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La meditazione: ginnastica della mente

La meditazione ha origini antichissime ed è un aspetto importante di tutte le religioni orientali e occidentali. La troviamo tra le tecniche dello Yoga, praticato già dal II secolo a.C. in India, con lo scopo di portare al samadhi, “l'estasi”, lo stato contemplativo per eccellenza. La troviamo tra gli esercizi spirituali dei mistici cristiani medievali e dei sufi musulmani (rito del dhikr) per favorire l'intima unione con Dio. La meditazione consiste nel portare la propria attenzione dal fuori al dentro, dal mondo circostante alla propria interiorità, è come “un tornare a casa”. Tutti ne sono capaci, non occorrono particolari doti spirituali o adesioni a religioni e addirittura, nella versione street zen, o “camminata meditativa” si può fare anche per strada. Certo, frequentando un corso e partecipando a un ciclo di lezioni pratiche in una scuola di yoga, tutto sarà più facile.
Nella posizione detta asana, classica posizione del Buddha in meditazione, seduti al suolo con la schiena diritta, le gambe ripiegate, le mani appoggiate alle ginocchia con le prime due dita chiuse a fare un cerchio, i muscoli allungati e rilassati, il respiro regolare e calmo, sembra che, pur stando fermi, aumenti la potenza muscolare e la resistenza allo sforzo grazie alla maggiore consapevolezza e controllo del corpo, del movimento e dell'equilibrio psicofisico. Chi vuole meditare all'orientale deve esercitare costantemente otto qualità che procedono in stadi successivi, sempre più perfetti:
1. Yama: “astensioni” dalla violenza, dalla falsità, dall'egoismo, dall'accumulare ricchezza, dagli eccessi sessuali;
2. Niyama: “osservanze”, cioè purificarsi, accontentarsi, serietà, studio, finalizzazione;
3. Asana: “posizioni”, cioè controllo del corpo fisico;
4. Pranayama: “respirazione”, cioè controllo dell'energia vitale;
5. Pratyahara: “isolamento dei sensi”, cioè distacco da ogni passione, abbandono, serenità;
6. Dharana: “concentrazione”, controllo del cervello e riduzione delle zone mentali attive;
7. Dhyana: “meditazione”, liberazione e massima espansione delle zone mentali attive, massima capacità di comprendere;
8. Samadhi: “illuminazione”, cioè estasi, nirvana, comprensione totale dei principi universali, unione del conscio con l'inconscio, unione dell'Io (mente) con l'Es (istinto), sublimazione, consapevolezza totale, naufragio della goccia del nostro essere nell'oceano universale.

Senza arrivare agli estremi della meditazione dell'Hata Yoga, anche una meditazione adattata alle abitudini di vita occidentali e ai tempi ristretti che ognuno di noi riesce a ritagliarsi tra i molti impegni della giornata, dà grandi risultati. Gli studi di fisiologia hanno dimostrato che durante la meditazione l'attività elettrica del cervello (elettroencefalogramma) si sposta negli stati Alfa e Teta, caratteristici del sonno tranquillo, senza sogni. Poiché il sistema nervoso è in stretta connessione con l'apparato endocrino si ottiene anche un effetto benefico, riequilibratore, sulle funzioni delle ghiandole endocrine controllate da quella parte del cervello chiamata ipotalamo, in particolare tiroide, surrenali (ormoni dello stress) e gonadi (ormoni sessuali). Durante la meditazione, annullandosi lo stress, il battito cardiaco rallenta, la pressione si abbassa, la respirazione si fa più regolare. Il cervello libera endorfine, sostanze che inducono una sensazione di benessere e di ridotta percezione del dolore fisico e morale. Anche il sistema immunitario, addetto alla difesa contro i microbi e i tumori, viene stimolato rendendo l'organismo più forte e resistente contro le malattie. Meditare è quindi un modo per sentirsi meglio, una strada per conoscere più a fondo se stessi, per caricarsi di “energie positive” e trovare così la forza di risolvere i problemi, compreso quelli del peso eccessivo e della dieta. L'effetto benefico permane ben oltre la seduta di meditazione, di solito per tutta la giornata.

L'ascolto del corpo

Se vuoi provare a “meditare” attenua le luci, stacca il telefono e cambia l'aria nella stanza. Poi
· Stenditi sul pavimento, sopra un tappeto o sopra una coperta ripiegata. Levati le scarpe e allenta i vestiti che stringono.
· Contrai al massimo le gambe sollevandole un po' da terra e poi rilassale facendole cadere al suolo. Contrai al massimo le braccia sollevandole un po' da terra e poi rilassale facendole cadere al suolo. Contrai al massimo tutto il corpo sollevando un po' gambe e braccia e poi rilassalo lasciando ricadere gli arti a terra. Rifai l'ultimo passaggio altre due volte.
· Dondola piano il capo come se fosse appoggiato su una pallina da tennis fino a quando trovi il punto centrale di equilibrio. Ora nell'immobilità ascolta il tuo respiro che si fa sempre più tranquillo. Sintonizzati con il respiro cercando di non pensare a nulla.
· Lentamente osserva con gli occhi della mente il tuo corpo: osservalo, non giudicarlo.
· Parti da un piede e piano piano risali. Percepisci la sensazione che ti manda ogni centimetro di pelle, osserva se senti dei dolori, se avverti dei fastidi.
· Se avverti dei dolori non fare nulla, limitati a guardarli. Osserva il dolore, lascialo affiorare. Hai mal di schiena o un altro dolore? Osservalo, si propaga o si contrae quando ti sintonizzi su di esso con calma? Il dolore va verso l'alto o verso il basso?
· Guarda con affetto ogni parte del tuo corpo centimetro dopo centimetro, dai piedi fino alla sommità del capo, esamina così anche i tuoi organi genitali e le parti intime del corpo, l'intestino, lo stomaco la gola.
· Osserva con ordine lentamente, dal basso verso l'alto tutto il tuo corpo senza trascurare nessuna parte.
· Dove c'è tensione osserva la tensione. Dove c'è rilassamento osserva il rilassamento.
Quando avrai esaminato tutto il tuo corpo, concentrati per un po' sul respiro, poi lentamente, quando credi, muovi le mani e rotolandoti dolcemente su un fianco piano piano, esci dal rilassamento e aspetta alcuni minuti prima di alzarti.
Normalmente, la prima volta che una persona prova questo esercizio fa delle grandissime scoperte su se stessa. Sente tensioni che neppure immaginava di avere. Strano a dirsi, solo guardando quelle tensioni, osservandole con lo sguardo della mente e con affetto, le tensioni lentamente se ne vanno. E' come quando siamo tristi e abbiamo la fortuna di raccontare quello che ci angustia a un amico; subito dopo esserci confidati ci sentiamo già un po' meglio, sollevati. Così succede al nostro corpo, se appena l'ascoltiamo si sente sollevato. Col tempo, applicando questa tecnica ogni giorno, entriamo in un rapporto più stretto con i nostri bisogni e impariamo una nuova armonia che porta alla serenità.

Gli effetti della meditazione

La meditazione è il frutto di un'antica tradizione di saggezza e la sua efficacia terapeutica è stata confermata dalla ricerca scientifica. Cerca di essere paziente, non avere fretta, ogni cosa richiede il suo tempo, basta un piccolo sforzo iniziale per ottenere risultati sorprendenti.

Praticando giornalmente la meditazione scoprirai che:
- calma la fame nervosa
- riduce lo stress
- ha una benefica azione su tutte le patologie da stress: gastrite, ulcera, cefalea, colite, vertigini
- dà sollievo e fa diminuire l'ansia
- abbassa la pressione sanguigna
- riduce la tendenza a fumare, bere e a fare abuso di farmaci
- aiuta a dormire meglio
- riduce il dolore fisico (emicrania, dolori mestruali)
- aiuta ad affrontare meglio una prova (un esame, un colloquio, ecc.)
- aumenta l'equilibrio, l'energia e la consapevolezza
- aumenta la capacità di concentrazione
- non ha alcun effetto collaterale
- con l'esperienza la potrai praticare ovunque: potrai meditare persino camminando in un parco o in una strada tranquilla.

Luciano Baffioni Venturi

 


 
 
 
 
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