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Maggio 2007 / Lettere e Arti
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La festa del 1° maggio a fine Ottocento

“Il Quarto Stato” di Giuseppe Pellizza da Volpedo.

Scriveva il giornale L'adriatico nel 1894 che, sebbene avesse già perduto tanti e tanti dei suoi primati, Parigi conservava ancora quello della moda. Da là provenivano, infatti, “i capricciosi cappellini con piume, con ale, con nappe; gli abiti ora corti, ora a strascico, ora larghi, ora stretti; gli scarpini, gli stivaletti, le pantofole di mille foggie e maniere. (...) Se nonché non sono unicamente gli oggetti di vestiario che vengono regolati dalla moda d'oltralpe (...in quanto anche) usanze e costumi e fatti traggono origine e sviluppo da essa (... come ad esempio) la festa operaia del 1° Maggio, la quale, tra parentesi, ha tutta l'allegria di una festa funebre. Consiste, infatti, nel tenere serrate tutte le botteghe e i negozi delle città; nel rendere deserte le strade; nell'assenza di qualsiasi svago e pubblico divertimento; nell'interruzione del quotidiano lavoro come appunto avviene alla morte di qualche celebre personaggio, o al sopragiungere di qualche grave calamità. Peraltro l'operaio che si lascia trascinare dagli eccitamenti degli arruffapopoli, i quali speculano pei propri fini sulla ignoranza e la buona fede della povera gente, che ci guadagna dall'astenersi un giorno dal lavoro? Perde un giorno di mercede e spende qualche soldo in più nelle trattorie e nelle bettole. Né si dica che con la chiusura dei negozi e con lo sciopero del lavoro afferma la propria solidarietà cogli operai di tutti i Paesi d'Europa. Terminino le intimidazioni da una parte e le paure dall'altra ed i negozi che resteranno chiusi nel 1° maggio saranno tanto pochi che nessuno se ne avvedrà, onde quella dimostrazione che avrebbe un certo valore se spontanea (... e non fosse invece) effetto d'intimidazioni e paure, dovrà naturalmente cessare, come cessarono tante altre mode. Oh! Che manchi proprio alla classe operaia altro mezzo per affermare la propria solidarietà, che non sia quello di guadagnare di meno e spendere di più? Sembra proprio impossibile!”.
Con tutt'altro rintocco suonava la campana della stampa politica avversa (La sveglia adriatica 1894) asserendo che “a questa mondiale manifestazione della volontà popolare rispondiamo anche noi dalla nostra città e dalle nostre campagne colla unanime astensione dal lavoro. Questa festa però non trascenda né esorbiti in modo alcuno e non consista soltanto in un giorno di riposo; ma sia invece una legittima, dignitosa e calma protesta contro tutto l'odierno sistema politico ed economico il quale impedisce all'operaio ogni sviluppo intellettuale e morale e lo costringe ad una esistenza travagliata, priva di ogni benessere e di ogni civile conforto. L'esercito del lavoro oggi riprende la marcia faticosa della lotta contro il capitalismo, contro il modo ingiusto di produzione e di distribuzione dei prodotti, contro il sistema oppressore ed iniquo che permette lo sfruttamento dell'uomo, sopra l'uomo, per attuare questo programma: La pace e la fratellanza tra i popoli. La giustizia e la solidarietà fra gli uomini. Lavoratori, festeggiate il 1° maggio!”.
La festa, inizialmente accolta a Torino, Milano, Venezia, Roma, Napoli e Palermo, nel 1894 non si era più celebrata: a differenza dei piccoli centri dove, seguendo il corso ordinario delle mode, anche per questa si era in ritardo di un anno e tutto dava a sperare cessasse nel successivo. Ma poche ricorrenze dopo si affermava: “Il 1° Maggio è stato ovunque festeggiato lietamente; ormai ha perduto il carattere di manifestazione sovversiva, restando pura e semplice festa del lavoro”.

Leon Lorenzo Loreti

“Il sole dell'avvenire” è nato a Talamello
                                                                         
Talamello, antico borgo nella valle del Marecchia, ubicato su uno sperone roccioso del monte Pincio, diede i natali ad Amintore Galli (Talamello 1845-Rimini 1919), l'autore della musica dell'Inno dei lavoratori, scritto da Filippo Turati che per il testo attinse a frasi attribuite a personaggi interessati al movimento operaio o a momenti storicamente importanti delle lotte operaie. La frase “Splende il sol dell'avvenir” è attribuita a Garibaldi; “Il riscatto del lavoro/dei suoi figli opra sarà” è un concetto espresso nel Manifesto della 1ª Internazionale; “O vivremo del lavoro/o pugnando si morrà” fu il motto degli operai di Lione nei moti del 1831.
Amintore Galli lavorò a Milano in qualità di critico musicale del Secolo (quotidiano d'informazione fondato a Milano nel 1866), di direttore artistico della casa editrice musicale Sonzogno e di insegnante al Conservatorio (1878-1903). Compose opere (non rappresentate), musica sacra e da camera e scrisse anche numerosi saggi ma diventò famoso grazie al suo “Inno dei lavoratori”. Nel 1995 (150° anniversario della nascita) l'Amministrazione Comunale di Talamello pose nel centro storico del borgo una targa che recita così:

                                        “Da questo piccolo borgo
                                         create da Amintore  Galli,
                                         sono rotolate nelle
                                         valli d'Italia le note
                                         che hanno tenuto
                                         compagnia a tutti
                                         i lavoratori”.

Massimo Magi

 


 
 
 
 
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