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Gianfranco Chiti: il granatiere di Dio


Gianfranco Chiti nasce a Gignese (Novara) il 6 maggio 1921, secondogenito di tre figli. All'età di cinque anni è con la famiglia a Pesaro. Terminati gli studi ginnasiali si trasferisce a Roma per frequentare la Scuola militare e accedere all'Accademia di Modena (82° Corso “Fede”). Ne esce a pieni voti con il grado di sottotenente ed è assegnato al 3° Reggimento Granatieri di Sardegna. Con l'Italia in guerra viene subito impiegato sul fronte greco-albanese, poi su quello russo, inquadrato nel XXXII Battaglione anticarro Granatieri. Durante una battaglia sul fiume Don viene decorato sul campo di Medaglia di Bronzo al valor militare. Durante la “ritirata”, benché ferito al piede sinistro e con gli arti inferiori fortemente congelati, unitamente ad una trentina di superstiti della sua compagnia riesce a raggiungere le linee amiche. Dopo le vicende dell'8 Settembre 1943 è trasferito nel campo di Coltano (8° Blocco) e superato il periodo di “normalizzazione”, è inquadrato nel 1° Reggimento Granatieri di Sardegna del rinato Esercito italiano.
La Somalia, protettorato italiano per conto dell'Onu, lo vede per cinque anni come istruttore del nascente esercito di quella nazione. Rientra in Italia alla Scuola di Cesano dove completa e perfeziona il quadro Ufficiali dell'Esercito somalo. Da capitano torna al Reggimento come comandante di Compagnia; poi con il grado di maggiore è Aiutante maggiore in 1^, vera anima del reggimento.
La carriera prosegue da tenente colonnello, comandante del IV Battaglione meccanizzato e corazzato a Civitavecchia. Rientra alla caserma “Gandin” con il grado di vice-comandante del reggimento; poi, dopo importanti incarichi presso il Ministero della Difesa, è colonnello comandante alla “Scuola allievi sottufficiali dell'Esercito” di Viterbo.
Raggiunto il grado di generale di Brigata, zaino a terra per l'Esercito italiano, matura quella vocazione sempre sentita: diventare soldato di Dio. Veste il saio, in quel di Rieti, nella più stretta “osservanza” di frate cappuccino questuante, per poi completare la sua missione con l'ordinazione sacerdotale e diventare padre Gianfranco Maria Chiti: era l'anno 1982. Il suo apostolato continua da “predicatore” e “confessore” ovunque venga chiamato, raccogliendo attorno a sé consensi sempre più numerosi.
L'Associazione Nazionale Granatieri di Sardegna lo nomina Padre Spirituale. L'“obbedienza” francescana lo chiama a ridar vita, ad Orvieto, a un convento abbandonato da oltre cinquanta anni, dove visse San Crispino da Viterbo. Riapre al culto la chiesa sconsacrata, poi riatta tutto il complesso preesistente elevandolo ad oasi di serenità e pace, meditazione e raccoglimento per tutti gli uomini. Il sociale è rivolto verso i più bisognosi, i “giovani da recuperare”, le persone sole, abbandonate, povere. La totale disponibilità verso il prossimo porta padre Gianfranco ad essere incurante anche della sua persona, finché viene ricoverato all'ospedale militare del “Celio”: dove il 20 novembre 2004 si “congeda” da tutti. “E' andato avanti”, come lui era solito dire, per ritrovarsi in quella grande Caserma al cospetto del Comandante supremo di tutti i credenti per l'ultimo e definitivo contrappello.
All'omelia della funzione religiosa, tenutasi il 22 novembre 2004 nel Duomo di Orvieto, l'arcivescovo mons. Scannavino ebbe parole semplici, bellissime, profonde per descrivere l'uomo da cui si stava accomiatando: “Prego perché nascano ancora uomini santi come padre Gianfranco Maria Chiti. Ne abbiamo bisogno”. Nell'aprile 2006 mons. Scannavino stesso ha dato avvio alla raccolta di testimonianze atte ad aprire il processo di beatificazione in seno alla Chiesa cattolica.
L'Associazione Nazionale Granatieri di Sardegna – Centro Provinciale/Sezione di Pesaro è onorata, orgogliosa e felice di ricordare questo nostro comandante, con un raduno di “Alamari” in congedo provenienti da tutta Italia nei giorni 5-6 maggio 2007, in occasione dell'86° genetliaco. A Pesaro visse non solo la sua l'infanzia e la prima giovinezza, ma la scelse quale sua ultima dimora terrena nella tomba di famiglia, accanto ai suoi genitori e parenti: da lui stesso voluta ed edificata nel suo e nostro Camposanto.

Franco Giorgini

IL PROGRAMMA

Venerdì 4 maggio
Arrivo e pernottamento partecipanti.                                      
Sabato 5 maggio 
- ore 8,30. Partenza con pullman e visita guidata alla città di Urbino.
- ore 13,30. Rientro a Pesaro, pranzo in hotel.
- ore 16. Inaugurazione nuova Sede ANGS (Via dell'Arsenale, 39) intitolata al
Generale di Brigata Gianfranco Chiti.
- ore 17,30. Esibizione in Piazza del Popolo della Banda reggimentale dei Granatieri di Sardegna in Alta Uniforme.
Domenica 6 maggio
- ore 9. Afflusso dei partecipanti in Largo A. Moro – Formazione del corteo.
- ore 9,30. Sfilata per Via Rossini, Piazza del Popolo, Via San Francesco.
- ore 10. S. Messa nel Santuario della Madonna delle Grazie.    
- ore 11. Riformazione del corteo e sfilata verso il Camposanto.
- ore 11,30. Deposizione di Alamaro di fiori al monumento dei Caduti e successiva commemorazione della figura del generale Chiti presso la sua tomba.

 


 
 
 
 
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