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Le stroncature umoristiche di Bruno Barilli


Celebre fu, e lo è tuttora nella storia della nostra cultura, la trìade dei “grandi” nati a Fano nell'ultimo Ottocento e attivissimi nel secolo successivo: l'attore Ruggero Ruggeri (1871-1953), il musicista e critico musicale Bruno Barilli (1880-1952) e il direttore d'orchestra Franco Capuana (1894-1969). Dei tre il solo nelle cui vene scorreva sangue fanese era il Barilli, che aveva padre parmense ma madre fanesissima, Anna Adanti. Ruggeri e Capuana – ricordiamolo – erano nati da genitori trasferitisi temporaneamente a Fano: il padre del primo era preside del Ginnasio - Liceo “G. Nolfi” e il padre del secondo era stato chiamato a dirigere la locale Banda musicale militare.
Ora il noto imprenditore e mecenate della cultura fanese, Vincenzo Minardi, ha rinnovato l'interesse per il Barilli con la pubblicazione, a proprie spese, in una veste editoriale di singolare raffinatezza e limitata a 300 copie, dei testi di tutte le critiche musicali su opere liriche e concerti sinfonici uscite sul settimanale Omnibus, ideato e diretto da Leo Longanesi, dall'aprile 1937 al gennaio 1939. Vita breve e arrischiata quella di Omnibus – il primo rotocalco italiano – perché il regime fascista lo ebbe in continuo sospetto quale organo di stampa estraneo alle direttive illiberali vigenti, fino a deciderne la soppressione con un personale intervento di Mussolini. Rare e difficilmente rintracciabili le copie del settimanale. La loro ricostruzione completa la dobbiamo ora alla paziente ricerca condotta dall'avvocato Giancarlo Morosini di Fano, appassionato bibliofilo e presentatore della raccolta degli articoli del Barilli: impresa quindi tutta fanese, ma con ascendenze del Morosini risalenti, da parte di madre, ai Ninchi pesaresi, presenti in ruoli di spicco nei nostri teatri e set cinematografici.
Torniamo a Barilli, critico tanto ammirato per la prosa immaginosa, effervescente e incisiva, quanto temuto negli ambienti musicali per le battute folgoranti e per le drastiche stroncature, quasi sempre con punte umoristiche, che uscivano dalla sua penna. Agli aspri giudizi non sfuggì nemmeno Riccardo Zandonai, ritratto con “le idee piantate in testa come chiodi, e il chiodo più grosso è quello di voler ad ogni costo dirigere”. Ma Zandonai beneficiò di una correzione di giudizio per una successiva direzione sinfonica nella quale “se l'era cavata bene”. L'articolo di Barilli porta la data del 29 gennaio 1938. Due anni dopo Zandonai diventò direttore dell'allora Liceo musicale Rossini di Pesaro. Quelli che non godettero di nessuna correzione e rimasero sotto la mannaia del giustiziere furono i compositori italiani contemporanei, dei quali si salvò il solo Goffredo Petrassi. Gli altri “hanno soltanto scrupolo instrumentale e artifizio armonico” (Ottorino Respighi compreso) e, trovato un tema, non sanno dargli sviluppi né variazioni, e “non vanno né avanti né indietro”.
Amatissimi naturalmente tutti i grandi dal ‘700 al '900, da Bach a Strawinsky, ad eccezione però di Wagner. Barilli non era fra gli zelanti patiti del “rigurgitante titano”, come lo aveva battezzato. Men che meno aveva cara la Tetralogia, “piena di rovinose prolissità”. Gli piaceva solamente l'Idillio di Sigfrido (1869, per piccola orchestra, 20 minuti!): bello davvero, anche se è il pezzo meno “wagneriano” di tutta la mastodontica produzione del compositore tedesco. Gioachino Rossini al nostro critico avrebbe battuto le mani, lui che a qualche ospite parigino piuttosto tenero verso Wagner per “certi bei momenti della sua musica”, era solito rispondere: “Sì, ma per quei momenti, certi quarti d'ora!”.
Negli anni di Omnibus l'Italia aveva i più bravi cantanti lirici del mondo e numerosi ottimi direttori d'orchestra, pur con un Toscanini esiliatosi negli Stati Uniti. Ragioni di spazio impediscono di citarli tutti, insieme ai giudizi del Barilli. Vediamo solamente Vittorio Gui e Franco Capuana. Gui, secondo Barilli, era “fortunato” perché aveva il cognome “corto” e quindi “gran vantaggio per diventare celebri”. Povero Gui! E dire che era il direttore principale a Firenze della prima – e per lungo tempo unica – orchestra sinfonica “stabile”. Aveva anche ideato il Maggio Musicale Fiorentino, assurto subito a fama internazionale. Ben diverso il ritratto del Capuana, il terzo della trìade fanese: “…piccolo, secco e nero come uno zolfanello carbonizzato, gli occhi scuri ardenti come due olive nella pece, lo zolfo e la lava nel petto, e l'asciutta nervosità, la fremente intelligenza d'un greco delle isole, dirige con la bacchetta magica”. Chi scrive l'aveva visto nel 1937 dirigere al Teatro della Fortuna di Fano la Wally di Catalani. Capuana era stato un originale interprete del famoso preludio dell'atto III°, A sera, di cui aveva attenuato alcune sdolcinature trasformandolo in un vero pezzo da concerto.
A leggere tutte queste critiche del Barilli sull'Omnibus, recuperate grazie a Minardi e a Morosini, c'è da farsi un'idea precisa di quella che era l'Italia musicale prima della Seconda guerra mondiale.

Antonio Glauco Casanova


 
 
 
 
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