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Il vangelo di Giuda e… dintorni

Ho letto l'articolo “Il vangelo di Giuda”, di Maurizio Lodovichetti, nel numero di giugno dello Specchio. Mi ha dato fastidio il suo tono di supponenza tra il saccente e il gigionesco con cui ripete la litania, trita e ritrita, delle accuse alla Chiesa: inquisizione, roghi, indulgenze, commistione con politica e affari, misoginia, dogmatismo… e tanto per stare a la page, vi aggiunge il vangelo di Giuda, come se fosse stato scoperto l'altro ieri. Ma ciò che ha colmato la misura, e che mi induce a replicare, è un'accusa inedita, che non avevo mai udito prima: la Chiesa ha taciuto, non ha mai detto perché ha scelto i quattro vangeli che conosciamo tra i trenta vangeli che erano in circolazione. “I pontifici silenzi”, li chiama. Cosa mai ci sarà sotto? Lodovichetti sembra credere alla favola che il vangelo di Giuda sia una scoperta dei nostri giorni e che avrà “un effetto devastante”. Che è stato sottratto, come per miracolo, alla furia distruttrice della Chiesa che brucia sistematicamente eretici e libri che non le vanno a genio. Chiesa che finora ha nascosto la verità, approfittando dell'ignoranza della gente. Ma oggi il livello culturale si è talmente elevato che la verità è finalmente venuta a galla. E la verità è quella che riferiscono gli apocrifi.
Come si vede, è la favola raccontata da Dan Brown nel suo best-seller “Il codice Da Vinci”. Lodovichetti, senza neppure accorgersi, ne ha succhiato il veleno. Non gli sfiora la mente il fatto che Giuda nel suo vangelo si trova nel bel mezzo di un conflitto di interessi, e che la sua testimonianza potrebbe essere ricusata per legittima suspicione. Così come non gli viene in mente che il vangelo di Giuda, come tutti gli altri apocrifi, fu redatto dopo il primo secolo, quando l'ultimo vangelo canonico, quello di Giovanni, era già stato scritto da almeno 20-30 anni. Ma, a parte ciò, Lodovichetti pone tre questioni importanti: la storicità dei vangeli, la credibilità della Chiesa che li ha da sempre ritenuti storicamente attendibili, i criteri che l'hanno portata a preferire questi quattro e a scartare tutti gli altri. E' curioso come oggi la Chiesa si trovi in una situazione tale da non poter dare niente per scontato, neanche le cose più ovvie. E' costretta a ricominciare tutto daccapo, come se dovesse catechizzare i barbari. Deve tornare, per esempio, ad insegnare il valore della vita umana che vale più di quella delle bestie, anche delle bestie domestiche. Deve difendere la ragione contro gli attacchi dei maestri del pensiero debole. Deve ricordare che il concetto stesso di matrimonio non può essere riferito che alla coppia uomo-donna. Principi elementari che, fino a non molto tempo fa, erano tranquillamente accettati da tutti come indiscutibili. E nessuno perdeva tempo a spiegarli. Invece oggi niente è più pacifico. Nel grande calderone delle opinioni bolle di tutto, e non si riesce più a distinguere il vero dal falso.
Anche nel nostro caso, in ballo c'è un'ovvietà altrettanto incontestabile. Qui la Chiesa non difende un dogma di fede, ma un fatto. I quattro vangeli attuali sono stati preferiti perché assicurano il legame con la persona storica di Gesù, con quello che realmente ha detto e fatto. Essi garantiscono la trasmissione fedele del fatto storico che si chiama Gesù, in quanto sono stati scritti dagli apostoli, che hanno vissuto con lui per tre anni, o da coloro che sono stati a contatto con i primi testimoni oculari. Sono detti canonici, cioè normativi con la fede, proprio grazie alla loro storicità, per il loro legame organico con la fonte originaria della rivelazione. La stessa cosa non si può dire degli apocrifi. Non solo perché posteriori, ma soprattutto perché sono il prodotto di comunità gnostiche che attingevano, non da testimonianze storiche, ma da rivelazioni privare e segrete dei loro leader. Quando un'epoca perde la fiducia nella ragione, è normale che tenti altre vie per conoscere la verità. Non è dunque un caso che oggi si registri questo revival delle dottrine esoteriche, di cui “Il codice da Vinci” è una clamorosa espressione.
Ma non si può fare a meno della storia. La fede cristiana non è una teoria o una filosofia. Ha i piedi ben piantati a terra attraverso la catena della tradizione. Tradizione infatti è tramandare di generazione in generazione il fatto storico che ha dato inizio a tutto. Privato di questo il cristianesimo non diventerebbe altro che una filosofia umana in mezzo a tante altre. Ed è proprio a ciò che mirano i suoi nemici di ieri e di oggi. Tutto questo è risaputo e facilmente comprensibile da tutti quelli che non sono fuorviati dall'apriori ideologico. Ma quali “pontifici silenzi”? Se proprio la recente enciclica “Deus caritas est” apre con l'affermazione solenne della storicità del cristianesimo. E' da 20 secoli che la Chiesa non fa altro che ripeterlo in tutte le forme. Consigliamo a tutti, compreso il signor Lodovichetti, di iscriversi a un corso di formazione biblica che la nostra diocesi ha di recente istituito.

Michele Colocci


 
 
 
 
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