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  *

'I Mesi' di Fabio Tombari: Maggio

Il poeta ascolta l'usignolo

La grossa storiona che col flusso dell'acqua risale di notte la corrente del fiume guarda sospettosa qua e là i maschi, le lontre e l'altra piccola gente, ma soprattutto essa teme gli uomini che insidiano dalle sponde. Oh, non per sé, ma per il suo caviale, per i suoi ottocentomila figli che ha in boccio. Silenziosa, si volta al seguito dei maschi, fa cenno al preferito di seguirla, e insieme scivolano fra le canne dell'argine su la mota del fondo. L'acqua che li nasconde è come una vetrata chiusa sopra un giardino, una vetrata fra cui s'è impigliato un raggio d'argento. Così per una sola notte lunare si popolano in questo mese le acque dei fiumi e dei mari.

Fuori il giovane Parsifal cammina sotto le stelle. Mercé tutte le covate di pesci, di cervi, di uccelli, di lepri, egli incede simile a un santo attraverso un bestiario favoloso. - L'amore ha dunque la sua ragione di essere - egli pensa. Oh, come benedice queste piccole nascite, il giovane Parsifal! Ora soltanto, di fronte alla rivelazione della maternità che redime tutti gli amori, egli può fissare sereno il volto della bellezza. E quando tutti i fiori del giardino di Klingsor emaneranno l'effluvio della loro voluttà, il giovane eroe piegherà il capo commosso di fronte all'innocenza di quel Dio che si rivela per segni così primitivi. Come tutto è semplice in natura: la stagione dei fiori, la stagione dei frutti, la stagione della morte...

* * *

Ma non così la pensano i vecchi gnomi saputi. Bisogna sentirli quante ne dicono su quei fiori! Raccolti in crocchio, all'ombra di un orcio rotto, ne raccontano di tutte le sorte: - Non se ne può più, non se ne può più con queste piante del giorno d'oggi. Tutta l'aria è impregnata del loro polline... (i vecchi gnomi starnutano), e azalee e rose e gladioli e begonie, madreselva e gardenie. E cosa non inventano per affidare i loro germi? Si vestono dei più sgargianti colori, si profumano tutte... Ci sono là dietro il pozzo - continua il vecchione abbassando la voce - ci sono là dietro il pozzo due daphne che si profumano di odori diversi. Capite che civette! Ricorrono a mille astuzie. Ho saputo perfino di certe magnolie che per attirare gl'insetti dispongono di veri caloriferi..., e finanche di certi licheni che attraversano in volo interi continenti. E almeno bastasse. Macché! Anche di notte, anche di notte capite? Eccole là, guardatele. Silene e saponarie e petunie e nicoziane: così avvizzite, cadenti, sembrano piangere la loro rugiada sopra non so quale tomba; ma di sera, tutte le sere, verso le sette... In quel momento, a pochi passi dal crocchio degli gnomi, un giovane aglio incomincia a odorare... Tutti gli gnomi indignatissimi scattano come un sol gnomo, e si allontanano a piccoli grandi passi. Una vecchia rosa, tutta spampanata, si arriccia voltandosi dall'altra parte. - Dio mio che scredito per i vegetali! Ma l'aglio non se la dà per inteso. Imparentato col giglio, col cristianissimo giglio, fiorisce anche lui in oriente nei giardini di Maometto. - Ciascuno a suo modo, del resto, - e riprende a puzzare più forte che mai.

* * *

E Maggio non è soltanto il mese dei fiori, ma anche quello in cui nascono le aquile. Non per niente in questo mese è nato colui che è volato più in alto. Oh, se la madre avesse saputo! Quel piccolo fantolino che miagolava al suo fianco conteneva in sé il germe d'un mondo universo. Qualche ora più tardi una balia coi fiocchi, tutta pomposa, scortata dalle comari, portava il bambino al battistero di San Giovanni. Il vecchio curato con tanto di cotta e stola imprende a leggere il rituale: - In nomine Patris et Filii... E il bambino comincia a piangere. - Come si chiama? - chiede il curato interrompendosi. - Dante Alighieri. Gesummaria, che spavento per quel povero sacerdote! - Possibile!?... - Proprio lui, reverendo - risponde la balia coccolandosi il marmocchio fra le braccia - proprio lui: uno di quei piccoli moccoli che se si spengono andiamo tutti a letto all'oscuro.

* * *

Invece nulla di tutto questo. Dante che nasce è come tutti gli altri bambini, come i minuscoli storioni, come i cuccioli, come le tenerissime piante. E' la natura che accelera il suo ritmo per supplire a tutte le fanciullezze passate, la Terra stessa che ritorna bambina senza ricorrere per intermediari ai fabulisti. Tutti gli elementi della favola sono là come a sei anni: il grillo ciarliero, il tesoro di coralli in fondo al mare, le rane che parlottano giapponese, l'uccellino belverde, e perfino, dopo la pioggia, le lumache ortolane e l'arcobaleno su in cielo. E neppure il vigile amore materno manca a questa fanciullezza. Oh, se il mondo fosse innocente quanto la terra, come potrebbe dormire e sognare tranquillo sotto lo sguardo di tanta Madre!

E' il mese della Madonna, allora che sui trebbi, per sentieri nascosti, o addosso alle montagne, le bambine vanno a infiorare le cellette, e i devoti in ginocchio vi cantano gli inni a Maria. "Vergine madre, figlia del tuo figlio" cantava quel bambino che pianse a San Giovanni. Poiché il Sole è declinato da poco, l'ora del crepuscolo fa del cielo un'immensa cupola d'oro e di pallide stelle, e tutta la terra odora come un altare. Tornano a spuntare Ercole, il Cigno, la Lira. Dalle selve sale il cinguettio degli uccelli, il tubar delle tortore, e a notte canta l'usignolo. Eccolo: fresco, argentino. Quanto più chiara è la notte, tanto più limpido è il canto. Se ode cantare un poeta si tace; così il poeta si ferma per ascoltar l'usignolo: e ne trema.

In antico era il mese dei grandi raduni della cavalleria. Campo di Maggio in Aquisgrana, e vi convenivano tutti: vescovi, baroni, marchesi, conti palatini. Era il mese dei tornei, delle grandi fiere orientali: Brindisi, Bari, Senigallia e Venezia congiungevano oriente e occidente. E mentre i trovatori andavano di castello in castello, i giullari cantavano storie d'amore in tutte le piazze.

 

* * *

Maggio, età felice per tutti i poeti da poco, per tutte le musiche leggere, per i più ingenui pittori: nessun genio ha voluto ritrarti; neppure Raffaello, neppure Virgilio, neppure Botticelli. (Come è malata d'autunno la stessa Primavera). Troppo effimera è la tua bellezza: il genio non ti stima. Domani il Sole passerà sui campi, arderà, brucerà tutto. Gli uomini scenderanno a te con le roncole, coi falcetti, con le falci fienaie, faranno di te un gran carico: ti daranno alle bestie, ti porteranno alle stalle, al mulino. Vietata da Enrico III la temerità di avanzare pronostici, dobbiamo tacere; ma l'asino che ispirato da te cantava d'amore, proprio lui, ti trascinerà per le strade. Perfino l'aglio, quell'aglio che puzzava tanto - ricordi? - verrà estirpato, tritato, battuto e cotto a condire secondo che Artusi consiglia.

E nell'insieme potrai considerarti felice se il vecchio Barone, che è venuto in campagna per la caccia alle quaglie, serberà di te quel fiore che porta all'occhiello. Eccolo là sull'aia, sudato per aver ballato con la baronessa il valzer del Conte di Lussemburgo. Inutilmente il chiù, nascosto fra i rami, ripete a goccia a goccia la nota del tempo che passa: a maggio il vecchio Barone si sente giovane come a vent'anni. "Quant'è bella giovinezza che si fugge tuttavia" canticchia salendo le scale. Improvvisamente la radio si tace per riprendere poco dopo qualcosa di più colossale, qualcosa di tremendo: Beethoven, nel motivo funebre dell'Eroica. Il vecchio Barone si sente seccato. Pensa a quel povero Buonaparte che muore laggiù sotto il tramonto sanguigno delle sua gloria, ai propri amici che invecchiano, ai suoi cani che perdono il fiuto, e quasi quasi comincia a preoccuparsi per i propri anni. Suona per il cameriere.

- Comandi.

- Cosa c'è per pranzo questa sera?

- Testicciola di capretto al forno, carciofi, insalata di asparagi, fragole al vino...

- Bene! Portate in tavola anche quella bottiglia di spumante.

"Chi vuol esser lieto sia..." pensa il Barone aggiustandosi il fiore.

Fuori, nella notte, fra il gracidare delle rane, qualche lucciola e molte stelle. Ecco, sono nate le Pleiadi. Metà chiaro metà scuro, il mondo galleggia alla deriva, mentre il Sole vela ancora il mistero dei Gemelli.


 
 
 
 
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