ne volle sapere. Capii che queste esperienze mi potevano bastare.
Invece ho un bel ricordo delle notti passate sotto l'effetto della fendimetrazina (Plegine), un anoressizzante dai forti effetti stimolanti ora non più in commercio. Ero molto innamorato della donna che poi sarà la madre dei miei figli e ogni secondo rubato al sonno era un tripudio di vita e di gioia vissuto insieme. Però poi lavorare e studiare di giorno era una pena e capii che anche questa esperienza  poteva bastare. Dell'ecstasy, la droga che a sentire i giornali sta dilagando ovunque, nemmeno l'ombra. Malgrado abbia girato i luoghi più diversi mai nessuno che me l'abbia offerta. Esiste davvero?
In realtà, malgrado le esperienze vissute, modificare il mio stato di normalità non mi piace, tanto che da anni non bevo più neanche il caffè. E a questo proposito vorrei dare un consiglio a tutti coloro che spendono capitali in cocaina: smettete con la coca e col caffè, astinenza totale per almeno due mesi. Poi fatevi una tazzina di caffè (o meglio, una moretta fanese) e avrete lo stesso effetto euforizzante. Consiglio pure agli eroinomani di sostituire l'ero con mezz'ora di corsa quotidiana in quanto si ottiene ugualmente una discreta scarica di oppiacei (endogeni, questa volta, le endorfine). Si tratta pur sempre di una dipendenza (io stesso ammetto che il fine settimana tendo ad aumentare i tempi), ma non costa nulla.

Una riflessione conclusiva

E' stata approvata recentemente dal Parlamento una legge contro la droga che, assumendo la logica delle quantità limite di possesso personale, può equiparare il consumatore allo spacciatore. Premesso che uno Stato che ficca il naso nella vita privata del cittadino alla ricerca di presunti vizi non è gran bella cosa, l'esperienza scientifica internazionale e - in tutta modestia - la mia personale, portano alla convinzione che:
1. La miglior prevenzione è un'informazione realistica e non terroristica.
2. L'approccio “tutto buono o tutto cattivo” è fuorviante dato che per la maggior parte delle sostanze la tossicità è data dalla quantità (l'alcool a piccole dosi è addirittura benefico per la salute).
3. Per  molte sostanze è lo stato di illegalità che aumenta il rischio (ad esempio a causa del taglio l'eroinomane non sa mai cosa e quanto si inietta e l'overdose è sempre in agguato).
4. L'approccio poliziesco aumenta il numero dei carcerati per “fatti di droga”, ma non riduce le patologie correlate all'abuso.

Claudio Mari

Vista la delicatezza di questo argomento, “Lo Specchio” sarà lieto di ospitare altre opinioni dei nostri lettori per allargare il dibattito agli aspetti giuridici, politici e sociali del fenomeno “droga”. Pubblicheremo nel prossimo numero i commenti più significativi.


 


 
 
 
 
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