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Speciale Adriapolis

Un Eldorado da scoprire

Date ai pesaresi il tempo di una telefonata o la voglia di scrivere (poi bisogna preparare la busta, imbucarla o portarla a destinazione) ma soprattutto date ai pesaresi l'opportunità di parlare nel modo più fortuito (il classico incontro in piazza) e allora le parole e pensieri mai espressi e di là dall'essere formulati vengono fuori. Sì, il progetto "Adriapolis" l'avevo letto e condiviso a suo tempo, e torna ad interessarmi anche ora ma con lo stesso stato d'animo: troppo grande e troppo bello per poterlo tradurre in fatti concreti. Lo spostamento della ferrovia poi è sempre una prospettiva… marziana. Si era già detto (e si può ripetere oggi) che i politici e l'Azienda statale appaiono visceralmente contrari a ciò che non nasce a determinati livelli e con determinate premesse. L'entusiasmo propositivo degli abitanti non li tocca; e nemmeno la possibilità, almeno teorica, di non spendere una lira per creare un Eldorado turistico e residenziale con prospettive inimmaginabili. Anche i pesaresi e i fanesi non sembrano credere al meccanismo di autofinanziamento. Ma ne riparliamo oggi, aggiornando previsioni e cifre, valutazioni e costi dell'opera rispetto a quelle di una trentina di anni fa. Sognare su "Adriapolis" non è vietato; di fronte a certe previsioni con una "botta di conti" ci si può anche svegliare.

S.B.

Adriapolis "fa" novanta

Due grandi opere pubbliche incombono sul nostro futuro: lo spostamento della ferrovia e la variante alla Statale Adriatica. La variante dovrà essere comunque eseguita per esigenze generali del traffico, indipendentemente dalla valorizzazione turistica della zona costiera; l'opera nuova di maggior peso, costituente quasi l'unico e massimo impegno economico della strutturazione, è la ferrovia.

Il tratto in variante da Pesaro a Fano studiato nel 1960 dalle Ferrovie, e previsto sulla lunghezza di 18 chilometri, verrebbe a costare ai prezzi di oggi circa 10 miliardi al km. Il costo del terreno liberato dai binari è di circa 250 mila lire al metro quadrato. Anche senza entrare in altri aspetti economici dell'opera, i 18 chilometri di linea ferroviaria liberati dai binari potrebbero valere intorno ai 90 miliardi.

Vale intanto la pena di rilevare che con le opere proposte, dalle quali deriva una ricettività turistica di circa dodicimila persone, si va a più che raddoppiare l'attuale capacità ricettiva dei lidi centrali di Pesaro e Fano: ossia ne conseguirebbero circa 1.300.000 nuove presenze turistiche all'anno. E ciò può significare un incremento commerciale annuo di circa 6-7 miliardi per le due città, con la stabilizzazione in loco di un reddito aggiunto di circa un miliardo.

Questi dati concludono le proposte operative per arrivare ad Adriapolis con un programma articolato di opere così riassunte: spostamento della ferrovia; variante alla Strada Statale Adriatica; creazione di una viabilità turistica di zona facente perno sul vecchio tracciato ferroviario abbandonato; revisione dello schema viario di Pesaro; creazione di ampie zone collegate fra loro e accoglienti la viabilità turistica; insediamenti di attrezzature balneari e varie.

Sauro Brigidi

Un sogno di quarant'anni

"Una riviera da conquistare. Forse si sta cominciando". Così concludeva l'articolista del Carlino del 20 maggio 1960 a proposito di un progetto per lo spostamento del tronco ferroviario Pesaro-Senigallia elaborato da un Comitato tecnico-economico presieduto dall'ingegner Luttichau e composto dai rappresentanti delle Camere di Commercio di Pesaro e Ancona e dai Capi degli Uffici tecnici comunali interessati all'operazione. Lo spostamento del tracciato ferroviario verso l'interno doveva interessare il tratto dal Km 142 a nord di Pesaro al Km 182 a sud di Senigallia. Alla presentazione, presso la Camera di Commercio di Pesaro, erano presenti i sindaci, i presidenti e funzionari delle Amministrazioni provinciali e delle Aziende di Soggiorno e degli E.P.T. insieme all'On. Mario Boidi. Dopo il compiaciuto apprezzamento dei convenuti, si decise di affidare a una Delegazione presieduta dall'Avv. Ronconi e "sostenuta" dall'On. Boidi, il compito di presentare la proposta ai responsabili delle Ferrovie delle Stato. I convenuti evidenziarono pure l'enorme affare economico, dopo l'operazione, relativo ai terreni prospicienti la ferrovia: una rivalutazione di 6 miliardi (di allora) rispetto al loro normale valore.

Il progetto prevedeva il seguente tracciato: partenza nei pressi del bivio Santa Colomba per giungere a ovest di Villa S. Martino, per deviare poi verso il Colle Ardizio fin oltre l'abitato di Muraglia ed entrare quindi in galleria sotto il Colle di Trebbiantico ed uscire a Fosso Sejore e proseguire in galleria per sbucare sulla vallata dell'Arzilla e procedere sempre all'interno fino a raggiungere la Cesanense. La fascia litoranea da Pesaro al Cesano, liberata dal passaggio della ferrovia, si sarebbe trasformata in enorme prospettiva di sviluppo turistico ed economico capace di competere con Rimini e Riccione.

Era un sogno che sembrava realizzarsi, ma qualcosa si è inceppato. Ora si torna a sognare, ma passeranno forse altri quarant'anni e chi vivrà… vedrà.

Rino Magnini

Opinioni prese al volo

Edgardo Canestrari (idraulico in pensione e musicofilo): Sul progetto di spostamento della ferrovia dalla striscia litoranea verso l'entroterra sono pienamente d'accordo perché sarebbe un'enorme risorsa per lo sviluppo turistico e industriale di Fano. Però dovevano pensarci prima, fin da quando hanno costruito l'autostrada.

Giancarlo Simoncelli (cine-operatore): Conosco il progetto "Adriapolis", ma secondo me le Ferrovie delle Stato non accetteranno mai di spostare i binari. Per loro la linea ferroviaria è come un'istituzione. Allora ci vorrebbe un referendum e si vedrebbe così anche quanti pesaresi sentono questo problema. Ammesso che ci siano ancora dei "pesaresi" o almeno dei cittadini che abbiano a cuore lo sviluppo della loro città nella prospettiva – appunto – di Adriapolis. E se arrivano gli esquimesi? (mancano soltanto loro).

Alberto Ghiandoni (Presidente onorario Vis Pesaro Club): Ho letto la proposta lanciata dallo Specchio per una maggiore integrazione, o addirittura una fusione fra Pesaro e Fano. Però, per quanto riguarda il calcio, non credo che sia possibile fare un'unica squadra con i colori bianco-rosso-granata diretta dal presidente Navarra di Frosinone e da dieci consiglieri: infatti fra le due tifoserie non corre buon sangue, anche se in questi ultimi anni la tensione si è ridotta, specialmente fra i più giovani. Certo sarebbe bello unirsi per crescere insieme e arrivare a quella serie B che sogno da vent'anni; con uno stadio nuovo e sette-ottomila spettatori ogni domenica. Qualcuno in passato ci è riuscito, come per esempio nel caso di Venezia e Mestre: ma poi si sono nuovamente divisi e adesso tutti vanno a vedere solo il Venezia in serie A. Per quanto riguarda noi, credo che ci vorranno ancora molti anni: ma la speranza è l'ultima a morire.

Gianni Barberini (parrucchiere): Ho già letto la prima puntata dell'inchiesta iniziata dallo Specchio e dico subito che avrebbero dovuto metterci le mani 40 anni fa. Oggi tra Pesaro e Fano ci sarebbe una riviera attrezzata e molto più bella di quella romagnola tra Rimini e Riccione. Dove si trovano colline come le nostre davanti al mare?

Giovanni Mercantini (pensionato): Non mi interesso molto di queste cose ma da quello che sento dire lo spostamento della ferrovia è una impresa dell'altro mondo. Se dovesse riuscire sarebbe storica!

Michele Scrima (chimico): Va bene lo spostamento della ferrovia, ma non la fusione fra le due città. Fra Pesaro e Fano è possibile solo una guerra etnica.

 

 

 


 
 
 
 
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