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Breve storia del motociclismo pesarese (2)


Il Tourist Trophy del 1939

Dopo la scomparsa di Tonino, la Benelli non si arrese ma continuò la sua attività in campo sportivo e agonistico dominando sulle piste nazionali ed europee con piloti di classe come Alberti, Rossetti, Lorenzetti, Francisi e l'inglese Mellors, vincitore del Tourist Trophy del 1939. A proposito di questo trofeo posso raccontare una brevissima storia di cui sono stato casualmente testimone. Nei giorni immediatamente successivi alla liberazione di Pesaro del 1944, insediatosi nel palazzo della Prefettura il comando inglese, fui assunto come civile presso l'ufficio di ricostruzione post-bellica alle dipendenze di un maggiore dell'esercito di Sua Maestà britannica. Era un irlandese dal carattere aperto e gioviale, decisamente diverso dagli altri inglesi per lo più scorbutici e altezzosi con noi italiani. Ricordo che in ufficio questo maggiore conservava gelosamente, chiuso da robusti chiavistelli, un baule contenente tutta una serie di documenti, segreti e strettamente riservati, riguardanti la nostra città. Per prima cosa il Comando inglese si preoccupò di ripristinare l'acquedotto per garantire l'acqua a tutta quella gente che rientrava in città dopo lo sfollamento. E, assieme all'acqua, fu portata l'energia elettrica indispensabile per i servizi ospedalieri, le piccole industrie e per far funzionare i mulini ed i forni e garantire la fornitura del pane. In quel periodo ebbi il compito di rintracciare i fratelli Benelli onde fissare un incontro con il comando inglese. Nell'incontro, che ebbe luogo qualche giorno dopo, l'ufficiale inglese si fece restituire dai fratelli Benelli il magnifico trofeo che nel 1939, poco prima che scoppiasse la guerra, il pilota inglese Mellors vinse con la Benelli 250 al Tourist Trophy dell'isola di Man. Fra le incombenze contenute nel misterioso baule c'era ovviamente anche quello di recuperare un cimelio particolarmente caro agli inglesi, grandi appassionati di motociclismo.

DALLE DUE ALLE QUATTRO RUOTE

La storia della Benelli è così ricca di fatti epici e di personaggi che non è possibile contenere compiutamente nella mia succinta rassegna. Mi limiterò solo a fare alcuni nomi di piloti straordinari che dagli anni dell'immediato dopoguerra al 1960 portarono la Benelli su tutti i più importanti circuiti d'Europa: Leoni, Soprani, Francisci, Ambrosini, Fattori, Tartarini, Grassetti, Campanelli, Duke.
Nel frattempo Dorino Serafini era passato a correre per altre case motociclistiche di grande prestigio quali la MM, la Bianchi e la Gilera. Nel dopoguerra farà la importante scelta, lascerà le due ruote per passare alla guida delle quattro a bordo delle rosse Ferrari ottenendo lusinghieri risultati fino alla drammatica uscita di strada nelle Mille Miglia del 1951. E qui di nuovo i ricordi fanno capolino. E' l'estate del 1951 e al porto, presso il campo di gara ubicato nelle acque del grande bacino, è tutto un fermento. Sono i ragazzi della Vis Sauro che, sotto la guida del Moro, si allenano senza sosta. Sono gli stessi ragazzi che l'anno precedente avevano vinto il campionato italiano di Società ed erano saliti alla ribalta del nuoto nazionale con il loro giovane portabandiera: Angelo Romani. Molta gente veniva ad assistere agli allenamenti e fra questi appassionati un giorno arrivò anche Dorino, condotto su di una sedia a rotelle, reduce da un delicato intervento chirurgico da parte del prof. Picchio dopo il tremendo incidente di qualche settimana prima. Era ridotto piuttosto male, ma non aveva perduto il suo buon umore. Stava con noi ore e ore a crogiolarsi al sole (la cura del sole l'aveva prescritta il medico) e seguiva interessato e divertito quello che facevano i giovani tritoni pesaresi in acqua. Era un vero tifoso di quei ragazzi ed i ragazzi lo erano di lui. E spesso, portato a termine il numero delle vasche secondo il programma di allenamento della giornata, ecco che i ragazzi del nuoto pesarese andavano a sedersi accanto al campione del motociclismo pesarese per ascoltare le tante storie che aveva da raccontare sulla sua vita da pilota. E allora sulle sponde del porto tornavano a rivivere personaggi da leggenda come Tonino Benelli, Riccardo Brusi il favoloso Tenni ed ancora Ascari, Villoresi e Fangio, il grande Fangio: tutti rivali in gara ma tutti amici carissimi di Dorino. E nei suoi racconti ritornavano tante avventure spericolate vissute sui circuiti più famosi d'Europa e le normali strade di allora, quali la Milano-Taranto che per ben due volte fu teatro delle sue imprese allorché la vittoria gli sfuggì per banale incidente dopo aver dominato per l'intero percorso.

LA BENELLI SUL RISCIO'

Oggi è facile essere appassionati di motociclismo e tifosi di Valentino Rossi,  dato che la televisione ci permette di seguire in diretta le sue imprese e di entusiasmarci alle sue vittorie. Allora noi dovevamo lavorare solo di fantasia ed accontentarci di quello che scrivevano i giornalisti sportivi. Oggi questi giovani centauri spesso cadono e fanno delle scivolate spettacolari senza incidenti e ciò grazie alle recenti strutturazioni dei circuiti, particolarmente aperti e con spazi sabbiosi ai bordi della pista. Noi li vediamo capitombolare ma poi alzarsi come se nulla fosse. Allora, come nella Milano-Taranto di cui dicevo sopra, si partiva di notte e si arrivava alle tarde ore del pomeriggio; si correva su strade normali con fondo spesso sinistrato e con il pericolo di attraversamenti da parte di animali o di gente distratta. Strade strette fra i muri che passavano all'interno delle città e dei paesi, ma soprattutto strade spesso alberate da piante di grosso fusto poste lì a pochissimi metri dal fondo della pista; una minima deviazione ed era la tragedia irreparabile. Il progresso tecnologico ha oggi trasformato la motocicletta per cui resta difficile fare dei raffronti. La potenza dei motori è stata di molto aumentata e le nuove gomme permettono di curvare con traiettorie impensate ai tempi di Tonino e Dorino. Resta tuttavia viva la passione e la dedizione ad uno sport ricco di fascino che accomuna idealmente, i vecchi centauri di ieri con gli spericolati acrobati di oggi, rinnovando così una tradizione tutta pesarese che ci riempie d'orgoglio.
E' di questi ultimi mesi il fatto straordinario del passaggio della fabbrica Benelli ad una multinazionale cinese. Mi fa molto strano e quasi mi viene da ridere al solo pensare che quando la Benelli trionfava sulle strade d'Europa, in Cina e nello stesso Giappone (oggi primo al mondo nella produzione motociclistica) andavano in bicicletta e, delle due ruote, avevano solo l'esperienza del “risciò”: carrettino a mano trascinato da un podista. In ottanta e più anni il mondo è veramente cambiato; il fenomeno del globalismo industrializzato ha portato a queste conseguenze: una vecchia e gloriosa ditta pesarese acquistata da industriali cinesi. Non resta altro che augurarsi che la cosa abbia successo poiché rappresenta una garanzia di lavoro per le nostre brave maestranze; e, sul piano sportivo, voglia il cielo che il rosso leoncino, simbolo dell'antica fabbrica di Via del Lazzaretto, torni a ruggire vittorioso per le vie del mondo.

I PILOTI E I TECNICI

Non posso concludere questa mia chiacchierata sul fenomeno motociclismo pesarese senza parlare nuovamente di Valentino. Abbiamo visto un Valentino sempre vittorioso passando dall'una all'altra macchina. Questo vuol dire che il successo, oltre alla bravura del pilota, va ricercato nel complesso di quel lavoro di preparazione che pilota, ingegneri e meccanici compiono quotidianamente in un clima di stima reciproca e di affetto, proprio come succedeva ai tempi della Benelli alle sue origini in quel reparto-corse che non era altro che una stanzetta con dentro poche persone legate fra loro da una grande passione. Nonostante tutto l'apparato spettacolare del motociclismo moderno, la rivalità fra grandi case a livello mondiale, il fenomeno delle sponsorizzazioni e degli ingaggi favolosi per procurarsi i migliori piloti, il segreto del successo resta sempre quello del bravo pilota che è un tutt'uno con l'équipe dei suoi tecnici più stretti. Valentino insegna: e ce lo fa capire quando, nel corso delle prove e prima e dopo la gara, intervistato si esprime con il plurale maiestatis, quasi fosse un papa, e dice “noi” per comprendere in questo pronome la stretta cerchia di quelle persone che non salgono sul podio, ma che sono i primi che Valentino corre ad abbracciare dopo il trionfo.
Onore e gloria quindi, a questi oscuri artefici di tante vittorie e auguri di cuore a Valentino per i suoi ancora mille trionfi.

Agostino Ercolessi

Nelle foto:
- Jarno Saarinen tra Marco Benelli (a sinistra) e il dott. Renzini, Amministratore delegato della Benelli, alla presentazione del motore "4 cilindri corsa" (Foto-ricordo di Sauro Brigidi).

- La fabbrica Benelli in una storica immagine di quarant'anni fa.


 
 
 
 
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