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Febbraio 2008 - Opinioni e Commenti
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  Giugno 1997
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Tre ragazze pesaresi in Medio-Oriente: giovani costruttori di pace

Beatrice Bailetti, Elena Brandi e Chiara De Notaris, studentesse del Liceo Scientifico “Marconi” di Pesaro e la loro insegnante Adriana Marchionni, davanti a Gerusalemme.

Nell'ambito delle iniziative di pace per il Medio Oriente, la Universal Peace Federation, insieme all'associazione di volontariato giovanile Service for Peace, ha organizzato dal 27 dicembre al 2 gennaio un viaggio in Terra Santa per giovani studenti liceali e universitari di diverse regioni d'Italia. Tra le località visitate: Gerusalemme, Nazareth, Betlemme, Ramallah.
Tra i componenti della spedizione, tre studentesse del Liceo Scientifico “Marconi” di Pesaro: Beatrice Bailetti, Chiara De Notaris ed Elena Brandi, la loro insegnante Adriana Marchionni col marito Francesco Tempesta e Barbara Colapietro.


È passato del tempo dal nostro ritorno ma ancora non si stacca da dosso un senso di velata malinconia, colorata, in sottofondo, da una tiepida eco di quei monofonici canti che ritmavano il tempo delle nostre giornate. La freneticità del nostro itinerario non è bastata, ahimè, a rendere possibile un'esplorazione più approfondita di quei meravigliosi luoghi che, tuttavia, abbiamo potuto assaporare attraverso i calorosi occhi delle persone incontrate.
Già dal primo giorno (giovedì 27 dicembre) abbiamo potuto saggiare l'intensità del programma che avremmo seguito: arrivati all'aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv alle tre e mezza di mattina, ritirate le valige, passato il controllo passaporti, siamo arrivati a Gerusalemme alle prime luci dell'alba e, dopo un'insolita colazione in albergo, siamo subito ripartiti alla volta della città nuova. Tornati in hotel, dopo cena abbiamo incontrato il prof. Samuel Peleg, docente universitario di Conflict Management Strategy (strategia di gestione dei conflitti). E da lì via, per altri sei giorni, tra i più intensi, credo, che avessimo mai vissuto.
Come tutte le cose belle, c'è voluto un po' di tempo per rendersi conto che non stavamo sognando, che eravamo lì, in Medio Oriente, in quei luoghi di cui si sente tanto parlare e che fino ad allora avevamo immaginato intrappolati nello schermo di una televisione, tra macerie e kamikaze. Non eravamo ancora riuscite a capire cosa stesse realmente succedendo, confuse dalle vagonate di notizie sentite distrattamente da un qualsiasi giornalista italiano che, più delle parole, non dice nulla. È stata un'opportunità irripetibile: andare lì, ascoltare le testimonianze di persone, ragazzi come noi, che il conflitto lo vivono dall'interno ma, in un certo senso, da lontano. “È una questione di fiducia”, ci hanno detto alcuni, “E' tutto nelle mani dei potenti”, hanno detto altri. Si potrà, un giorno, arrivare alla pace? “Un piccolo passo alla volta… ci vorrà del tempo”. Mai dimenticheremo gli occhi di quei bambini, i sorrisi di quei ragazzi così straordinariamente uguali a noi, con i nostri stessi sogni, le nostre stesse paure, le nostre stesse speranze, speranze di pace. Paesaggi meravigliosi, luoghi colmi di un'essenza vibrante, mistica, fantastica, da sempre luogo delle più violente contese; coacervo di religioni, spesso complici dei conflitti stessi.
La prima sensazione che abbiamo provato al ritorno è stata quella di essere cambiate. Tutti i viaggi lasciano un segno ma questo in particolare ci ha fatto “crescere dentro”. Questa esperienza ci ha messe di fronte ad una realtà che non potevamo immaginare e che cozzava con l'idea che ci eravamo fatte attraverso i comuni sistemi di informazione. Questi sicuramente non avrebbero mai potuto trasmetterci le gioie, le paure, la forza delle idee delle persone che abbiamo incontrato. In particolare ascoltare e discutere della situazione con ragazzi come noi ci ha fatto capire quanta determinazione e volontà di cambiare le cose ci possa essere tra loro, come quanto rigide e ancorate possano essere certe opinioni, come le differenze siano sicuramente una ricchezza ma possano anche rappresentare un grosso ostacolo. Questa diversità è sicuramente la prima cosa che colpisce passando da una parte all'altra nel giro di poche centinaia di metri. È incredibile vedere da un lato la vivacità dei colori, dei suoni e delle forme, e dall'altro riconoscere la regolarità e la sicurezza di uno stile di vita occidentale. Mantenere il necessario distacco e l'oggettività che permette di conoscere e comprendere, è difficile oggi raccontando così come è stato viverlo a contatto con i bambini, i ragazzi e gli adulti con i quali abbiamo condiviso l'unicità di questa esperienza.
La speranza è quella di poter, un giorno, tornare; e trovare che non ci sono più barriere a dividere persone di due mondi diversi ma tra loro irrimediabilmente vicine.

Beatrice Bailetti
Chiara De Notaris
Elena Brandi

Ai seminatori

Memorie consacrate
nello scrigno di un viaggiatore senza tempo.

Nella terra intrisa di odio fraterno
la paura dell'invasore
è cancellata per un istante
dalle risate dei giochi dei bambini dimenticati
fra le mura cadenti
della città antica.

La luce della Verità
vibra fra le pietre
bagnate dalle lacrime del cuore degli uomini
oltre ogni preghiera innalzata
per espiare la colpa
e si espande libera.

La danza dei bianchi messaggeri
sul lago splendente di miracoli
è il benvenuto del vecchio pescatore
ai seminatori di pace.

Barbara Colapietro


 
 
 
 
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