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Ho bocciato un handicappato

E' passato un certo tempo da quando insegnavo Educazione fisica presso una scuola professionale di Fano. Ero amato dai pochi che avevano voglia di fare fisicamente e sopportato, se non odiato, dai tanti inerti. Erano ancora i tempi in cui si riparava a settembre ed in cui c'era già obbligo di classificare con voto gli esonerati. In una classe avevo un handicappato (sì, giacché la dizione era ancora impietosa e non ancora dolcificata in “diversamente abile”) con una protesi completa dal ginocchio in giù. A quel ragazzo non diedi mansioni speciali per classificarlo, poiché aveva volontà di fare, partecipava in toto alla lezione in palestra: portiere in calcetto e pallamano, esercizi a corpo libero, con piccoli e con alcuni grandi attrezzi, esclusa ovviamente la corsa. Ma verso primavera mi andò in crisi (adolescenziale o esistenziale), tirò i remi in barca. Rimase sordo alle mie sollecitazioni. Scrutini: che fare? Pensai a lungo, poi trassi il dado, il meno scontato, il più doloroso, anche per me insegnante: confermare un quattro proposto. Ovviamente gran discussione in consiglio di classe con preside e colleghi scandalizzati da tal comportamento. Mi stavo tirando il mondo addosso; chi me lo faceva fare? Perché aggiungere avversità ad una sorte già avversa? Sarebbe stata una situazione da  risolvere con un bel sei politico, con un pacifico, consueto compromesso. Invece io no, con la mia testardaggine e con la difesa fossile delle mie idee mirate a cambiare il mondo, tirai diritto.
Affissione dei quadri scrutinati: molte dita di compagni e genitori già indicavano quel quattro da scandalo. Tra gli spettatori intravvidi anche l'interessato. Lo presi in disparte e gli dissi: “Non so perché quel voto te lo sei fortemente cercato, ma io ho voluto trattarti come tutti gli altri; intanto per settembre mi preparerai una relazione scritta su questo”, e gli consegnai un mensile – No limits – con immagini sulle Paraolimpiadi di Barcellona, con scene sportive incredibili anche da immaginare.
Esami di settembre: il ragazzo portò un'accurata relazione arricchita anche da suoi commenti che io premiai con un bel sette. Una storiella come tante? No: dopo la ripresa del nuovo anno scolastico, al primo colloquio coi genitori ad inizio novembre la mamma mi dice, quasi preoccupata: “Professore, mi sa dire cos'è mai successo a mio figlio? Prima era scontroso e sempre per conto suo; ora lo vedo partire in mountain-bike o per giochi vari con gruppi di amici, sempre attivo e motivato. Cosa gli starà capitando?”. Sicuramente era in atto una rivoluzione; probabilmente bocciatura e ricerca avevano inciso in senso positivo. Ma quel pirla di insegnante (il sottoscritto) aveva giocato col fuoco, investendo sulle probabilità e rischiando grosso: infatti quel caso comportamentale viaggiava sul filo del rasoio ed avrebbe potuto cadere di qua oppure di là. Andò bene, possiamo dire, per entrambi.
Continuai la mia professione convinto dei miei comportamenti e ligio per certi doveri per cui ero pagato e per cui spesso mi trovai controcorrente. Finché altri episodi mi fecero pensare. Per due volte il preside di un Liceo fanese mi chiamò per dirmi: “Prof., si dia una regolata; qui vengono genitori a reclamare perché i loro figli arrivano a casa troppo affaticati”. Poi altre volte durante il colloquio/genitori, varie mamme: “Professore, mi raccomando, non mi strapazzi troppo mio/a figlio/a!”. Pensai: “In che pianeta sono? In questa vita di comodità e di sedentarietà pretendere di svolgere una normale lezione di Educazione fisica diventa uno scandalo?”. Tempi assurdi; tempi in cui un Ministero se ne frega, i Provveditorati se ne fregano, i colleghi ti vedono come “sabotatore” energetico, i genitori iper-proteggono e la media di obesità giovanile nazionale sale al 24%. “In che pianeta sono capitato? Fammi andare in pensione!”. Detto e fatto; risolto il problema: un rompi di meno! Ora da pensionato sto notando un fenomeno strano e inatteso: per strada i primi a salutare sono quegli ex allievi ex fannulloni che avevo strapazzato con richiami e con certi voti. Ma va'?!
Intanto i disagi sociali e scolastici aumentano; cronache recenti ci dicono che certi genitori esternano manescamente su presidi e professori. Poi si dice che le colpe sono di una società in caduta libera. Io direi che le colpe sono diffuse ed individuabili a vari livelli: dalle Istituzioni che non tutelano più gli operatori in prima linea fino ad arrivare agli insegnanti (di cui un buon terzo farebbe bene a riciclarsi altrove) che molto facilmente e supinamente predispongono un terreno di lassismo. A cominciare dai voti.

Massimo Ceresani

 


 
 
 
 
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