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Dormire allunga la vita
Maggio 1998

La rubrica medica del "nonno del deserto" - L'insonnia

Il sonno è sempre stato oggetto di studio per uomini di scienza e di lettere; esso infatti occupa un grosso spazio (circa un terzo) dell'esistenza dell'uomo. In questi ultimi decenni si è giunti a studiarlo con mezzi scientifici, ad esempio con l'elettroencefalogramma (EEG), con notevoli risultati teorici e pratici: specie nelle sue anomalie, come l'insonnia. Esistono laboratori del sonno ove viene posto il soggetto per più notti, in modo da valutare con registrazioni poligrafiche l'attività bioelettrica cerebrale (EEG), l'attività cardiaca, respiratoria, intestinale (gastrica), muscolare e ormonale.

Sono state osservate cinque fasi del sonno (cinque stadi). Allo stadio 1, all'inizio del sonno, il soggetto è sospeso tra veglia e sonno. Nello stadio 2 si ha il sonno vero e proprio e si percepiscono gli stimoli esterni solo se intensi. Lo stadio 3 e 4 detto "sonno delta" è il vero sonno ristoratore. Lo stadio 5 è detto REM (fase sognante o sonno paradosso) perché si ha una condizione simile alla veglia, in cui si accelera il respiro, l'attività cardiaca, si hanno oscillazioni di pressione arteriosa, forti stimolazioni sessuali e rapidi movimenti oculari. La fase REM, dalle iniziali dell'espressione inglese "Rapid Eye Movements", è detta anche fase sognante perché si organizzano gli elementi percettivi e cognitivi del sogno. Durante la notte si hanno vari cicli di sonno dalla 1^ alla 5^ fase, però verso il mattino la 3^ e la 4^ fase saranno sempre più brevi, mentre aumenta la durata della 5^ fase, che è considerata uno stadio di sonno agitato. Il sonno delle prime quattro fasi, detto anche lento, è molto intenso dopo una fatica fisica e quindi utile per la sua funzione ristoratrice. Il sonno della 5^ fase è incrementato dopo un affaticamento psichico-mentale. Il neonato ha molto sonno REM (50% del totale delle cinque fasi) denominato in questa età come sonno agitato, che va riducendosi fino al 20% a 35 anni. L'anziano è quasi privo della 3^, 4^ e 5^ fase; è ricco invece del sonno di stadio 1, che è un tipo di sonno leggero, per cui si spiega come nella terza età e oltre, molte persone hanno un sonno con numerosi risvegli.

Le cause dell'insonnia

L'insonnia è considerata un sintomo, nel senso che è sempre determinata da una causa e, se anche è più frequente nei "meno giovani", non è un fenomeno correlato con l'età, ma dipende da patologie dell'età avanzata, come cardiopatie, broncopneumopatie, disturbi gastrici, prostatici e neuropsichici come diremo poi. Il vecchio sano non ha però veri e propri disturbi del sonno.

L'insonnia colpisce allo stesso modo sposati e celibi; le impiegate si lamentano dell'insonnia molto meno (4,3%) delle casalinghe (22,2%) e delle operaie dell'industria e dell'agricoltura (21,3%). Ma l'ansia o la depressione sono la componente pressoché costante dell'insonnia. Nel sesso femminile abbiamo un'impennata dell'insonnia dopo i 45 anni, in rapporto a fattori biologici ma anche d'ordine psicologico, per la sensazione di una menomazione del proprio ruolo. Questo accade nell'uomo più tardi, verso i 60 anni nell'età della pensione. L'insonnia è una tipica malattia della civiltà. Oggi infatti si dorme meno di un tempo: un italiano su tre ne soffre, non solo per fattori che ci tengono in allarme, come lo stress e la violenza, ma anche per fattori ambientali quali l'inquinamento atmosferico, la luce elettrica, la radio, la TV, il traffico ecc. Ecco perché nel deserto gli insonni, compreso il sottoscritto, dormivano come ghiri dalla sera al mattino, senza svegliarsi mai.

I soggetti che vanno aumentando di peso hanno un sonno più profondo; l'inverso accade per chi ha una riduzione del peso corporeo. A volte ha importanza il significato del sonno: la mamma si sveglia al pianto del figlio, ma non per un temporale. C'è anche una certa variabilità: ci sono "corti dormitori" che dormono 4-5 ore e sono perfettamente ristorati; e "lunghi dormitori" che hanno bisogno di 10 ore. Però in tutti è stata riscontrata un'uguale durata del sonno del 3° e 4° tipo, cioè del vero sonno ristoratore. Un adulto sano dorme in media le classiche 7 ore. Per generalizzare, si dice che gli ansiosi stentano a dormire, mentre i depressi si svegliano prima; questo vale naturalmente se non ci sono patologie associate.

Come conciliare il sonno

Ma perché da diversi decenni ci si occupa di più dell'insonnia? La risposta sta nella scoperta e nella lunga sperimentazione di una serie numerosa di sonniferi: le benzodiazepine (BZP). Un tempo si usavano i barbiturici, che davano spesso gravi intossicazioni; erano necessari ricoveri ospedalieri di 7-8 giorni con assistenza continua del tossicologo. Invece gli avvelenamenti da benzodiazepine, rarissimi in verità, si risolvono da soli senza assistenza e pericoli perché le BZP vengono eliminate tali e quali, senza trasformarsi in altri composti (metaboliti attivi) che potrebbero essere dannosi, come nei vecchi sonniferi. Le benzodiazepine sono state sintetizzate per primo da Sternbach (dell'Università di Cracovia) nel 1930 e da allora sono usate sempre su più vasta scale. Infatti provocano un sonno simile a quello fisiologico, senza sonnolenza al risveglio mattutino, riducono il numero dei risvegli notturni, non hanno alcuna interferenza con la qualità e la capacità lavorativa e di relazione. Migliorano quindi la qualità della vita dell'ansioso e del depresso, e anche probabilmente la quantità della vita, specie in pazienti in cui l'ansia, la depressione e l'insonnia complicano la patologia di vari organi e apparati. Circa l'affermazione che i moderni sonniferi allungano la vita possiamo citare il grande numero di anziani e superanziani che prendono le BZP fino a tarda età e durante la giornata non sono mai sonnolenti e stanchi, perché hanno dormito come dei ventenni. Ovviamente la terapia farmacologica dell'insonnia deve essere prescritta e controllata dal medico curante per escludere eventuali concomitanze patologiche di carattere internistico che possono essere curate con successo, contemporaneamente all'ansia o alla depressione, quasi sempre presenti negli insonni.

Si può parlare solo per completezza, di fattori non farmacologici che possono facilitare il sonno. E' utile l'esercizio fisico, purché non sia eccessivo o troppo saltuario. E' bene evitare le bevande stimolanti come caffè, alcolici, il fumo attivo e passivo; molti autori consigliano di vivere la propria sessualità piuttosto attivamente: non per nulla gli islamici possono prendere fino a quattro mogli! Se il sonno viene interrotto da problemi urologici (non presenti nel Sahara per la forte sudorazione) si può fare un periodo di dieci minuti di movimenti ed esercizi fisici un'ora prima di coricarsi, in modo da stimolare la diuresi (prima di andare a letto) ed evitare il risveglio precoce notturno. Si consiglia anche l'uso di musica adeguata (una specie di ninna nanna) o di letture leggere; ad esempio storie del deserto, che ci riportano in tempi lontani, in modo da dimenticare le tensioni e i pensieri del vivere quotidiano. Utile un materasso non troppo rigido, fare massaggi addominali, esercizi di respirazione a letto con limitati movimenti degli arti in modo da concentrarsi sul corpo e svuotare la mente da tutti i pensieri. Prima di andare a dormire si consiglia infine uno spuntino ricco di carboidrati e proteine, come frutta, dolci, cioccolato o semplicemente del latte con qualche biscotto: tutte sostanze che contengono il triptofano che stimola la produzione di serotonine, responsabili del sonno.

Nel deserto si può avere meno tensione, maggiore tranquillità, andando con lo sguardo in alto nel cielo di un azzurro perfetto e profondo, sempre più in alto sino a perdersi negli spazi sconfinati. Quando la mente ritorna a terra, tutti i nostri problemi ci appariranno e scorreranno via come in un film, come se fossero nostri, quindi senza stress e angosce. Questa tecnica psicoterapica, efficacissima nel deserto, ha dato risultati positivi anche da noi; si può attuare interrompendo l'attività del momento, andando all'aperto in un luogo tranquillo, e contemplando il cielo per almeno 10-15 minuti.

Carlo A. Angelucci


 
 
 
 
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