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Il marinaio Vincenzo Rossi


Eroe di Lang-Fang (Cina)
29.1.1877–14.6.1900

Nel precedente articolo su Ciro Menotti avevo parlato dei suoi legami di parentela con Vincenzo Rossi: suo lontano nipote, in quanto Martina Menotti (nonna di Vincenzo Rossi) era cugina di Ciro.
Vincenzo Massimiliano Rossi (figlio di Massimiliano e Lucia Ferrari) nacque a Carpi il 29 gennaio 1877 e morì in combattimento a Lang-Fang (Cina) il 14 giugno 1900, a soli 23 anni.
Arruolato a 16 anni nella Marina da guerra, in qualità di mozzo, venne imbarcato sulla “Città di Genova” e poi sulla “Capraia”. Fu promosso torpediniere scelto, minatore e palombaro. Imbarcato successivamente sulla nave “Calabria”, nel febbraio 1899, nelle acque di Rio de la Plata riparò una falla che si era prodotta nelle strutture del brigantino a palo “Colombo”, con due ore e mezzo di strenuo lavoro di palombaro.
Giunto nelle acque della Cina con la “Calabria”, quando era in atto la rivolta dei “boxers” contro gli stranieri, sbarcò il 5 giugno 1900 e fece parte del contingente italiano inquadrato nella colonna internazionale comandata dall'ammiraglio inglese Seymour, in marcia per Pechino a difesa delle legazioni italiana, francese e inglese, che avevano chiesto rinforzi alla Regia Marina di stanza in Cina. Partita la colonna da Tien-Tsin il 10 giugno per ferrovia e raggiunta la località Lang-Fang, il Rossi il 14 giugno ebbe l'ordine di perlustrare il terreno con una pattuglia di sette marinai. Improvvisamente attaccato da un gruppo di circa 2.000 “boxers” – in agguato tra le case del villaggio vicino – non si perse d'animo e con coraggio indomito tenne testa ai furiosi assalti impegnando un combattimento impari: che diede però tempo al grosso della colonna di ordinarsi ed accorrere. I rivoltosi furono ricacciati con gravi perdite per il sacrificio della pattuglia italiana di cui solo tre furono i superstiti. Era il 14 giugno 1900. Il Rossi venne rinvenuto in un mucchio di cadaveri nemici, colpito da innumerevoli pugnalate e con le mani mozze sul fucile che non aveva voluto abbandonare. Le salme dei cinque caduti furono portate nel cimitero internazionale di Pechino; insieme a quelle degli altri marinai italiani morti in Cina in difesa delle Legazioni estere: questa commovente cerimonia fatta con tutta solennità il 9 marzo 1901 era presenziata dai ministri esteri e dalle truppe internazionali che resero alle salme gli onori militari.
Alla memoria del valoroso marinaio, che anche la Francia volle onorare decretandogli la “médaille militaire” e l'Inghilterra con la “Croce di San Giorgio”, fu concessa la “medaglia d'oro al valor militare” con Regio decreto, 3 febbraio 1901. Dice la motivazione: “Trovandosi al comando di un piccolo drappello di marinai agli avamposti della colonna Seymour, sostenne l'urto improvviso di due colonne di “boxers” cinesi incontrando sul campo la morte, combattendo con gran coraggio e dimostrando ottime qualità militari che valsero a dar tempo al corpo principale delle truppe internazionali di ordinarsi per respingere l'attacco nemico. Lang-Fang (Cina), 14 giugno 1900”.
Dopo questa campagna, l'Italia, analogamente a tutte le altre potenze interessate, ottenne una concessione territoriale a Tien-Tsin, presidiata dai marinai del Battaglione San Marco fino all'8 Settembre 1943. La Regia Marina, ad onore e memoria del sottocapo Rossi e degli altri marinai caduti valorosamente in combattimento in Cina, pose nel 1901 nella chiesa di San Biagio a Venezia (proprio a fianco del Museo Navale) una lapide commemorativa con incisi i nomi dei caduti. A Tien-Tsin il viale che conduce alla Legazione italiana è intitolato a suo nome. Sulla tolda della sua nave “Calabria”, all'Accademia Navale di Livorno, nel Museo Navale di La Spezia vi sono targhe in bronzo: così a Carpi, nel cortile d'onore del palazzo dei Pio “il Castello” fu eretta una lapide marmorea con l'effige dell'eroe in bronzo e una epigrafe solenne. A lui è intitolata la sede di Pesaro dell'Associazione “Marinai d'Italia”.
Rossi apparteneva a una famiglia di eroi. La sorella Maria, vedova Bergamaschi, ebbe il figlio e il marito morti nella guerra 1915-‘18; il fratello Giuseppe era generale dei Bersaglieri e poi colonnello d'Aviazione, amico di Gabriele d'Annunzio, col quale ha combattuto nella Prima guerra mondiale; il fratello Massimiliano nella guerra 1940-'45 era in “Supermarina” al Ministero, mentre il figlio Enzo è stato decorato.
La sorella Maria ha conservato con amore e orgoglio la memoria di Vincenzo, ne ha conservato le medaglie italiana, francese e inglese, fino a quando le ha donate allo Stato, nel 1935, aderendo all'appello per “l'oro alla Patria”. Amava raccontare le gesta del suo avo Ciro Menotti e dei suoi familiari, tutti esempi di dedizione alla Patria.
Oggi il discendente diretto di Vincenzo Rossi, e cioè Giorgio Rossi, vive a Roma coi figli Andrea e Francesca: proprio, guarda caso, in Via Medaglie d'Oro!

Maria Teresa Badioli

 


 
 
 
 
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