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La Natura scatenata


Intervista con Franco Foresta Martin

Da qualche mese l'Italia inquieta dei terremoti e delle eruzioni vulcaniche sembra essersi risvegliata improvvisamente. A settembre un sisma ha scosso la Sicilia Occidentale, lesionando centinai di edifici della bella Palermo. A ottobre, con più gravi e luttuose conseguenze, è stata la volta del Molise. Nel frattempo l'Etna, dopo una tregua durata poco più di un anno, ha ripreso a vomitare lava e abbondanti ceneri sui paesi pedemontani. Come se non bastasse, accanto all'isola di Panarea, nell'arcipelago delle Eolie, l'acqua ribolle e vortica, come se una nuova bocca vulcanica volesse aprirsi sul fondo del mare. Di tutti questi fenomeni si è occupato il giornalista scientifico del Corriere della Sera, Franco Foresta Martin, descrivendoli e commentandoli nelle pagine della scienza del maggiore quotidiano nazionale. Lo abbiamo incontrato nella redazione di Roma, dove abitualmente lavora, per chiedergli che cosa sta succedendo.

Innanzitutto c'è una relazione fra tutte le recenti emergenze geologiche? E' possibile che si sia scatenata una sorta di reazione a catena?
Quando terremoti e eruzioni vulcaniche si succedono in tempi stretti, la gente si pone sempre questa domanda. Una possibile risposta è che tutto un settore della nostra Penisola sia soggetto a un'onda di stress di tipo geologico che sta facendo scattare, come molle, delle tensioni che si stavano accumulando da tempo. Per essere più chiari, non è che il terremoto siciliano abbia innescato l'eruzione dell'Etna e poi il terremoto del Molise. Ma tutti insieme possono essere stati scatenati da forze che si esercitano su scala continentale.

Qual è la causa di queste forze su scala così ampia?
Secondo recenti studi, la parte più superficiale, fredda e rigida della Terra è suddivisa in zolle o placche che galleggiano come zattere sulla parte sottostante più pastosa e calda. Nel corso di questi lenti movimenti le zolle possono allontanarsi o scontrarsi. Ebbene è accertato che la zolla africana preme e si incunea sotto quella europea. Questa titanica collisione è all'origine della formazione di catene montuose, come gli Appennini e le Alpi, ma anche dei periodici terremoti e delle eruzioni vulcaniche.

Visto che le cause principali dei terremoti e delle eruzioni sono state individuate, come mai non si è ancora arrivati a una previsione di tipo meteorologico di questi disastri, con la possibilità di preavvertire le popolazioni minacciate qualche giorno prima dell'evento?
Gli studiosi di Scienze della Terra ci hanno provato. Hanno cercato di individuare dei fenomeni precursori dei terremoti: per esempio leggeri tremori del terreno, emissione di onde elettromagnetiche, risalita di gas, eccetera. Ma purtroppo questa fenomenologia non è sempre presente e evidente: cambia da zona a zona, oppure da un periodo all'altro. Non si è ancora trovato un precursore sicuro. Per i vulcani la situazione è meno incerta. In questo caso, grazie al monitoraggio strumentale, è ora possibile prevedere con qualche giorno di anticipo le fasi più parossistiche dell'eruzione ed evacuare le popolazioni minacciate.

Esistono testimonianze che alcuni fenomeni sismici sono stati preannunciati, non da strumenti, ma da un particolare stato di agitazione di animali e esseri umani. Sono attendibili queste voci?
Si, la letteratura scientifica riferisce di cani, polli e altri animali domestici o da cortile che sono stati utilizzati, in particolare nelle zone sismiche della Cina, come sensori biologici per verificare la loro capacità di prevedere un terremoto. Altri studi riferiscono di forme di particolare disagio di esseri umani, prima dello scatenarsi di un forte sisma. Tutto questo è possibile poiché nelle ore che precedono il movimento impulsivo di una faglia terrestre, si liberano flussi di energia meccanica elettromagnetica che possono avere effetti particolari sui sistemi viventi. Ma tutto questo, purtroppo, può servire per uno studio a posteriori del fenomeno, non per una previsione deterministica a priori. Purtroppo, finora, non esiste un segnale inequivocabile in grado di segnalarci che in un certa località, in un certo giorno, a una certa ora, ci sarà un terremoto di un certo grado.

Dunque siamo sostanzialmente inermi di fronte alle forze della natura come i grandi terremoti.
Sì, perché non li possiamo evitare. No, perché, tuttavia, possiamo difenderci. Un modo intelligente di progettare città, strade e case, nelle zone ad alto rischio, potrebbe ridurre drasticamente vittime e danni. E, invece, sotto questo profilo, in Italia siamo ancora all'anno zero. Come dimostra il tristissimo caso della scuola crollata sopra i bambini che la frequentavano.

Rita Cesaretti Fusco


 
 
 
 
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