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Febbraio 2007 / Lettere e Arti
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Visti da vicino: Susanna Agnelli


A distanza di trent'anni posso anche confessarlo (mia moglie lo ha sempre saputo). Ho avuto una vera e propria passione per Susanna Agnelli. L'avevo incontrata soltanto in occasioni ufficiali: lei sul palco, io tra la folla dei delegati. Ma militavamo nello stesso partito, il che significava allora avere gli stessi ideali. Eravamo entrambi amministratori locali, io consigliere di opposizione a Fano, lei sindaco di Monte Argentario. Avevo inoltre trovato una foto in cui da bambino anche io ero vestito in quel modo che lei aveva reso famoso intitolando "Vestivamo alla marinara" il suo fortunatissimo libro autobiografico. Differenza di classe? Mai sentita. Differenza d'età? (tra lei e me quasi venti anni). Assolutamente insignificante. Altezza fisica? La stessa. Insomma, come ho detto, una vera passione. Poi nel 1976 la signora Agnelli fu eletta deputato del glorioso partito ed io, l'anno dopo, segretario marchigiano. Invitarla fu tutt'uno. Mazzinianamente pensiero ed azione.
Nessun conflitto d'interesse. Le proposi una visita alla sconosciuta regione, culla del repubblicanesimo storico. Lei con l'entusiasmo del neofita accettò. Con la sua segreteria si concordarono i particolari e finalmente il gran giorno venne. Non ho difficoltà alcuna ad ammettere che l'aspettativa per l'arrivo era tale che la notte antecedente riuscii con fatica a prendere sonno e che la signora Agnelli ebbe uno spazio anche nei miei sogni. Quando scese dall'auto il suo sorriso conquistò subito tutti, salvo alcune signore abituate a fare le prime donne che – ignorate – si vendicarono commentando acidamente il modo casual con cui Susanna si era abbigliata, si muoveva e parlava. Per me ci fu un supplemento di sorriso perchè le porsi la mano per aiutarla a scendere. Ma non di più. Raramente ho conosciuto una persona che riempiva la scena soltanto con la sua presenza. Eppure non faceva nulla per creare aspettativa, interesse e tanto meno ammirazione. Distaccata, se non assente, la partecipazione alla banale conversazione di accoglienza. Un pragmatismo raro nel lasciare organizzare il tempo da dedicarci al suo segretario: per altro impegnato a disilluderci nelle nostre aspirazioni di presentare la signora a destra e a manca. Soltanto quanto concordato.
E si arrivò presto all'incontro con un circolo femminile. Dopo la presentazione, due sue parole per rompere il ghiaccio e subito le domande. Moltissime sugli episodi narrati in "Vestivamo alla marinara" che tutti, ma proprio tutti, i presenti avevano letto. Domande alle quali la signora Agnelli rispose con proprietà e precisione aggiungendo soltanto alla narrazione degli episodi già noti il fascino di una voce inimitabile. A me, che sedevo in prima fila come suo accompagnatore ufficiale in terra marchigiana, è rimasta impressa in particolare la risposta che diede ad una signora che chiedeva (dando per scontato il contrario) se il suo essere donna le avesse creato difficoltà nella vita. Una sola frase secca come una frustata: "Crede forse che un giorno io possa diventare presidente della Fiat?". Non posso dire che ci fosse una gran simpatia in quella sala e che gli applausi fossero scroscianti: ma l'ammirazione era reale. Solo quando parlò della mamma, la giovane vedova che per amore si era opposta al potentissimo suocero ed a Mussolini in persona, un lacerto di commozione si fece sentire e trovò una corrispondenza immediata tra il pubblico quasi esclusivamente femminile. Per noi politici ed amministratori ci fu poi un piccolo siparietto come premio per l'attenzione mostrata: "Quando nel mio Comune presentai il programma ai cittadini e mi sottoposi alle loro domande, confessai candidamente di non poter dare subito risposte a tutte ma che per farlo mi sarei avvalsa di persone capaci. Vi invito a fare altrettanto. Quando si cominciò a parlare di economia mi rivolsi per esempio all'amico Guido che fu bravissimo a rispondere". - "Guido chi?" - sorse spontanea la domanda al sindaco di Ancona, Guido Monina, nella segreta speranza che potesse essere lui - "Ma Guido Carli naturalmente!”.
Comprendemmo allora che la distanza era siderale. Noi repubblicani, lei non proprio monarchica ma certamente regina. Ci fu anche chi, a proposito, ricordò  che un giornalista aveva definito gli Agnelli l'unica casa regnante in Italia. L'idea di uguaglianza e libertà nella fraternità rimase pur sempre nel mio cuore e nella mia mente ma ricordo che strappai in mille pezzi la mia foto di bambino vestito da marinaretto e che nei miei sogni non apparve più Susanna Agnelli. Si può mitizzare una persona ma avere a che fare con un mito è tutta una altra storia.

Alberto Berardi

 


 
 
 
 
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