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Febbraio 2008 / Lettere e Arti
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Seta

"Ti amerò per sempre". Lo diceva tutte le volte, prima di partire. Hervè guardave negli occhi sua moglie Hélène, la stringeva forte, le regalava qualche bacio, poi dalle sue labbra risuonavano ancora le stesse parole: "Ti amerò per sempre". Quelle due creature si amavano davvero. Si sapevano aspettare. L'amore è qualcosa che ha a che vedere con l'aspettare. Se la creatura che hai di fronte è in grado di aspettarti, ti ama.
Hervè era un commerciante: comprava e vendeva bachi da seta. Il suo era un mestiere insolito, ma duro, perché in Francia, a fine '800, a causa di una terribile epidemia, i bachi cominciarono ad ammalarsi. A quell'uomo toccò di partire lontano per trovare merce sana, purificata. Ogni viaggio poteva durare mesi, poteva anche non finire. E tutte le volte la destinazione era la stessa: il Giappone. Una fatica disumana, notti insonni a dorso di un cavallo, la desolazione più opprimente, carovane di fortuna, giornate intere sul treno, per trovare distese infinite di freddo e neve. Poi un villaggio, proprio quello che cercava. Lì avrebbe fatto la sua fortuna. Da quel minuscolo punto della terra sarebbe tornato con migliaia di minuscole uova, pronte a compiere una magia straordinaria: se lavorate, avrebbero prodotto un tessuto simile alle labbra di una donna o alle sue lacrime o alla delicatezza delle sue mani o al riflesso dei suoi occhi, o ad una poesia perfino: seta. Hervè vendeva, comprava e trasportava bachi da seta.
Cominciarono i suoi viaggi e la sua vita iniziò a cambiare veramente: a casa lo aspettava Helénè, mentre in Giappone il suo sguardo incrociò appena quello di una giovane ragazza, ma quel tanto che bastò a rendere il suo cuore inquieto. Perché? "I perché spesso si dimenticano", diceva Baldabiou, quel brillante uomo d'affari che aveva avuto l'intuizione giusta per aggirare la questione delle epidemie. Un giorno, quando Hervè si trovava in Francia, arrivò una lunga lettera scritta in eleganti caratteri giapponesi, una grafia dolce che svelava il destino di una storia di una sensibilità infinita: quella di un uomo che solo dopo aver perso tutto, scoprì di amare veramente.

Matteo Donati

Testo liberamente ispirato da "Seta", romanzo di Alessandro Baricco.


 
 
 
 
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