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Febbraio 2006 / Opinioni e Commenti
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Il Generale e Amnesty:
un dibattito mancato

Il 15 gennaio si è tenuto a Pesaro un incontro organizzato da Amnesty International, sul tema: “Diritti umani e geopolitica della sicurezza”. Relatori Paolo Pignocchi, membro del direttivo nazionale di Amnesty International; e il generale Fabio Mini, già comandante della KFOR in Kosovo. L'articolo che segue, a firma del generale Paganucci, si riferisce a questa manifestazione.

Hanno iniziato con l'evidente preoccupazione di non volere apparire l'un contro l'altro “armati”. E quindi entrambi hanno subito messo in chiaro di non sentirsi in contrapposizione ma, pur da punti di vista diversi, avrebbero dialogato con serenità e reciproco rispetto. Una introduzione che ha subito riscosso consenso e simpatia da parte del pubblico che affollava la sala riunioni della Provincia. Un pubblico prevalente di giovani, la maggior parte dei quali evidentemente aderenti ad Amnesty. Ha avviato le ostilità, si fa per dire, Paolo Pignocchi di Amnesty International: un discorso chiaro, duro verso chi commette soprusi nei confronti di chicchessia, concentrato soprattutto sulla tortura. Dopo l'elencazione, continente per continente,  dei tanti Paesi nei quali è ancora in uso la tortura, si è soffermato a lungo sugli Stati Uniti, ricordando che la mattina dopo probabilmente il povero Clarence Ray Allen, semicieco e sordo, di 76 anni, sarebbe stato giustiziato nel penitenziario di San Quintino in California; menzionando Guantanamo, dove prigionieri iracheni sono sottoposti ad ogni tipo di sevizie; e poi Abu Graab, salito tristemente alle cronache per il tormento fisico e morale inflitto da alcuni soldati americani ai loro prigionieri. Tutto terribilmente vero e giusto e pienamente in armonia con il ruolo e la missione di Amnesty.
Ha preso poi la parola il generale Fabio Mini. Ci si aspettava una replica, qualche obiezione, un tentativo di contraddire quanto affermato dal cosiddetto “antagonista”. Se non altro per dare luogo a quel dibattito che era il tema stuzzicante dell'incontro e che era uno dei motivi che aveva richiamato tanto pubblico. Niente da fare, il generale non solo non ribatteva, ma aumentava la dose di critiche e di condanna morale nei confronti degli occidentali in generale e degli Stati Uniti in particolare. Con foga in crescendo, e un eloquio a onor del vero efficacissimo e trascinante, ha messo in croce l'Italia, l'Europa, la NATO, gli Stati Uniti, le nostre Forze armate con argomentazioni abbastanza ovvie, citando norme e regolamenti internazionali, rivelando la possibilità di ritirare immediatamente le nostre truppe dall'Iraq, perché nella coalizione di cui facciamo parte, uno dei membri (gli USA ovviamente) viola quanto disposto in quei regolamenti; condannando bombardamenti che fanno vittime tra i civili e quant'altro. Nessuna parola contro i quotidiani attentati portati da Al Qaeda con autobombe e kamikaze che provocano centinaia di morti soprattutto tra la popolazione civile. Ignorati completamente i tragici attentati di Madrid, di Londra, di Sharm El Sheikh, i nostri caduti di Nassiriya. Non una parola ai prigionieri barbaramente uccisi, dal nostro Fabrizio Quattrocchi all'ambasciatore egiziano Ihab Sherif, ucciso nel luglio scorso, all'inglese Margaret Hassan, rapita il 19 ottobre 2004 e uccisa il 16 novembre, per citarne solo alcuni.  In compenso, una quasi irridente ironia sul numero delle vittime delle Torri Gemelle, risultate alla fine “solo” 2.500.
Un lungo applauso, sorrisi di compiacimento, saluti e baci, ma dibattito deludente, anzi inesistente! Caro Fabio, sei un caro amico, sei stato un grande generale del nostro Esercito, ma forse un po' di equilibrio in questa occasione sarebbe stato meglio.


Alessandro Paganucci

 


 
 
 
 
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