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Luglio-Agosto 2007 / Storia
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La battaglia di mezzo agosto

L'Attendolo fotografato poco dopo il siluramento subìto la mattina del 13 agosto 1942 (nel corso della Battaglia aeronavale denominata di "Mezzo Agosto) per opera del sommergibile inglese Unbroken. La nave appare senza prora, asportata dall'esplosione.

Avete certamente letto, nello scorso numero, della battaglia aero-navale di mezzo giugno del 1942, quando dei sedici mercantili, partiti simultaneamente da Gibilterra ed Alessandria d'Egitto, solamente due riuscirono ad arrancare nel porto de La Valletta. Ora Malta era rifornita solamente da trasporti aerei e da un posamine veloce, il “Welshman” (il Gallese) che poi entrerà nella leggenda per l'abnegazione ed i rischi corsi. Ma Malta era troppo importante per gli Inglesi, che in terra d'Africa stavano vedendosela con quel diavolo di Rommel che stava avanzando nientemeno che verso il canale di Suez e, se fosse riuscito nell'impresa, avrebbe suonato il requiem per l'Impero. Da Malta, infatti, riuscivano a insidiare il flusso dei rifornimenti all'armata italo-tedesca, dunque, Malta andava rifornita e sostenuta, a qualunque costo.
Dall'Atlantico, gli Alleati organizzano allora un imponente convoglio (ben 13 piroscafi e 2 petroliere) scortato da 4 portaerei, 2 corazzate, 7 incrociatori e 34 cacciatorpediniere, oltre a 8 sommergibili (tutti al comando dell'Ammiraglio Burrough) che salpa da Gibilterra il 10 agosto, nemmeno un mese dopo la batosta di luglio. I movimenti del complesso alleato non passano inosservati ed i comandi italo-tedeschi preparano l'accoglienza: due divisioni navali ( la 3^, con gli incrociatori “Bolzano”, “Gorizia” e “Trieste” e la 7^ con gli incrociatori “Eugenio di Savoia”, “Raimondo Montecuccoli” e “Muzio Attendolo”), tutti i sommergibili in mare, MAS, motosiluranti e schnellboote, oltre 700 aerei dalle basi della Sicilia e della Sardegna sono posti in allerta. La partita inizia subito l'11 agosto: il sommergibile tedesco U-73 (Ten. Vasc. Rosenbaum) attacca ed affonda la portaerei “Eagle”, ma perdiamo il nostro sommergibile “Dagabur” (Ten. Vasc. Pecori) speronato da un caccia inglese mentre tentava di avvicinarsi al convoglio. Il 12 entrano in gioco i nostri aerei dalla Sardegna e dalla Sicilia, danneggiando seriamente una corazzata, cinque piroscafi e le portaerei “Victorious” e “Indomitable” (che deve rientrare a Gibilterra) ed affondando un cacciatorpediniere e tre piroscafi, mentre i sommergibili “Axum” (Ten. Vasc. Ferrini) e “Dessié” lanciano contro due incrociatori affondando il “Cairo”. Morale: per evitare guai maggiori le navi maggiori da guerra inglesi abbandonano il convoglio per far rientro a Gibilterra. Anche i mercantili si sparpagliano ed invertono la rotta, inseguiti dalle navi di scorta e costretti a riprendere la via del Canale di Sicilia. La notte intervengono le nostre unità sottili: MAS e schnellboote affondano un incrociatore e quattro mercantili. Il 13 agosto aerei tedeschi e stukas italiani affondano un altro mercantile e ne danneggiano altri tre. Il 14 agosto giungono a Malta quattro mercantili superstiti e la pluricolpita, petroliera “Ohio” che affonda però in banchina, subito dopo avere scaricato le rimanenti tonnellate di combustibili.
La vittoria dell'Asse nella cosiddetta battaglia “di mezzo agosto” rimane un successo straordinario per i nostri sommergibili, MAS e aerei da caccia nonostante le perdite subite (il “Bolzano” e l' “Attendolo” furono silurati nel tragitto di rientro, 60 aerei risultarono abbattuti) e costrinse gli Alleati a non cercare più di rifornire Malta con convogli e a desistere dal previsto sbarco in Algeria per prendere alle spalle le nostre forze impegnate alla frontiera egiziana. Ma un aspetto mi colpisce: cosa avremmo potuto ottenere se tutta la potente ed intatta nostra flotta si fosse messa in mare? Ancora una grande occasione perduta per dare un colpo mortale alla Royal Navy. La vittoria di mezzo agosto avrebbe potuto avere ripercussioni a catena sul fronte africano, medio-orientale e, chissà, anche russo. Ma è curioso che nessuna delle due flotte sferrò mai il colpo a fondo, quello del ko. Così, dopo la disastrosa notte di Taranto, sarebbe bastato agli Inglesi tornare la notte dopo per distruggere la nostra flotta da battaglia, ma non lo fecero (anche se oggi sappiamo che ci pensarono). Così la nostra flotta non uscì a Punta Stilo e non chiuse la ritirata alla Mediterranean Fleet impegnandola fra due fuochi (anche se qualche Ammiraglio ci pensò), non sfruttò la straordinaria impresa della X Flottiglia MAS che affondò nel porto di Alessandria le uniche due corazzate inglesi presenti in Mediterraneo, non uscì in mare a ferragosto del 1942. Difetto di strategia? Imprevidenza? Poco coraggio? Coincidenze? Cavalleria? Stima reciproca? L'insieme di tutto ciò o qualcosa d'altro? Potremmo riparlarne, se volete, quando tratteremo dell'armistizio dell'8 settembre.

Paolo Pagnottella

 


 
 
 
 
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