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I carri del Carnevale

Frusta i cavai… Caius Brutus

Alberto Berardi e Pierluigi Piccinetti sono gli autori di un imponente volume illustrato a colori : "I Carri (1949-2002), pubblicato dalla Banca di Credito Cooperativo di Fano come libro-strenna del 2002. Nell'introduzione il presidente della Banca, Romualdo Rondina, ricorda una frase della Bibbia: "Per ogni cosa c'è un suo momento: un tempo per piangere e un tempo per ridere, un tempo per gemere e un tempo per danzare". Poi osserva che "nel mondo attuale globalizzato e appiattito prevale la tristezza e la paura di vivere, ma gli autori, con questo libro, ci restituiscono un tempo per ridere: grazie alle generazioni di artisti che – con la realizzazione dei carri allegorici – hanno fatto gioire e sorridere i fanesi e non solo, di ogni età".

Riportiamo di seguito alcuni brani significativi dell'ampia presentazione di Alberto Berardi.

Non tutti sanno che la celeberrima poesia di Lorenzo il Magnifico: "Quant'è bella giovinezza/ che si fugge tuttavia! /Chi vuol esser lieto, sia /di doman non c'è certezza", non è altro che la descrizione di un carro allegorico in sfilata durante il Carnevale fiorentino del 1490. Non per niente viene comunemente inserita tra i Canti Carnascialeschi dei quali lo stesso Lorenzo fu considerato rinnovatore. Altri Canti Carnascialeschi sono comunemente attribuiti a Niccolò Machiavelli, quindi si fa davvero fatica a comprendere il motivo per cui oggi molti intellettuali di fronte alla vera, grande Festa popolare, l'unica Festa che il popolo dà a se stesso, come scrisse Johann Wolfgang Goethe, invece di collaborare nobilitandola mantengano un atteggiamento di sufficienza snobistica quando va bene e di ostilità preconcetta quando va male. Qualcuno lo spiega con l'avversione alla violenza che, in passato o in certi luoghi come Rio de Janeiro, avrebbe segnato o segnerebbe negativamente le manifestazioni carnevalesche. Singolare teoria che si ostina a non tener conto del clima di violenza in cui viviamo quotidianamente e del fatto che non esiste manifestazione più pacifica di quella carnevalesca. Altri preferiscono spiegarlo con l'ostilità all'effimero per cui la creatività impiegata nella costruzione dei carri allegorici non avrebbe alcuna valenza artistica. Ma a questo ha risposto da par suo Maurizio Fagiolo con un saggio definitivo.

Fortunatamente non tutti si comportano allo stesso modo. Tra gli intellettuali italiani, anche Massimo Cacciari e Dario Fo si sono distinti da tempo per un atteggiamento improntato ad interesse per il fenomeno e per le sue scaturigini. Altri però come Umberto Eco ed Eugenio Scalfari, continuano a citare negativamente il Carnevale, rifiutando però di porsi in maniera scientifica di fronte ad un antico rito che nessuno degli infiniti moralisti che l'hanno combattuto è riuscito a sradicare in secoli e secoli di storia. Diciamo pure che siamo di fronte ad una lacuna o ad uno sbadiglio della cultura. Noi rifiutiamo il fatto che un sostantivo come carnevale ed un aggettivo come carnevalesco vengano usati sempre e soltanto in una accezione negativa. Perciò lanciamo coriandoli sul perbenismo ipocrita del "vorrei ma non posso", stelle filanti sulla cultura snobistica che respinge un fenomeno che coinvolge ogni anno milioni di persone, confetti beneauguranti fecondità sul moralismo auto-flagellante che avversa anche il più piccolo e naturale piacere di una umanità che non ignora la fugacità della giovinezza e conseguentemente della vita ma che sa altrettanto bene che la gioia è frutto di una quotidiana e volontaria conquista.

"Il Carnevale è quindi una cosa seria", in particolare a Fano se in questa piccola città (il cui nome stesso richiama il tempio e quindi il sacro), lo si celebra, a dar retta ai documenti, dal lontano 1347 (…). Per non parlare di una recente scoperta riemersa dagli archivi, che documenta come in pieno 1792 (tre anni dopo lo scoppio della rivoluzione in Francia e lo stesso anno in cui nella vicina Pesaro nasceva Gioachino Rossini) i convittori del Seminario di Fano si impegnarono per l'intero mese di febbraio a rappresentare una tragedia, una commedia e due farse: "nelle Carnevalesche vacanze di quest'anno bisestile". A getto continuo riemergono da un lontano passato documenti che comprovano per quanto tempo il Carnevale ha rappresentato per i cittadini di Fano un appuntamento irrinunciabile (…).

Con Pierluigi Piccinetti, artista sensibile e carrista insigne, abbiamo pensato, dopo l'omaggio doveroso di due anni or sono al personaggio principale del Carnevale con il volume "Cinquant'anni di Pupo", che sarebbe stato bello documentare anche "Cinquant'anni di Carri" (…). Ad essere documentati sono così gli anni della ricostruzione, la motorizzazione, la televisione, l'inquinamento, la balneazione di massa, il turismo straniero, il boom, il traffico, la contestazione, l'inflazione, la droga, la mafia, il femminismo, la crisi petrolifera, la politica corrotta, l'ossessione del sesso, la lotta sociale: tutti temi puntualmente registrati dai creatori dei carri per essere presentati in mastodontiche creazioni effimere ma di forte impatto visivo con leggera ironia o con forte sarcasmo (...).

Da allora ad oggi molta acqua è passata sotto i ponti. Il Carnevale, come tutte le feste rituali, per restare sempre se stesso deve cambiare ogni anno. Uguali sono solo le polemiche ed il fatto che i soldi non bastano mai. Accanto a Comune, Provincia e Regione è scesa in campo la Fondazione Cassa di Risparmio ed alcuni privati sono stati generosi ed illuminati. E' nato l'Ente Manifestazioni per affiancare la gloriosa Carnevalesca nella titanica impresa di organizzare i corsi mascherati, si è deciso di consentire l'ingresso gratuito alle sfilate, si è riconciliato il Carnevale con la cultura. La realizzazione dei carri si va professionalizzando sotto tutti gli aspetti, i vecchi capannoni lungo le mura in cui venivano costruiti sono stati chiusi e verranno abbattuti, l'Amministrazione comunale si è impegnata a realizzare i nuovi in una zona lontana dal centro. Probabilmente nulla sarà più come prima: è per questo che abbiamo ritenuto di offrire alla città, a coloro che hanno vissuto gli anni gloriosi del Carnevale ed a coloro che continueranno a viverli in nuove forme, un documento prezioso, assolutamente unico, la cui mancanza era avvertita da tutti (…). Lo facciamo con l'orgoglio cittadino che ha portato in pochi anni a pubblicare ben quattro opere dedicate al Carnevale di Fano dopo secoli di silenzio. Lo facciamo affidando i nomi dei carristi alla Storia, nell'ordine in cui Piccinetti li ha elencati nel suo prezioso volume "La Cartapesta e il Carnevale": Marcellino Battistelli, Enzo Bonetti, Vittorio Corsaletti, Riccardo Deli, Luciano Del Monte, Valerio Ferretti, Paolo Furlani, Evaristo Ghiandoni, Ruben Mariotti, Alfredo Pacassoni, Pietro Pacassoni, Bruno Radicioni, Giovanni Sorcinelli, Hermes Valentini; ma inserendo tra i più devoti ed appassionati artisti proprio Pierluigi Piccinetti che al Carnevale ha dedicato una parte rilevante della sua vita come insegnante, come scultore, come pittore, come creatore, come esecutore, come ricercatore e come storico rimanendo per innata modestia spesso immeritatamente nell'ombra. Senza di lui quest'opera non avrebbe mai visto la luce.

Alberto Berardi

 


 
 
 
 
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