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Marzo 2003 / Lettere e Arti
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Tutti gli sport dei Piceni

Una mostra al Museo Archeologico di Ancona

La mostra "Lo Sport nel Piceno Antico", allestita nel Museo Archeologico di Ancona nel quadro di una esposizione nazionale di temi museali riguardanti l'Italia antica, si chiuderà il 31 marzo prossimo. Interessante per una infinità di informazioni sulla storia antica dello sport, sulle ubicazioni dei ritrovamenti, sui musei regionali marchigiani che li conservano. Non voglio qui ricordare tutto ciò che è stato proposto, ma solo quanto mi ha maggiormente incuriosito per spingere a visitarla quanti non l'abbiano fatto ancora.

Grazie al delizioso "cratere" di Sirolo-Numana, risalente al V secolo a.C., ora so che le gare podistiche non le facevano solo gli uomini, ma anche le donne, nonostante l'impaccio delle lunghe vesti… Le braccia, in corsa, sollevate di qua e di là ma sempre aggraziate.

Le corse sui cavalli potevano interessare le donne come spettatrici. Le notizie storiche che si sono lette, tante: le donne sabine, convenute al di qua del Tevere, proprio per vedere dei giovani romani esercitarsi sui cavalli, furono, poi, da questi rapite. Il pericolo non era stato tenuto presente. Il cavaliere abbracciato al cavallo doveva eccitarle, in una visione d'intelligenza e di animalità unite insieme. Ma sempre è stato così: negli ippodromi di fine Ottocento forse che non s'incontravano belle signore, anche sole, incantate dai fantini?… Ma torniamo a rievocare. Le donne picene erano anche capaci di organizzarle queste gare, come lo era certamente la così denominata "Signora di Numana", proprietaria di scuderie. Ed è proprio la sua tomba, risalente al VI secolo a.C. che illustra questo hobby con significativi bassorilievi. I cavalli erano un'occasione per fare acrobazie, per cui spettatori e spettatrici probabilmente impazzivano… Sul coperchio di una "coppa", fine VI secolo, ho visto un corridore in piedi, gambe leggermente divaricate, sul dorso di due cavalli in corsa, accostati. Tutto in tensione, con le braccia stese innanzi, forse per recuperare l'equilibrio. Su di un'anfora un giovane cavaliere è ritratto mentre scende da cavallo, scivolando e protendendo le gambe per terra. Conosco la spiegazione di questa posizione ed ho sorriso: le staffe che aiutano a scendere in altro modo, non erano ancora conosciute.

Il gioco della palla era praticato da entrambi i sessi. Un anonimo quanto bravo decoratore ha fissato un gesto di perizia sportiva: un palleggio fatto da un giovane, quasi di fianco-spalla. La boxe era praticata solo dagli uomini. Allora dagli sport pesanti le donne si sottraevano? E no! Sul manico di una "cista" di bronzo, III secolo a.C., rinvenuta nel territorio di Ascoli Piceno, ho visto una coppia promiscua in un avvinghio di lotta: un maschio nudo e una ragazza in monochini, con due seni acerbi. Ho pensato alle corporature muscolose, niente affatto dolci delle donne di oggi che praticano atletica. La lottatrice mi è sembrata più astuta, perché afferrava la mano del compagno storcendogliela dietro le proprie spalle. Lui per il dolore era ritratto eloquentemente: un braccio sollevato ma inerte. Gli occhi di entrambi erano socchiusi per lo sforzo, il viso ovale della ragazza veramente femminile. Una scena raccapricciante è poi caduta sotto i miei occhi: due lottatori maschi, datazione IV secolo a.C. (la suppellettile è del territorio di Filottrano), si acciuffavano per i capelli, disposti però anche ad uccidersi, perché stringevano pugnali ed indossavano corte corazze copri-busto… A questi sport, le donne sfuggivano. La didascalia spiegava che lo sport nell'Antico Piceno, come del resto in Grecia, era praticato e consigliato alle giovani donne in funzione pre-matrimoniale. Meno male!

Curiosi i contenitori bronzei, rinvenuti a Filottrano, dove gli atleti deponevano lo "strigile" una specie di raschino per la pelle sudata e probabilmente sudicia… e poi sacchetti di sabbia, vasi con unguenti ed altro. Tra le statue esposte quelle di due atleti in posa, rinvenute ad Urbisaglia. I soliti rilievi muscolari qua e là, compresi quelli dell'inguine, presenti nella statuaria antica, ma non osservabili oggi nelle palestre.

Gli edifici appositamente costruiti per lo sport-spettacolo: il circo per le corse, l'anfiteatro per gli scontri cruenti e non. Il primo anfiteatro, informava il pannello, quello di Pompei nel II secolo a.C. Successivi i due anfiteatri più conservati delle Marche: quello di Ancona, con cavea su roccia e su volte, con ingressi opposti asimmetrici; quello di Urbisaglia con ingressi simmetrici, interamente circondato da un porticato. Uscendo dalla mostra un pensiero mi ha inseguito: l'uomo da millenni si è esercitato negli sport per vincere uno scontro, per offrirsi come spettacolo, ma forse anche per costruirsi nella mente e non solo semplicemente nel corpo…

Alessandro Casavola


 
 
 
 
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