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Visti da vicino: Oronzo Reale


Il panino in treno

Che tempi incredibili abbiamo vissuto. Il ministro di Grazia e Giustizia, ma anche deputato repubblicano delle Marche, Oronzo Reale negli anni ‘60 ogni venerdì, senza scorta alcuna, prendeva il rapido delle 19 a Roma Termini per ritrovarsi in Ancona alle ore 23. Alla stazione trovava in attesa un amico di partito che con la propria auto lo portava all'albergo “Roma e Pace”: una sistemazione comoda perché al centro della città ed a buon prezzo. Ad onor del vero (lo racconta Luciano Barca nel suo “Cronache all'interno del PCI”) a prendere il treno erano anche il maggior imprenditore delle Marche e parlamentare Aristide Merloni, l'aristocratico deputato liberale Leopardi Dittaiuti e naturalmente tutti i parlamentari comunisti. Altri tempi, tempi da Prima Repubblica, quando c'era da ricostruire l'Italia e gli uomini erano diversi da quelli di oggi. Tempi secondo alcuni da buttare.
Oggi i ministri viaggiano con tre auto di scorta. Berlusconi quando era premier ne aveva molte di più. Proprio durante un viaggio ho incontrato per la prima volta il ministro Reale. In treno tornando da Roma. Mi presentai come giovane repubblicano e parlammo, parlammo per tutto il viaggio, delle Marche, del partito, dei giovani, delle aspettative politiche e del disagio sociale. Ero lamalfiano arrabbiato allora e onestamente pensavo che Reale, uomo del passato, non fosse adeguato a rappresentare un partito impegnato a governare la modernità. Durante il viaggio scoprii che avevo torto. Quel piccolo uomo era una delle persone più intelligenti che abbia mai incontrato nella mia vita. Compresi anche che la sua passione per la giustizia e la libertà era pari alla mia, soltanto più trattenuta. Imparai tanto, soprattutto che non bisogna mai avere dei pregiudizi, perciò rimasi legato a Reale fino a quando, conclusa la sua vita politica di parlamentare, fu chiamato a ricoprire l'alto compito di Giudice Costituzionale. Devo onestamente riconoscere però che durante quel viaggio (quattro ore, ed era un rapido), non ho assistito a quel rito del panino che racconta l'on. Barca e che trascrivo per far comprendere fino in fondo quali erano i costumi di coloro che allora servivano la Patria: “Reale, in genere se ne sta da parte, non per alterigia, ma semmai per riservata semplicità. Verso le otto apre il pacchetto che gli ha confezionato la moglie – credo sia l'unico ministro italiano a cenare così – offre i suoi panini e poi, isolatosi, mangia in silenzio”. Quando lo invitammo a Fano da ministro, la Questura lo fece accompagnare da un agente. Andammo a mangiare in una semplice trattoria. Cortesemente rifiutò la nostra ospitalità e volle pagare per sé e per l'agente. Come si poteva allora, mi chiedo ancora oggi, non essere repubblicani? Perciò, travolto dalla passione politica, raddoppiai l'impegno e lo studio. Non volevo, dovevo dare il mio contributo di giovane intellettuale al risanamento dell'Italia, a superare le ingiustizie sociali, a battermi contro ogni forma di totalitarismo. Furono anni di sacrifici, di fatica e persino di rischio. Fu il distacco drammatico del partito marchigiano da Reale, e la conseguente perdita del parlamentare, a proiettarmi (come Homo novus) alla segreteria regionale delle Marche. Ugo La Malfa, irato con la nostra regione per la vicenda, quando gli fui presentato come trentacinquenne segretario mi accolse a Roma con queste parole: “Bravo, bravo: fai fuori a calci tutti quelli che hanno più di cinquant'anni”. Naturalmente non presi a calci nessuno, semmai di calci ne presi qualcuno io che non avevo colpa alcuna se non quella di lavorare per tutti. Ma così va il mondo.
Oggi un semplice deputato guadagna 5.500 euro di stipendio, 4.100 di diaria, 4.000 per i portaborse, 1.100 di rimborsi per tragitto casa-aeroporto; e inoltre ha gratuiti voli nazionali, pedaggi autostradali, treni e traghetti, cinema, cellulari, partite di calcio e quant' altro sarebbe difficile immaginare. Eppure l'ex ministro UDC Buttiglione ha protestato ufficialmente perché alla buvette mancava il gelato, l'ex ministro Previti di Forza Italia è agli arresti ma prende lo stipendio, la signora Pivetti, pura e dura leghista, pur avendo cambiato mestiere continua a godere di privilegi assurdi e se le cose non cambieranno ne godrà per tutta la vita soltanto per essere stata presidente della Camera; come pure Casini e via discorrendo.
E' passato tanto tempo e il mio rammarico è tutto per quel panino ministeriale che Reale non mi offrì e che avrebbe avuto, ne sono sicuro, un sapore indimenticabile. Quello di un uomo politico onesto. Ho fatto la mia ultima campagna elettorale dicendo, a destra ed a sinistra, che – se eletto – non avrei voluto una lira in più del mio stipendio da insegnante ad eccezione dei rimborsi spese. Un comportamento da Reale. Naturalmente fui sconfitto e mia moglie tirò un sospiro di sollievo. Oggi non mi resta che gridare, come tutti i repubblicani delusi: “Aridatece Reale”.

Alberto Berardi

 


 
 
 
 
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