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La difficile arte di vivere

La cosa più difficile, sia nell'oratoria che nella scrittura, credo che sia la concisione. Ancor più difficile è arrivare a enunciare una sola idea chiave che possa raccogliere in sé le varie sfaccettature dell'argomento che si vuole affrontare o del problema che si vorrebbe risolvere. Scendendo nella pratica quotidiana e volendo parlare di noi, intendo noi pesaresi, noto che anche qui, nella stampa, soprattutto negli argomenti di politica locale, c'è una profonda incomprensione.

Ho specificato "anche qui" perché, oltre a leggere i giornali locali e nazionali, visto il mio continuo peregrinare mi trovo continuamente a leggere anche le pagine locali di altre città, non solo italiane come Roma, Gubbio, Jesi e Ascoli, ma addirittura straniere come New York, La Paz e Santa Cruz. Ebbene i problemi, più o meno, sono sempre gli stessi ovunque. Gli amministratori vengono attaccati (e qualche volta difesi) per le stesse ragioni: i piani regolatori, i parcheggi, la viabilità… o alcune scelte che, a ben pensarci, farebbero inorridire ma che purtroppo avvengono nella realtà; come ad esempio se costruire un Ospedale o un Palazzo dello sport! E non mi riferisco a Pesaro, come tutti potrebbero pensare. No. Parlo di La Paz, o meglio, di "Nuestra Señora de La Paz", come si chiama la capitale della Bolivia, dove io attualmente lavoro. Ebbene lì c'è un ospedale l'Hospital General dove i malati, anche gravi, dormono, o meglio, devono soffrire in due nello stesso lettino (largo 70 centimetri); ma dove hanno costruito un modernissimo e bellissimo velodromo (il più alto del mondo) nel quale non c'è mai nessuno perché a 4 mila metri di altitudine, dopo un giro, gli atleti "stramazzano" al suolo. Non parlo per sentito dire: sono stato due volte al velodromo (sempre vuoto) e vado quasi tutti i giorni all'Ospedale Generale. Ebbene, sembra il mistero delle piramidi, un altro mistero che mi affascina e che cerco di capire: in Egitto, Thailandia e Mexico, a distanza di migliaia di chilometri e talvolta anche di decine di secoli, gli uomini hanno costruito queste immense ed incredibili opere, più o meno uguali, senza avere il benché minimo contatto tra loro! Anche ora, a distanza di migliaia di chilometri e forse ancor più lontani come cultura, tradizioni, ricchezza (pensate alla differenza che può esserci tra New York, Pesaro e Santa Cruz de la Sierra), gli amministratori sono riusciti ad andare incontro alle medesime critiche o elogi. Come mai? Verrebbe da pensare che ognuno ovunque e sempre "tiri l'acqua al suo mulino" e così faccia ciò che accontenti di più eventuali e futuri elettori; i tifosi, gli sportivi sono certo più numerosi di quei poveri ricoverati!

D'altronde ognuno ha il suo interesse, ognuno ha i suoi problemi, e quello che più importa, sempre, a noi tutti indistintamente è una sola cosa: riuscire ad avere quello che ci manca, perché è quello e solo quello che diventa la cosa più importante. Così per il naufrago la cosa più importante è l'aria; per il povero il denaro; per l'ammalato la salute e via dicendo. Dato per scontato questo assunto, si può capire tutto: sia l'operato di amministratori, così lontani, sia le critiche di tante persone così diverse, sia gli elogi di altre. Poiché, per fortuna (o sfortuna) gli uomini non sono mai uguali, variano i punti di vista, le esperienze, le esigenze, le aspettative, i desideri, gli interessi, ecc. Pertanto quello che sembra giusto ad uno, potrebbe non esserlo per un altro; quello che uno vorrebbe, magari potrebbe far gola ad un altro. Così ciò che ognuno vuole veramente è proprio quello che più gli manca, ciò per cui sta facendo o dicendo quelle determinate cose. Quello è il suo interesse, non tutto il resto, non c'è da illudersi. E ciò che per uno è importantissimo, per l'altro o non lo è affatto (e allora non ci si capisce) oppure lo è altrettanto (e allora nascono i confitti d'interesse).

La soluzione? Un'utopistica "tolleranza". Occorrerebbe una diffusa mentalità della comprensione, del "FAI VIVERE". Ma su questo argomento mi auguro di poter tornare la prossima volta.

Alessandro Marcucci Pinoli


 
 
 
 
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