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Pillole di storia: Il portasigarette di Longobardo

Di questi tempi si ricomincia a parlare di impiegati pubblici che bighellonano al posto di lavoro, oppure che passano il loro tempo alle Bahamas pur essendo in congedo per malattia. Io vorrei invece parlarvi di un “ministeriale” sui generis, uno che alla comoda poltrona d'ufficio (e pensare che si era in tempo di guerra!) preferì il campo di battaglia, il comando, il rischio, con un senso del dovere davvero esemplare. Vorrei parlarvi di Primo Longobardo, sardo della Maddalena, classe 1901, un uomo alto, imponente, dalla voce tonante, animato di tale spirito ed entusiasmo da suscitare ammirazione ed affezione negli uomini al suo comando. Dopo cinque anni di Accademia Navale, dal 1915 al 1920 (allora si usava entrare a 14 anni) e imbarchi su varie unità di superficie, nel 1930 ebbe il comando del distaccamento della Marina a Tientsin in Cina. Rientrato nel 1932, chiese ed ottenne di realizzare il suo sogno di imbarcare sui mezzi subacquei, frequentò la Scuola di Comando Sommergibili per comandarne poi alcuni, quali il “Sirena”, il “Galilei”, il “Ferraris” ed infine quel “Calvi” su cui lo ritroveremo in guerra. Durante la guerra di Spagna si meritò la medaglia d'argento al valor militare e quindi, promosso capitano di Fregata nel 1938, fu trasferito a Tobruk per il comando di quel gruppo Sommergibili.
Lo scoppio della guerra, nel 1940, lo vede al comando del sommergibile “Toti” e successivamente del “Torelli”. Nel 1941, ormai quarantenne, fu destinato al comando della Scuola Sommergibili di Pola, perché trasmettesse la sua preziosa esperienza ai giovani e futuri comandanti: incarico di prestigio e di responsabilità ma pur sempre incarico a terra. Fu per lui un periodo di grande rimpianto della vita in mare, degli equipaggi, delle missioni. Tempestò di domande di imbarco il Ministero fintantochè ottenne di nuovo di poter tornare al comando del “Torelli” in Atlantico, con il quale compì missioni di guerra e affondò quattro navi nemiche, impresa che gli valse la seconda medaglia d'argento. Ma intervenne di nuovo la necessità di porre al comando dei sommergibili ufficiali più giovani e fisicamente meno provati; e di avere uomini di grande esperienza ai vertici decisionali. Così Longobardo fu nuovamente destinato a Roma, al comando della Squadra Sommergibili. Ma l'insofferenza per “la scrivania”, la propensione al comando attivo, la smania di sentirsi più utile alla Patria lo spinsero a richiedere nuovamente ed insistentemente di tornare a bordo, in prima linea. Le sue pressioni dovettero essere davvero convincenti perché fu rimandato a Bordeaux al comando del “Calvi”. Partito in missione il 2 luglio 1942 per operare a ponente delle Antille, nella notte sul 15 luglio, intercettato un grosso convoglio nemico, si diresse con risolutezza per l'attacco; ignorando però che il radar nemico lo aveva già scoperto. La silurante inglese “Lulworth” lo sottopose a violenta e mirata caccia, scaricando sul “Calvi” un tappeto di bombe di profondità che ne compromise la struttura, aprendo falle e costringendo il comandante ad ordinare di risalire in superficie e ingaggiare combattimento col cannone. Più volte la nave nemica, dopo avere evitato i siluri italiani, tentò lo speronamento, ma l'abilità manovriera di Longobardo evitò sempre il contatto. Ma il fuoco ravvicinato falciava tutti gli uomini che si rinnovavano al cannone, così che Longobardo ordinò di predisporre il battello per l'autoaffondamento, prima di cadere anch'egli sotto il fuoco nemico.
L'ufficiale di rotta, Russo, assunto il comando e vedendo che una lancia nemica si avvicinava con l'intento di catturare il sommergibile, riuscì ad accelerare le predisposizioni per l'affondamento; tanto che un ufficiale inglese, il tenente di Vascello North, salito a bordo per tentarne la cattura, scomparve nell'affondamento del “Calvi”. I pochi marinai superstiti furono raccolti a bordo del “Lulworth e furono trattati con molta cortesia, tanto che il comandante inglese, J. S. Dalison, offrì loro da fumare le sue sigarette, tratte da un portasigarette d'argento, che recava un'incisione in lingua italiana “Con fraterna amicizia – Primo Longobardo”: che gli era stato regalato dal suo collega ed amico durante il servizio che entrambi avevano svolto in Cina. Furono i marinai del “Calvi” a rivelargli chi era il comandante del sommergibile che aveva appena affondato. Un tragico destino aveva voluto che due uomini di mare divenissero amici in pace e nemici in guerra, ed uno fosse l'artefice della fine dell'altro. Dalison rimase profondamente turbato e i suoi familiari hanno scritto che anche nel dopoguerra egli non ritornò più quello di prima.
Nel 1949, mentre pescava sulle rive di un lago canadese, il prezioso portasigarette che gli aveva donato l'amico Longobardo e che portava sempre con sé come un talismano, gli cadde in acqua e affondò. Risalito in macchina, gli amici lo trovarono poco lontano, morto per lo schianto contro un albero ma col volto finalmente ritornato sereno e disteso. Aveva forse raggiunto qualcuno che cercava da tempo per ritrovare la sua pace.

Paolo Pagnottella


 
 
 
 
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