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Personaggi della vecchia Pesaro: "Ciclon"

Nessuno ne parla più. Dimenticato, ignorato, sembra quasi non sia esistito che nella mia fantasia. Eppure, a Pesaro, è stato un personaggio. Io stesso, pur frequentando poco il centro, l'ho incontrato più volte. L'ho sentito imprecare e bestemmiare ad alta voce quando i soliti bietoloni, appena usciti dalla scuola, si divertivano a prenderlo in giro. L'ho sentito anche esprimere divertito giudizi non proprio benevoli sui politici locali o su "quelli che ci governano da Roma".

Gli ho parlato, perfino. Ero in piazza con alcuni dei miei amici, quel giorno che il barista riuscì ad avvicinarlo senza farlo innervosire per chiedergli di raccontarci del coniglio che aveva regalato al primario di chirurgia. E lui, ricordo, si mise a farfugliare, si guardò intorno e ci fissò poi a lungo uno a uno senza fiatare.

"E allora, come è andata?", gli chiesi.

"Mi ha guarito e io gli ho portato un coniglio grosso così", iniziò a raccontarci accompagnandosi con gesti appropriati.

"E il primario cosa ha detto?"

Il dottore guarda il coniglio e mi fa: "Come? Me lo porti vivo?". E io gli dico: "Ne ammazzi tanti di cristiani qui dentro e ora hai paura di ammazzare un coniglio?". Scoppiammo tutti a ridere e lui, Ciclon, se ne andò soddisfatto di averci divertiti.

Non molti giorni dopo si avvicinò da solo, senza che nessuno lo avesse chiamato. Ci aveva presi in simpatia e, incoraggiato a parlare, ci chiese cosa stavamo facendo. "Stiamo scommettendo a chi ha la vista più lunga", gli dicemmo, e lui ci fissò uno a uno e ci sorrise.

"Avete mai sentito parlare di un certo Emidio?", ci chiese, "quello che per scommessa si buttò dal Conero? No? Se andate in uno dei paesini di quel grande monte che si affaccia sul mare di Ancona e chiedete ai più anziani, ne troverete più d'uno pronto a giurarvi che questa storia è vera".

Incuriositi gli chiedemmo di questo Emidio. Era uno scommettitore nato, ci raccontò: un gran furbone però. Prima d'impegnarsi si preparava. Scommetteva solo su quello che voleva lui e vinceva sempre. Perché per lui, vincere, sentirsi più in gamba degli altri, di tutti gli altri, era una fissazione, una malattia… Al quartiere porto del suo paese non potevano più sopportarlo e un giorno al bar decisero di fregarlo. Appena si presentò l'occasione gli dissero che se voleva fare ancora scommesse dovevano essere loro a decidere su cosa. Emidio domandò su cosa volevano scommettere e gli altri gli risposero senza perdere tempo: "Su chi è più patacca". E lui, dopo aver riflettuto un po', rispose che ci stava. Scommisero e lo fecero vincere. "Sei tu il più patacca, sei contento?" E lui, Emidio, rispose di sì, sorrise e se ne andò soddisfatto.

Il giorno dopo in paese tutti si congratulavano con lui. "Hai vinto la scommessa anche a chi è più imbecille, bravo!", gli dicevano. E lui sorridente ripeteva che chi è intelligente sa fare anche il patacca, ma chi è patacca, patacca resta. Al quartiere porto ci restarono male e si prepararono a fregarlo davvero. E quando Emidio entrò nel bar e li guardò con la solita aria di sfida, gli chiesero se ci stava alla scommessa del Conero.

"E cosa sarebbe?", chiese.

"Vieni su al Conero e te la spieghiamo".

"Ci sto", disse lui, e la sera stessa salirono tutti sul Monte Conero, si schierarono sul ciglio che si affaccia sul mare e gli spiegarono che vinceva chi si sarebbe buttato per primo.

Emidio non ci pensò due volte, si buttò di sotto per primo e morì sfracellato sugli scogli.

"E questo per dirvi", concluse Ciclon, "che a scommettere si fa male, perché c'è sempre qualche patacca che ci rimette!".

Di Ciclon nessuno dei miei conoscenti sa dirmi nulla di più. Non sa nemmeno dell'origine o del significato del suo soprannome. Alcuni mi dicono che non lo hanno mai visto. Altri non ne hanno neppure sentito mai parlare. E tuttavia, io spero ancora di trovare qualcuno che possa aiutarmi a saperne di più.

Umberto Vitiello


 
 
 
 
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