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Gli anni della goliardia


Nella foto  Agosto 1952: il tradizionale veglione estivo nel cortile dell'Istituto tecnico “Bramante” a Pesaro, con la musica dell'orchestra Lamberti. Ecco i protagonisti di quell'infuocato “can can”: prima ballerina, al centro, Gianfranco Mariotti, oggi meglio noto sovrintendente del ROF; a sinistra Edmondo Cotignoli, titolare del noto negozio di arredamento; a destra Francesco Mazzucca, industriale a Milano. Gli altri due componenti del corpo di ballo erano Giancarlo Fabrizi, futuro primario di Urologia all'Ospedale San Salvatore, e Salvatore Marra, imprenditore nel settore dell'abbigliamento.

Da un cassetto di Sauro Brigidi – non si sa come – sono saltate fuori alcune fotografie inedite che ci riportano ai ruggenti “anni ‘50” del dopoguerra. Le foto documentano alcuni momenti della goliardia pesarese dell'epoca, che gravitava prevalentemente intorno all'Università di Bologna. Ne facevano parte alcuni personaggi insospettabili: come l'attuale sovrintendente del ROF Gianfranco Mariotti, il primario urologo Giancarlo Fabrizi, il medico (e allora campione di basket) Ildaco Minelli, il titolare del noto negozio di arredamento Edmondo Cotignoli, l'industriale Francesco Mazzucca. Qualche anno dopo il “testimone” sarà raccolto da Vittorio Calcatelli, “vergaro” della “Cricca Marchigiana” a Bologna e terrore delle matricole dall'alto dei suoi molti “bolli” di Chimica industriale; insieme a tanti altri, come Paolo Ciaccia, Giovanni Marcucci, Paolo Damiani, Giovanni Peli, Sergio Landini. I riti si consumavano nelle osterie attorno alla leggendaria Via Zamboni, con le bevute, le stornellate scurrili, la recitazione di poemi, tutti a sfondo erotico-sessuale: che riflettevano la diffusa carestia sessuofobica di quei tempi. Si ricordano, fra le principali composizioni… poetiche, la tragedia di “Ifigonia” (la cui versione originale, poi ampiamente interpolata, sembra risalire a Lorenzo Stecchetti, alias Olindo Guerrini); e “Sculacciabuchi di San Rocco”, un processo tutto in rima che gira intorno a un presunto caso di sodomia. Non mancavano peraltro le imprese di sapore carnevalesco, come la finta inaugurazione di un viadotto alla periferia di Bologna da parte degli universitari (travestiti da autorità) un'ora prima della cerimonia ufficiale; o come il famoso ratto della “Campana della Pia de' Tolomei” (simbolo dell'Università di Pisa), restituita anni dopo in cambio di copiose mangiate e libagioni.
La nostra piccola goliardia del dopoguerra aveva peraltro illustri precedenti storici che risalivano ai “clerici vagantes” del Medioevo: quelli che giravano le principali università d'Europa per seguire le lezioni dei filosofi, dei medici, dei matematici del tempo. Allora le cerimonie di ammissione dei nuovi adepti erano veri e propri riti di iniziazione al sapere; anche se era comunque già presente la satira contro l'autorità e le cose più sacre, insieme all'esaltazione dell'amore sensuale, del vino, della crapula, della vita sregolata. La più famosa raccolta di componimenti del secolo XIII è quella dei “Carmina burana” (il cui manoscritto è conservato a Monaco di Baviera), di cui fanno parte anche i due inni classici: “Gaudeamus igitur” e “In Taberna”. I clerici erano anche chiamati filii Golieae, da cui derivò il nome di goliardi: probabilmente da Goliat, il diavolo, o forse da gula, la gola (notizie tratte dal libro “Lingua e Letteratura latina medievale”, editore Guanda, 1952).

A.A.


(Dal Resto del Carlino, estate 1954)

Il Medical Veglionissimo

Una piccola battuta della vigilia: "Non mi sento bene... vado al Medical Veglionissimo". E davanti alla folla che a ondate successive tentava di entrare al "Rivamare" di Viale Trieste, sembrava che mezza popolazione fosse colpita da epidemia influenzale. Invece (ovviamente) stavano tutti benissimo, e lo dimostravano negli arrembaggi per la conquista dei tavoli - prenotati o no - e dei centimetri quadrati indispensabili per far finta di ballare. In tale marasma si capiva già il successo del "Medical" dei goliardi che l'avevano organizzato. Gli oltre 700 intervenuti che si contendevano il "Rivamare" a metri cubi, infatti, sapevano soltanto la metà di quel che li attendeva, se vi erano accorsi - tra l'altro - al richiamo dell'orchestra, per non parlare dello stesso Lamberti prodigatosi in trascinanti "assolo" per invitare alla danza e scatenare la frenesia del ritmo, ma - fatto strano - la pista rimase deserta durante le prime quattro esecuzioni. Che fossero tutti rapiti dalla musica o dalla voce dolcissima e melodiosa di Lucy D'Ambra, fatto si è che Tolmino Casadio dovette far centro nella folla smarrita con la promessa di "una bottiglia di spumante alla prima coppia in pista!". E fu il secondo arrembaggio della serata. [...] Ma cosa ci fanno alle donne questi medici? Meglio parlare di quel che hanno fatto per il loro Veglionissimo, su cui hanno issato, intorno alla mezzanotte, fiocchi e controfiocchi con la sorpresa di una "Storia della Medicina" (vista da loro) in due tempi e duemila risate di vero cuore per la genialità delle idee e la incredibile disinvoltura delle interpretazioni. Presentati e illustrati dalla studentessa Malù Bui gli ipotetici dottori di ogni età hanno sfilato in pedana offrendo una serie di divertentissimi "sketch": Tucci Marra (Età della pietra), "Pelo" Urbinati (il medico egiziano), Francesco Mazzucca (Medio Evo) con Romano Bacchiani (assistente - boia), Giancarlo Fabrizi (dottor Balanzone ) e Franco Mariotti (il ciarlatano dell'800). Nel secondo tempo, dopo un intermezzo di danza, una irresistibile parodia dell'operazione chirurgica con protagonisti: Tucci Marra (chirurgo), Franco Mariotti, Pino Comandini, Giancarlo Fabrizi, e Vittorio Calcatelli (assistenti), Francesco Mazzucca (il malato) e "Pelo" Urbinati (impresario pompe funebri).
Visti, nell'incredibile affollamento, reso anche più caotico dagli studenti di Senigallia, Ancona e Urbino: il sindaco di Pesaro, l'ing. Pardo Cioppi e signora, il dott. Treleani, la signora Morbidi con la figlia Marisa, la "coppia bionda" Della Chiara-Riminucci, la signora Venturelli e figlia, la signorina Luisa Treleani, Carlo Severini e fidanzata Sandra Galeppi, Milena Guerritore, Maria Grazia Vergoni, Maria Pia Cinti, la signora Comandini con la figlia, Carlo Benelli, Miriam Amodei, Mario Coli, Isabella Di Meo, Giuliana Coli, Lidia Alfinito, Annamaria Mazzucca, e tanti altri ma, soprattutto tante, tante altre...

Brisa

La “cricca marchigiana”

Oggi non ci si domanda nemmeno più cos'è stata la goliardia che ha coinvolto qualche generazione di studenti universitari per almeno un decennio tra gli anni ‘50 e ‘60 del secolo scorso; e nemmeno ci si domanda cos'era poi lo “spirito goliardico”, ma chi lo ha vissuto non dimenticherà mai la spensieratezza, la fantasia, la felicità di quei giorni lontani che erano poi quelli della giovinezza. Da Pesaro e dalle Marche partivano a decine, forse centinaia, per conquistare una laurea prestigiosa nell'Ateneo di Bologna, “la dotta”, e proprio grazie ai pesaresi la “Cricca Marchigiana” si distingueva nei tre giorni dedicati alla “Festa delle Matricole”. Una festa attesa e vissuta anche dai bolognesi che vivevano in simbiosi, tra risate e sorprese di ogni genere, le scenette pubbliche inventate dai goliardi. Ecco alcuni ricordi dell'epoca.

* * *

La carovana del Giro d'Italia, che in uno di quegli anni faceva tappa a Bologna, sfilava per Via Indipendenza quando in un punto strategico - prima di deviare verso le Due Torri - si trovò di fianco ad una pedana dei vigili urbani sulla quale uno studente “truccato” da direttore di corsa, o qualcosa di simile, saltò a segnalare chissà cosa creando un putiferio di frenate e di sbandamenti da capogiro. Finché il… marrano scomparve e i “girini” ritrovarono la via verso il traguardo.

* * *

Ma durante la “tre giorni” delle matricole i bolognesi, cordiali e buontemponi, accettavano tutto. Dal punto più alto dei Giardini Margherita scendevano i goliardi impegnati nella corsa dei carriolini (di legno con le quattro ruote di… cuscinetti a sfera). Non erano i go-kart di oggi ma in fondo al viale piombavano in velocità, senza freni e poco sterzo. Per farla breve, spesso infilavano il capanno-negozio di un calzolaio che aveva un solo scampo: chiudere bottega durante la gara.

* * *

Sempre durante la festa delle matricole, i cartelli che annunciavano i programmi degli studenti apparivano nelle vetrine del centro ed i negozianti davano addirittura contributi. Per tre giorni, comunque,i goliardi entravano gratis nei cinema, viaggiavano sui tram e godevano della simpatia popolare. Alcuni bolognesi ricordano con vera ammirazione le sfilate degli universitari padovani e fiorentini in costumi rinascimentali: “Roba da cinema!...”.

* * *

Un quintetto pesarese da sballo negli ambienti chic del centro bolognese. In abiti presi a noleggio al Teatro Comunale si erano presentati come fossero una delegazione forestiera al famoso Hotel Baglioni, sfilando uno dietro l'altro tra gli sguardi sbigottiti del personale; finché il quinto arrivò sull'ingresso tenendo sottobraccio una… sdraio a righe colorate che svelò lo scherzo matricolato.
Intanto sotto i portici di Via Indipendenza, un “pagliaccio da circo” svicolava tra i passanti pattinando a rotelle e incrociando un signore serio e distinto ma anche lui con tanto di pattini. Erano giorni di festa, di atmosfera quasi carnevalesca. Ci scappavano anche gli applausi mentre, sempre in Via Indipendenza, appariva una matricola pesarese (Tucci per gli amici) bardato come un uomo delle  caverne con tanto di pelle di leopardo, tenuto al guinzaglio da un “esploratore” in casco e tenuta bianca. In difficoltà per il freddo, Tucci venne soccorso con vari bicchierini di grappa. Poco dopo i passanti sbigottivano per lo show dell'uomo-scimmia che saltava rimbalzando sui cofani delle auto in sosta e galoppava “a quattro zampe”. La gente ha presto realizzato la scenetta matricolare ma un cane – racconta un testimone – ha avuto paura…

* * *

Tre giorni e naturalmente tre notti. Quel che si racconta qua e là avveniva di giorno. E di notte? Silenzio. Almeno lungo Via Indipendenza e dintorni. Ma lo spirito goliardico, ingenuo e felice dei quel decennio cominciava a dissolversi. Già negli anni ‘60 la festa delle matricole che coinvolgeva tutti, compresi i fuori-corso, finiva tra i ricordi, insieme ad un certo modo di vivere e di divertirsi.

Sauro Brigidi

 


 
 
 
 
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